Ciao Annalisa, da Donne Che Emigrano all’Estero (DCEE), dove anche tu scrivi raccontando la tua vita all’estero, siete tutte donne ed italiane espatriate. Come promuovete l’italianità nel mondo? 
Che domanda difficile!
Corro il rischio di andare contro corrente e di essere impopolare, ma non promuovo l’italianità nel mondo, almeno non in maniera consapevole. Avendo deciso di vivere in un nuovo paese il mio obiettivo principale è quello di integrarmi e quindi di capire e far mia la cultura che mi ha accolta. Ovviamente questo non significa assorbire passivamente ogni cosa con la quale vengo in contatto, nella maggior parte dei casi rielaboro i nuovi elementi alla luce dei vecchi e, forse, in questa interpretazione “contamino” di italianità il mondo intorno a me. Su una cosa, però, mi batto a spada tratta: la pasta si mangia al dente e amalgamata con il sugo, non si usa come contorno ad altre pietanze. In fin dei conti rimango italiana nell’anima e la pasta non si tocca!
Com’è nata l’idea di aprire un blog sulle donne espatriate all’estero?
L’idea di aprire il blog è nata dalla mente e dall’iniziativa di Katia Terreni che ci guida e coordina in questa fantastica avventura. Mi sono imbattuta per caso in Donne che Emigrano all’Estero ed è stato amore a prima vista. Emigrare nel bene e nel male è una scelta difficile che coinvolge gli aspetti più profondi della vita di una persona e crea un vero e proprio terremoto emotivo. Metti in discussione tutto, ti ritrovi adulta, nel mio casa più che quarantenne, a dover ricominciare da zero. Ti devi reinventare e il bisogno di confrontarti con chi ha fatto una scelta simile è davvero grande. Devi capire se anche le altre provano i tuoi stessi sentimenti, affrontano gli stessi problemi. C’è un forte bisogno di raffrontare le esperienze e le strategie di adattamento.
Quali sono i principali motivi per cui una donna decide di lasciare l’Italia?
In Italia avevamo smesso di sognare, avevamo raggiunto il massimo a cui potevamo aspirare. Ci sentivamo, io e mio marito, prigionieri della nostra vita. Non riuscivamo a vedere nessun futuro per nostro figlio e nessuna possibilità di crescita per noi. Ma forse, almeno per me, c’era anche una sensazione di non riconoscimento con il mondo circostante, in Italia non mi sentivo a mia agio, non mi sentivo a casa.
Tutte donne legate dall’esperienza comune di vivere all’estero, ma vivete in luoghi spesso molto lontani tra loro. Come vi siete trovate?
Ci siamo trovate per caso grazie a Katia e al fantastico mondo virtuale che ci rende tutte vicine. Ci siamo trovate nei nostri racconti, nelle nostre affinità, nei nostri problemi.

