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foto in bianco e nero di Riccardo con mascherina e plichi

Sono Riccardo.

Ho sposato Maria quattro anni fa e da due anni abbiamo un bambino, Ludovico. Vivo a Conegliano, vicino Treviso, un paese adagiato tra le colline del Prosecco. Il vino italiano famosissimo con cui fini a ieri si brindava in tutto il mondo. E anche oggi, dopotutto, “berci un po’ su” forse non sarebbe una cattiva idea.

Mia moglie e mio figlio ora stanno a casa. Maria lavora per un’agenzia di viaggi e Ludovico non può ancora tornare dai suoi amici al nido.

Io invece faccio il libraio.

È il mio lavoro da dieci anni. Una bella fetta di vita. E da quattro anni poi ho una libreria indipendente. Tutta mia. Un’altra figlia, in pratica. O forse un’altra moglie, dovrei dire. Dipende dai giorni.

Tra ordini, clienti, presentazioni, lavoro tutti i giorni. Con passione naturalmente, ma per la maggior parte del tempo lontano da casa. Durante la quarantena ci siamo rimboccati le maniche. Come tanti librai ho attivato un servizio di consegne che mi ha tenuto vicino ai clienti. Ora chissà. Vedremo

Quello che faccio mi piace. Molto. È vero, mi rende prigioniero di scadenze e pagamenti, oggi più che mai, eppure stranamente mi sento come liberato. Da piccolo ricordo che dicevo che avrei fatto il fisioterapista. O meglio ancora il calciatore, da buon italiano medio. Forse mi sono liberato anche di quella ‘medietà’.

Prima di questo 2020, l’anno più particolare di tutti i miei trentasette è stato il 2016, quando ho deciso di aprire l’attività tutta mia. Una libreria. Indipendente. Dirlo a voce alta ancora mi taglia il fiato. Una libertà bellissima, zeppa di responsabilità.

Un cambiamento epocale. Anche allora. Come adesso.

So poco di quello che ci aspetterà domani, ma penso di sapere alcune cose riguardo a oggi. Oggi so che ho paura del mio futuro: i punti di domanda sono tanti, e la cultura, il mio settore, è allo stremo.

Al tempo stesso però so anche che non ho paura di vivere. Di vivere, farmi sotto e guardarlo in faccia, questo futuro pauroso.

A me, alla mia famiglia, a tutti auguro davvero ogni bene.

“Voglio vivere e guardare in faccia questo futuro pauroso.” Riccardo ultima modifica: 2020-05-25T17:00:00+02:00 da Redazione

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