Viva V.E.R.D.I.

Nel XIX secolo il Principe di Metternich considerava l’Italia una mera nozione geografica senza alcuna valenza politica. Sbagliava. La penisola italiana era abitata da un popolo da secoli unito da una cultura, una lingua, una religione. Un popolo che viveva intorno alle vestigia dell’ Impero Romano e che aveva dato vita a Dante ed al Rinascimento, a Macchiavelli ed a Vico, al Barocco ed ai Medici. Un popolo che aspettava il momento di trovare le forze e gli uomini giusti per unirsi sotto una sola bandiera.
Al principe di Metternich i patrioti italiani risposero inneggiando al Cigno di Busseto. Melomani? No, sintetizzarono il loro programma politico in un acronimo: Vittorio Emanuele Re D’Italia. Uno slogan che potevano scrivere sui muri o scandire nelle piazza senza incorrere nelle ire dei sovrani locali, gelosi del proprio potere.
Dobbiamo, quindi, anche al più noto compositore lirico italiano se il 17 marzo di ogni anno celebriamo l’Unita’ di Italia di cui ricorre il 157mo anniversario.
Unità politica ostacolata per secoli da Impero, Papato, Comuni e Signorie che inseguendo i propri interessi non compresero le aspirazioni di una nazione quali le immaginavano poeti quali l’Alighieri ed il Petrarca o politici come Federico II e Cesare Borgia.
Nel XIX secolo la pulsione verso l’unità crebbe. ‘Il Primato Morale e Civile degli Italiani’ del cattolico Vincenzo Gioberti vagheggiò una federazione degli stati italiani con a capo il Papa. Il laico Carlo Cattaneo guardò alla Confederazione Elvetica come il modello ideale per l’assetto futuro della penisola. Giuseppe Mazzini con un rigore ed una austerità di stampo protestante voleva l’Italia Una, Libera, Indipendente e Repubblicana.

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Verso l’Unità d’Italia

Finalmente, dopo secoli di attesa, giunse l’uomo giusto al momento giusto. Fu Camillo Benso conte di Cavour che fece del proprio sovrano, Vittorio Emanuele, il Re D’Italia che i patrioti si auguravano, partendo dal piccolo Regno di Sardegna. L’alleanza con la Francia fu il suo capolavoro politico, i ‘gossip’ della storia raccontano che l’accordo fu agevolato dalla contessa di Castiglione, ma questo è un altro capitolo… Nel 1859 la Seconda Guerra d’Indipendenza fu il suo capolavoro militare. A San Martino ed a Pastrengo i bersaglieri ed i carabinieri iniziarono la gloriosa storia di quello che sarebbe diventato l’ Esercito Italiano.
Il Principe di Metternich non fece in tempo a vedere infranta la sua visione dell’Italia: morí l’11 giugno 1859, il 12 luglio l’Austria avrebbe ceduto Milano e la Lombardia a seguito del trattato di Villafranca.
Seguirono i mesi splendidi e tumultuosi che videro i patrioti italiani sollevarsi e sventolare la bandiera tricolore al centro ed al sud d’Italia. Quella bandiera tricolore che dal 1797 rappresentava l’autodeterminazione dei popoli. Parma, Modena, Firenze, Ancona plebiscitariamente scelsero un Regno non più solo di Sardegna ma d’Italia. Giuseppe Garibaldi con l’impresa dei 1000 conferí il Regno delle Due Sicilie tolto ai Borboni a Vittorio Emanuele riconoscendo in lui il capo politico dell’ Italia.
Il 17 marzo 1861 il ‘viva V.E.R.D.I.’ dei patrioti divenne realta’: il Regno d’Italia fu proclamato all’interno e riconosciuto all’estero. Il lavoro del conte di Cavour sarebbe stato ancora lungo e faticoso: mancavano ancora Venezia, Trento, Trieste e, soprattutto, Roma. Purtroppo non sopravvisse molto al suo capolavoro: morí il 6 giugno 1861.
Il sogno dei patrioti si era realizzato ma, il cammino verso il raggiungimento dell’Unità d’Italia era lungo. Come sovente accade, il passaggio dal sogno alla realtà fu foriero di difficoltà e problemi. La questione romana si risolse solo nel 1929, la questione meridionale ancora la affrontiamo…

 

Giorgio Paoletti

Autore: Giorgio Paoletti

Sono un uomo curioso, un marinaio che ama leggere, scrivere e viaggiare.

Anniversario dell’Unità d’Italia ultima modifica: 2018-03-17T09:30:06+00:00 da Giorgio Paoletti

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