Quelli del palazzone sono i bambini di quella Vecchia Cassino negli anni appena dopo la fine della guerra nel quartiere destinato a chi lavorava nella ferrovia. Costruito per accogliere le famiglie di tanti ferrovieri, diventa un’area dove trascorrere l’infanzia crescendo in cortile. Il condominio come un universo mondo di quella vecchia Cassino che torna a vivere dopo la guerra.
Il palazzone visto con gli occhi dei bambini dell’epoca
Si tratta di una costruzione la cui pavimentazione era in terra battuta e da un sottile strato di ghiaia. Il perimetro del palazzone era segnato da un marciapiede ricoperto da grigie mattonelle di cemento. Mentre, le mura che cingono e proteggono il Palazzone sono mura solide. Soprattutto c’è un cortile dove i bambini di quegli anni trascorrono le lunghe giornate estive inventando giochi con gli amici, inventando racconti. Pomeriggi che passano correndo e sudando. Per quei piccoli che vivevano nella palazzina c’è giusto il tempo di andare a pranzo per esaudire le insistenti richieste delle madri e poi di nuovo in cortile, fino a sera. Si parla di una realtà che conta circa ottanta alloggi distribuiti su cinque piani.
Questi sono anni durante i quali la stazione ferroviaria di Cassino riveste un importante ruolo per il trasporto su rotaia, e al centro della tratta Roma-Napoli. Chi lavora in ferrovia sa che è dotata di un moderno deposito per le locomotive, di un importante scalo merci, di officine per la verifica. Ma anche un servizio di manutenzione, e impianti di rifornimento. Tutto ciò implica, per quei tempi, l’impiego di un consistente numero di ferrovieri. Tutti padri di quei bambini che vivono nel palazzone. Una costruzione ben protetta da una recinzione, una cancellata, alta circa un metro e mezzo. Il tutto realizzato con strutture prefabbricate in cemento. Il cortile è accessibile da due ingressi. Il primo è l’ingresso carrabile in Via delle Terme per chi aveva l’automobile. Il secondo, pedonale, serve a raggiungere, in modo più agevole la zona di Via Sferracavalli (oggi Via Virgilio), Viale Dante e la stazione.
Giochi in cortile di quelli del palazzone
Per i bambini come quelli del palazzone negli anni Cinquanta e Sessanta, il cortile rappresenta il luogo di ritrovo per eccellenza. Vero che anche il parco giochi e i campi di calcio sono luoghi di socializzazione molto importanti a quel tempo. Ma giocare in cortile dava modo alle mamme di stare tranquille anche se i bambini restano fuori fino a sera. Inoltre, dalle finestre chiamano a gran voce per la cena, ma si mangia in fretta e poi di nuovo subito in strada a giocare. Parliamo di giochi come nascondino e acchiapparella. Le porte da calcio vengono segnate da un sasso e un palo, tra il marciapiede e un tombino al centro della strada.
Quando, molto raramente passava un’auto bastava gridare “macchina” per interrompere il gioco, anche se c’era da fare un gol. Poi, in porta solitamente stava il più piccolo, tanto non c’era la traversa. Oppure, il portiere lo fa quello cicciotto, che corre poco oppure il più scarso della squadra. Invece, i più bravi erano quelli che facevano gol, tirando spesso sei tiri micidiali. Ma quando sbagliavano tutti gli gridavano di aggiustare il tiro. Insomma, i giochi in cortile sono veramente qualcosa di speciale, formativi, ti fanno crescere insieme agli altri. Eppure, il palazzone altro non è che un grande edificio realizzato qualche anno dopo l’ultimo conflitto mondiale per ospitare le famiglie dei ferrovieri.