Sarà la nuova mostra Michael Armitage. The Promise of Change, aperta a Palazzo Grassi fino al 10 gennaio del prossimo anno, al centro di una Art Conversation che Pinault Collection presenta con il pluripremiato scrittore Salman Rushdie, l’artista Michael Armitage e il curatore Hans Ulrich Obrist. L’incontro (libero con prenotazione obbligatoria su www.palazzograssi.it) si terrà giovedì 21 maggio alle 18 al Teatrino di Palazzo Grassi. Nasce attorno ai temi della mostra e al catalogo che accompagna l’esposizione, e che vede tra i contributi critici un testo inedito a firma proprio di Salman Rushdie. Sarà un dialogo tra immagini, letteratura e pratiche artistiche contemporanee che metterà in relazione differenti prospettive culturali e intellettuali, aprendo una riflessione sulla memoria, sulla trasformazione sociale e sul ruolo dell’arte nel presente.
Michael Armitage. The Promise of Change
Tutte tematiche che sono al centro dell’importante progetto espositivo Michael Armitage. The Promise of Change che Pinault Collection dedica a Michael Armitage, una delle voci più singolari e riconosciute della pittura contemporanea. Oscillando tra figurazione e astrazione, racconto documentario e visioni oniriche, le opere di Armitage intrecciano ricordi personali, riferimenti culturali e immaginari simbolici. Dando vita a dipinti che parlano di identità, memoria, spiritualità e di tensioni sociopolitiche del mondo attuale. Oltre 150 le opere in mostra tra lavori storici e nuove produzioni nelle quali l’artista keniota-britannico Michael Armitage affronta temi violenti e difficili. Con l’idea che l’arte non possa ignorare la realtà ma debba al contrario impadronirsene.

Nelle sue opere Michael Armitage parla di guerre, corruzione, instabilità nelle regioni equatoriali, crisi migratoria, peso dello sguardo altrui, abusi di potere. Al centro l’Africa orientale e il Kenya in particolare, che l’artista esplora con sensibilità critica e satirica. Parlando della migrazione, ispirandosi a scene di film, personaggi di romanzi, composizioni pittoriche di altri artisti. Le opere di Michael Armitage sono dipinte a olio su un tessuto ricavato dalla corteccia di alberi secondo le tradizioni ugandese e indonesiane. Le irregolarità naturali di questo materiale influenzano direttamente le sue composizioni visive, spesso molto elaborate.
Amar Kanwar. Co-travellers
Sempre a Palazzo Grassi due importanti installazioni di Amar Kanwar (fino al 10 gennaio 2027, a cura di Jean-Marie Gallais) propongono un approccio poetico e filosofico alle questioni individuali, sociali e politiche. Tra arte, documentazione e attivismo, la mostra offre una riflessione sul nostro tempo presente, “un momento della storia in cui ogni verità sembra avere un’opposta verità brutale”, spiega Kanwar. La sua installazione The Torn First Pages (2004-2008), presentata nelle sale del secondo piano di Palazzo Grassi, documenta la complessità della lotta per la democrazia in Birmania. L’opera rappresenta la pratica di Kanwar di raccogliere, sintetizzare e reimpiegare documenti d’archivio.
Lorna Simpson. Third Person
Circa cinquanta opere – dipinti, collage, sculture, installazioni e un film – provenienti da collezioni private, istituzioni internazionali e dallo studio dell’artista e opere inedite create specificatamente per questa mostra,costituiscono il nucleo della mostra Lorna Simpson. Third Person, fino al prossimo 22 novembre a Punta della Dogana, il secondo polo espositivo della Pinault Collection a Venezia. A cura di Emma Lavigne e realizzata in partnership con il Metropolitan Museum of New York, la personale di Lorna Simpson offre, per la prima volta in Europa, un’ampia rassegna dedicata a oltre un decennio della sua pratica pittorica.

In importante dialogo con gli spazi di Punta della Dogana, la mostra si sviluppa attraverso tre nuclei: figure enigmatiche, panorami artici, una galleria di ritratti e di maestose figure femminili presentate in particolare nel Cube di Tadao Ando. In più, un’installazione che riunisce quaranta collage testimonia l’importanza del collage nel processo creativo di Simpson.
Paulo Nazareth. Algebra
Al secondo piano di Punta della Dogana fino al 22 novembre la personale Paulo Nazareth. Algebra (a cura di Fernanda Brenner). Un grande progetto espositivo nato a partire dell’ampia presenza delle opere di Nazareth nella Pinault Collection e che include un nucleo di opere inedite, riunendo oltre vent’anni di pratica artistica e trasformando lo spazio espositivo dell’ex dogana.

Fotografie, testi e Havaianas consumate tracciano momenti in cui identità e confini si scontrano: una spessa linea di sale attraversa ogni sala, segnando una soglia tra ciò che è visibile e ciò che resta sommerso.