Luciano Pavarotti è tra i dieci più grandi cantanti di opera lirica di tutti i tempi. Nato a Modena il 12 ottobre 1935, compirebbe quest’anno 83 anni, ma purtroppo una malattia lo portò via il 6 settembre 2007, all’età di 71 anni. Il padre Fernando Pavarotti fu l’artefice del suo avvicinamento alla musica lirica: lo coinvolse infatti nella Corale Rossini, dove cantava a livello amatoriale e insieme vinsero un premio al Festival Llangollen in Galles. Questo primo successo convinse il giovane Luciano a diventare uno dei più grandi tenori internazionali.

1: il ruolo preferito

Pavarotti ricevette il primo riconoscimento nel 1961 al concorso internazionale Achille Peri, che lo consacrò al grande pubblico. Il 29 aprile dello stesso anno esordì al Teatro Municipale di Reggio Emilia con il ruolo di Rodolfo nella Bohème di Puccini. Sarà un ruolo “feticcio” che lo accompagnerà negli anni e inaugurerà tutte le più grandi tappe della sua carriera. Sarà Rodolfo anche nella sua prima uscita internazionale nel 1963 a Vienna, dove sostituirà con successo il tenore siciliano Giuseppe Di Stefano, indisposto per un’improvvisa malattia. Nel 1965 sarà l’anno di debutto al Teatro alla Scala, con l’Elisir d’Amore di Donizetti e poi con la Bohème. Reciterà il ruolo di Rodolfo anche al San Francisco Opera nel 1967, nel 1972 all’Arena di Verona e nel 1977 al Metropolitan di New York.

Pavarotti nei panni di Rodolfo nello spettacolo della Bohème a Torino nel gennaio 1996
Pavarotti nei panni di Rodolfo nello spettacolo della Bohème a Torino nel gennaio 1996

17: il record di chiamate sul palco

Era il 1972, Pavarotti si esibì al Metripolitan Opera House di New York con il difficilissimo pezzo di La Fille di Régiment di Donizetti, eseguendo 9 do acuti e conquistando una standing ovation da parte del pubblico americano. Dopo la calata del sipario, fu richiamato sul palco ben 17 volte, forse un record ancora oggi imbattuto.

1991: il concerto dei 30 anni di carriera ad Hyde Park

Nel 1991 ad Hyde Park, Londra, Luciano si esibì in un concerto per i suoi 30 anni di carriera. Tra le centinaia di migliaia di persone presenti, c’erano anche i reali Carlo e Lady Diana. Luciano instaurerà con la First Lady una grande amicizia, che durerà fino alla prematura morte della Principessa. A Pavarotti fu chiesto di cantare durante i funerali di Lady Diana, ma lui rifiutò perché impossibilitato a esibirsi “col dolore in gola”. Dopo il concerto di Hyde Park, Pavarotti coninuò le performance all’aperto: alla Tour Eiffel e a Central Park a New York.

Lady Diana e Carlo d'Inghilterra al concerto di Pavarotti ad Hyde Park in un piovoso giorno londinese del 1991
Carlo d’Inghilterra e Lady Diana al concerto di Pavarotti ad Hyde Park in un piovoso giorno londinese del 1991

1992-2003: gli anni di Pavarotti & Friends

Pavarotti fu anche una persona generosa e altruista. Per diversi anni organizzò e condusse lo spettacolo di beneficienza Pavarotti & Friends, chiamando artisti italiani e internazionali a esibirsi con lui sul palco. Duetti magici che rimangono nel tempo e testimonianze di un impegno sociale rivolto ad aiutare le zone più povere del pianeta. Secondo alcuni critici, il passaggio del tenore alla musica pop, con la conseguente semplificazione della tecnica, ha comportato la fine della sua carriera operistica. Pavarotti decise di appoggiare anche altre cause, tra le quali un’associazione di lotta contro il cancro, malattia che lo porterà via nel 2007.

2: le sedi della Fondazione

Dopo la morte del grande tenore, la seconda moglie Nicoletta Mantovani decise di creare la fondazione Pavarotti per mantenere viva la memoria di Big Luciano, ma anche per continuare la sua attività di formazione di nuovi talenti. Luciano, prima che tenore di successo internazionale, fu maestro di educazione fisica. La vocazione all’insegnamento rimase sempre con lui e negli ultimi anni della sua vita si dedicò agli allievi, che accoglieva nella sua casa di Modena, talvolta anche in modo gratuito. La Fondazione, presente dal 2011 anche a New York, vuole dare ai giovani cantanti lirici l’opportunità di farsi conoscere e ascoltare. Un esempio è il soprano Eleonora Buratto, ex allieva del grande maestro.

2004: l’anno dell’addio all’Opera

Pavarotti scelse il Metropolitan Opera House per il suo addio alla scena lirica. Big Luciano era infatti molto legato a New York e in particolare si esibì ben 380 volte al Metropolitan, dal 1967 al 2004, quando recitò la sua ultima Tosca, ricevendo un’ovazione di 35 secondi da parte del pubblico in sala. Solo il suo amico Zucchero lo convinse a cantare un’ultima volta al Royal Albert Hall di Londra. Il motivo dell’abbandono era dovuto alla “cattiva compagnia” di un tumore al pancreas, asportato d’urgenza nel luglio 2006.

L'auditorium del Metropolitan Opera House a New York
The auditorium of the Metropolitan Opera House in New York City. Photo: Jonathan Tichler/Metropolitan Opera

E mentre in Italia come all’estero Pavarotti è ancora oggi l’icona dell’opera lirica, noi tutti lo ricordiamo anche come un padre, un marito e un insegnante dal talento portentoso.

Giulia De Conto

Autore: Giulia De Conto

Laurea in Filologia Moderna all’Università di Padova, insegnante e interprete per eventi sportivi, vivo tra il Veneto e le Marche. Sono una viaggiatrice inarrestabile del mondo e della vita, dei quali amo raccogliere ogni singolo aspetto con la penna e la fotografia. A cosa non so resistere? Al cioccolato e a scatenarmi sulle note di una bella canzone! @giuliaofcount

Tutti i numeri di Pavarotti ultima modifica: 2018-09-06T09:00:33+00:00 da Giulia De Conto

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