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Il vaccino AstraZeneca, creato da Oxford in collaborazione con l’italiana IRBM di Pomezia, ha bisogno ancora di ulteriori studi prima del suo rilascio ufficiale. Ad annunciarlo è stato il CEO di AstraZeneca, Pascal Soriot, nel corso di un’intervista al sito Bloomberg. La scoperta “quasi per caso” della maggiore efficacia del vaccino su un gruppo di volontari a cui era stata somministrata prima una mezza dose e poi una dose intera ha infatti portato ad un rallentamento necessario. Soirot ha poi dichiarato che, nonostante i ricercatori abbiano trovato le migliori condizioni di efficacia del dosaggio del vaccino, queste dovranno ancora essere validate.

Vaccino AstraZeneca - Sede AstraZeneca Cambridge UK
Foto: © D Wells – Wikimedia Commons

Soltanto pochi giorni fa, AstraZeneca aveva annunciato il raggiungimento del 90% di efficacia del proprio vaccino contro il Covid-19, dopo dei test su due gruppi di volontari. Il primo con la mezza dose iniziale e una intera per il richiamo, mentre il secondo con due dosi intere. Su quest’ultimo gruppo, il vaccino aveva raggiunto un’efficacia del 62%. L’azienda ha quindi annunciato che il proprio vaccino anti-Covid-19 aveva un’efficacia media del 70%. A fronte di questi risultati, sono tanti i dubbi che sono sorti in merito, anche perché non si riesce ancora a spiegare come il primo test abbia prodotto risultati migliori, rispetto alla dose intera. AstraZeneca ha comunque deciso di continuare ad indagare, nonostante non abbia intenzione di bloccare le procedure di autorizzazione in Ue, USA e Gran Bretagna.

Dubbi dagli USA sul vaccino Oxford

La strada per l’autorizzazione statunitense del vaccino AstraZeneca sembra essere tutta in salita. La scoperta che i volontari del primo gruppo (quelli a cui è stata somministrata metà dose) erano tutti giovani, con un’età minore di 55 anni, ha fatto sorgere perplessità sulla reale efficacia del vaccino. I soggetti giovani sarebbero infatti meno a rischio rispetto agli anziani. Considerando anche l’esiguo numero di volontari (meno di 3.000), il risultato del 90% di efficacia non sarebbe da valutare come affidabile.

Vaccino AstraZeneca - vaccino iniettato sul braccio

Proprio per questo motivo, le autorità statunitensi sembrano essere molto restie alla concessione dell’autorizzazione del vaccino Oxford di AstraZeneca. Geoffrey Porges, analista di SVB Leerink (banca d’investimento del settore sanitario), ha infatti dichiarato che, alla luce di queste scoperte, le probabilità che il vaccino venga autorizzato negli Stati Uniti sono davvero minime. Nonostante i comprensibili dubbi, la richiesta di autorizzazione è ancora in corso.

Prime dosi del vaccino AstraZeneca in Europa a gennaio

Diversa sembra essere la situazione in Gran Bretagna e in Unione europea. A differenza degli Stati Uniti, infatti, le tempistiche di rilascio dovrebbero non subire arresti. Questi ulteriori studi sarebbero quindi utili a validare nel giro di poche settimane l’efficacia reale del vaccino. Nei primissimi mesi del 2021 vedremo infatti le prime dosi anche in Italia, circa 2-3 milioni sui 3 miliardi richieste dall’Ue. Il suo esiguo costo (2,80 € a dose) e le ottimali condizioni di conservazioni (tra i 2 e gli 8 gradi), rendono questo vaccino adatto per la grande distribuzione. Se i nuovi studi dovessero confermare l’efficacia del vaccino AstraZeneca al 90% oppure ottenere risultati migliori, si potrebbe velocemente passare all’approvazione e quindi al suo rilascio secondo i tempi prestabiliti. La luce in fondo al tunnel non sembra essere poi così lontana.

Vaccino AstraZeneca: servono ulteriori studi prima del rilascio ultima modifica: 2020-11-29T09:00:00+01:00 da Antonello Ciccarello

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