Scrivere blog
Leggendo alcuni degli articoli presenti nel blog si può vedere che alcune di voi hanno vissuto in più Paesi esteri. Non c’è il rischio di sentirsi senza radici? Dov’è “casa”?
Io sono una fortunata, ho fatto un solo spostamento e non ne sono previsti altri. Ho lasciato l’Italia per una scelta consapevole, non è stato un caso, l’opportunità di partire è stata cercata con il lanternino. Mi sento senza radici? Dopo tre anni sto ancora riflettendo su questa questione. In Italia, come dicevo prima non mi sentivo a mio agio. Una parte di me ha litigato con l’Italia e non vuole essere italiana, ma d’altro canto non sono neanche francese e non credo che lo diventerò realmente neanche quando potrò chiedere la nazionalità. Se devo rispondere alla domanda dov’è casa? Su questo non ho dubbi casa è ad Annecy, per la prima volta in vita mia, in una casa in affitto e in paese straniero mi sento a casa, mi sento protetta. Diciamo che al momento sono una cittadina del mondo con residenza in Francia. Magari tra qualche anno risponderò in maniera più esaustiva a questo interrogativo, quando avrò messo bene in ordine tutte le idee.
Per lo stesso motivo, vi capita di pensare a quale potrebbe essere il posto migliore dove crescere un figlio?
Su questo non ho dubbi, il posto migliore dove crescere mio figlio è Annecy. La maggior parte di noi emigra per cercare di offrire un futuro migliore ai figli. Certo siamo lontani dagli affetti è vero, e questo potrebbe essere un handicap per i bambini expat, ma sicuramente quello che possiamo offrirgli qui a Roma era poco meno di un’utopia.
Che consigli dareste a una donna che decida di trasferirsi in un altro Paese?
Di vivere il trasferimento come un’avventura, di essere curiosa e aperta verso le novità. Di analizzare tutto con un pizzico di ironia e di umorismo. Che l’espatrio sia una parentesi nella nostra vita o una scelta definitiva può arricchirci in modi inaspettati dobbiamo solo essere desiderose di apprendere e di confrontarci.
Da quando avete iniziato a scrivere questo blog, cos’è cambiato nella vostra vita?
Donne che Emigrano all’Estero mi ha fatta sentire parte di una comunità, mi ha permesso di confrontarmi, di guardarmi dentro, di conoscere persone meravigliose, di fare amicizia e di relativizzare i problemi e le distanze. La maggior parte di noi vive a migliaia di km di distanza eppure si sono sviluppate delle amicizie che promettono davvero bene.
Il vostro libro “Donne che emigrano all’estero” è una raccolta di storie. Qui voi vi raccontate svelando degli aspetti anche intimi che riguardano le esperienze vissute lontano dall’Italia. Cosa avete provato quando avete finito di scriverlo?
Ho incontrato Katia Terreni e Donne che emigrano all’estero dopo che il libro era stato scritto. Posso dirti cosa ho provato leggendolo. Intanto l’antropologa che è in me si è beata delle descrizioni di posti ed usanze differenti, in pratica ho fatto il giro del mondo. L’espatriata, quale io sono, si è riconosciuta in molti aneddoti, ha trovato spunti di riflessioni lì dove provava qualche perplessità e ha trovato tanto conforto e coraggio per affrontare le difficoltà che inevitabilmente si possono incontrare in un percorso del genere.
C’è qualcuno in particolare a cui, ciascuna di voi, sente di voler dedicare questo libro?
Banalmente potrei dire a chi deve lasciare il proprio paese, in realtà è un libro che consiglierei a tutte le donne che passano momenti difficili, che non hanno fiducia in loro stesse. Le storie raccolte in questo libro sono storie di donne diverse per età, credenze, cultura; i motivi che le hanno portate negli angoli più remoti del mondo sono i più disparati, ma una caratteristica le accomuna tutte, ci accomuna tutte: siamo donne, meravigliose forti, ostinate, fantastiche. Possiamo arrivare ovunque e fare qualsiasi cosa, le storie raccolte in questo libro ne sono la testimonianza.


Intervista rilasciata da Annalisa Allegri, Annecy, Francia.

Katia Terreni

Autore: Katia Terreni

Siamo Donne Italiane, viviamo all’Estero, siamo le moderne migranti che oggi chiamano expat.
Quando il “time for changing” arriva, come dicono nei paesi anglosassoni, è tempo di partire e di cambiare. Non si è mai del tutto pronte per compiere il grande passo né l’espatrio rappresenta, di norma, la prima opzione vagliabile nelle situazioni critiche.
Eppure, partire per fare un’esperienza all’estero di anni, talvolta per una vita intera, può davvero cambiarci in meglio se ne sappiamo cogliere gli spunti positivi. Non importa se si parte per inseguire una carriera professionale all’estero, se si accompagna il partner in trasferta o se, una volta partite per un viaggio, si decide di non fare più ritorno. Espatriare è sempre potenzialmente un’esperienza dal forte carico di “arricchimento interiore”.
Attraverso il blog vi facciamo partecipi dei nostri pensieri, delle nostre riflessioni e della nostra vita, vi raccontiamo le nostre storie e vi apriamo gli occhi sulla complessa e ricchissima realtà da espatriate.

Perché condividere in rete, oggi, è il miglior modo per fare quadrato tra donne e sentirsi vicine ovunque nel mondo!

Annalisa: scrivere per il web da expat mi fa sentire parte di una comunità ultima modifica: 2017-10-20T10:00:58+00:00 da Katia Terreni

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