Negli ultimi anni sempre più aziende si stanno impegnando nella ricerca e nella realizzazione di tessuti alternativi e non inquinanti. Già nel 2016 la DueDiLatte aveva iniziato a commercializzare prodotti con tessuto a base di latte. Lo scorso 6 aprile invece, una piccola startup milanese ha vinto un bando di concorso sulla ricerca di nuovi materiali a base vegetale: la Vegea srl. E lo ha vinto grazie al Wineleather, una pelle realizzata interamente con gli scarti del… vino!

Wineleather vincitore del Global Change Award

Global Change Award, questo è il nome del premio messo in palio dal colosso H&M. Un premio per invogliare le aziende nella ricerca di tessuti non inquinanti e che sfruttino i cosiddetti scarti. Ad aggiudicarselo, dopo una votazione online che ha coinvolto il pubblico di tutto il mondo, ben 5 progetti. Tra questi spicca quello del Wineleather che si è aggiudicato, oltre alla gloria, la somma di 300.000 euro. Una cifra considerevole che aiuterà non poco la piccola startup milanese. Ma cos’è il Wineleather? Si tratta di una pelle prodotta con uno speciale trattamento delle fibre e degli oli della vinaccia. Bucce, raspi, semi e altri elementi di scarto vengono in parole povere trasformate in borse, scarpe o eleganti cappotti. In questo modo si spera di sfruttare tutti quegli avanzi originati durante il processo di produzione del vino. E in Italia, per ovvie ragioni, questi avanzi sono davvero tanti.

Wineleather

Da Milano la startup che vuole rivoluzionare il mondo della moda

Dietro Wineleather c’è la Vegea srl, piccola startup milanese nata nel 2016. Fondatore della Vegea è Giampiero Tessitore, architetto di 37 anni, che ha dato vita a questa azienda con un solo obiettivo: produrre nuovi materiali tessili seguendo i principi della sostenibilità. E ad aiutarlo in questa impresa il socio e chimico Francesco Merlino.
Sin da subito i due si sono messi alla ricerca di quell’idea utile per il loro scopo. Ecco così nascere Wineleather. Ma è davvero così green e innovativo? A detta dei suoi ideatori, sì. Questo perché Wineleather non è una pelle sintetica o ecopelle. Infatti questo tessuto non richiede l’utilizzo di alcuna sostanza chimica inquinante, a differenza di altre pelli a base vegetale. Inoltre un metro quadro di Wineleather è realizzato con 0 litri d’acqua. Per un metro quadro di pelle animale, invece, sono richiesti ben 240 litri. Un bel risparmio, soprattutto per la nostra Terra.

Gabriele Roberti

Autore: Gabriele Roberti

Affascinato da sempre dal Lato Oscuro della Forza, abbandona in tenera età l’idea di diventare un Sith. Da quel momento ha iniziato a dedicarsi ad altro: gli studi, il lavoro, le ragazze e i tornei a Fifa. Dopo la laurea in lettere ha iniziato a scrivere senza sosta, arrivando a vedersi pubblicato su vari siti e blog come italiani.it.
Sogna un viaggio in estremo oriente, e di provare almeno una volta tutte le cucine del pianeta. In attesa ovviamente di una chiamata da Lord Fener…

Wineleather: quando il vino diventa indossabile ultima modifica: 2017-04-25T06:53:55+00:00 da Gabriele Roberti

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