Quando il cantautore poeta del pop si raccontò in una suite d’albergo a Milano, spaziando tra donne straordinarie, automobili fantastiche e imprese dello sport con Fausto su tutti. Da lì parte il nostro personalissimo ricordo-confronto con i poemi musicali dedicati allo storico rivale del Campionissimo e a Costante Girardengo che tradì Sante Pollastri de “Il Campione e il Bandito” vergata e cantata da Francesco De Gregori.
Il 24 marzo 2026 se ne è andato un altro gigante dei nostri tempi: Gino Paoli. Il portale “italiani.it” ha dato tempestivamente la notizia e ha illustrato con dovizia di particolari la figura di un disegnatore grafico divenuto, passo dopo passo, poeta della musica pop, riconvertitosi all’amato jazz negli ultimi periodi della propria esistenza consumatasi a 91 anni (era nato il 23 settembre 1934). Una vita tra Monfalcone, Milano e – soprattutto – la sua Genova, che lo adottò al pari di Fabrizio De Andrè e Bruno Lauzi.
Il sipario è calato sulla vita di Gino Paoli nelle stesse ore in cui uscivano di scena anche il campano Carmine “Elo” Castellano e Dino “SIDI” Signori: il primo già organizzatore del Giro d’Italia in una fase poco luminosa della grande corsa in rosa nonostante sia stata attraversata ai suoi tempi da personaggi come Miguel Indurain, Marco Pantani e Mario Cipollini; il secondo artigiano veneto della calzatura divenuto industriale per la capacità di far calzare le sue scarpe completamente Made in Italy dai campionissimi dei ciclismo e del motociclismo.
La scomparsa di Gino Paoli ha fatto scivolare in secondo piano quelle di Elo Castellano e di Signori Signor Sidi.
La Redazione di “italiani.it” è stata esaustiva circa il Paoli meglio conosciuto dalla gente, ma non poteva certo conoscere quel che accadde verso la fine degli Anni Ottanta al vostro umile estensore di sensazioni… l’incontro semiclandestino con il cantautore che un quarto di secolo prima si era sparato con una Derringer calibro 5 (e non la ben più pericolosa calibro 22) un proiettile miracolosamente fermatosi prima di colpire il cuore (e con esso conficcato nel petto ha sempre vissuto dall’11 luglio 1963).
Quel pomeriggio di quasi quarant’anni prima della sua morte, una soffiata arrivata ai vertici de La Gazzetta dello Sport fece sapere all’umile cronista della gloriosa Rubrica Ciclismo che Paoli soggiornava all’hotel Executive, ad un passo dalla redazione dell’altrettanta gloriosa via Solferino (ancora sede del Corriere della Sera, mentre Gazzetta è stata spedita in periferia Est nella prima decade del Duemila). Blocco e penna in mano e via! Una breve camminata lungo Corso Como ed eccoci all’Executive, che è stato un albergo a quattro stelle prima di essere trasformato in residence di dubbio gusto.
In quella suite arredata per businessmen di passaggio, Paoli avrebbe sicuramente incontrato anche Ornella Vanoni, che insieme ad un paio di mogli e a Stefania Sandrelli è stata tra le donne per le quali ha scritto le canzoni memorabili come “Senza fine”, cantata la prima volta un lustro prima del nostro incontro.
Lì, tra un caffè (nostro) e un goccetto di whisky (suo), Paoli raccontò della prima Lambretta che usava quando lavorava come grafico; dipanò il suo amore per le auto particolari dalla Mini Cooper all’Alfa Romeo Giulietta passando per l’Austin Healey; si addentrò nei particolari meno conosciuti di quando incontro Enzo Ferrari, del quale guidò sia la 275, sia la 208, sia la Scaglietti… Decantò le Lancia, le Porsche, eccetera, eccetera.
Essendo della Gazzetta, parlò anche della passione per il pugilato e per la propensione a tifare Grifone Genoa senza comunque disdegnare la Sampdoria.
Parlò anche della “Gatta”, scritta quando aveva 21 anni e il sottoscritto era nella stagione della nascita… E via con “Il cielo in una stanza” sublimato da Mina. E, soprattutto, considerato che lavoravo alla Rubrica Ciclismo, canticchiò il suo “Coppi” con quell’inizio “pedala…, pedala…, pedala…” e con l’”omino con le ruote”, che ti basta sentire una volta per non dimenticarlo più.
La proponiamo qui insieme a Bartali di Paolo Conte e a “Il Campione e il Bandito” di Francesco De Gregori dedicata a Costante Girardengo e al suo amico Sante Pollastri, verosimilmente tradito durante una Seigiorni a Parigi.
COPPI
di Gino Paoli
(Pedala, pedala)
(Pedala, pedala)
Un omino con le ruote
Contro tutto il mondo
Un omino con le ruote
Contro l’Izoard
E va su
Ancora
E va su
Viene su dalla fatica
E dalle strade bianche
La fatica muta e bianca
Che non cambia mai
E va su
Ancora
E va su
Qui da noi per cinque volte
Poi due volte in Francia
Per il mondo quattro volte
Contro il vento due
Occhi miti e naso
Che divide il vento
Occhi neri e seri
Guardano il pavé
E va su
Ancora
E va su
E va su
E va su
Poi
Lassù
Contro il cielo blu
Con la neve che ti sale intorno
E poi giù
(Pedala, pedala)
(Pedala, pedala)
Non c’è tempo per fermarsi
Per restare indietro
La signora senza ruote
Non aspetta più
Un omino che non ha
La faccia da campione
Con un cuore grande
Come l’Izoard
E va su
Ancora
E va su
E va su
E va su
E va su
E va su
E va su
E va su
—–
BARTALI
di Paolo Conte
Farà piacere un bel mazzo di rose
E anche il rumore che fa il cellophane
Ma una birra fa gola di più
In questo giorno appiccicoso di caucciù
Sono seduto qui su un paracarro
E sto pensando agli affari miei
Tra una moto e l’altra c’è un silenzio
Che descriverti non saprei
Quanta strada nei miei sandali
Quanta ne avrà fatta Bartali
Quel naso triste come una salita
Quegli occhi allegri da italiano in gita
E i francesi ci rispettano
Che le balle ancora gli girano
E tu mi dici: “Dobbiamo andare al cine”
“Ma vai al cine, vacci tu”
È tutto un complesso di cose
Che fa sì che io mi fermi qui
Le donne a volte sai sono scontrose
O forse han voglia di far la pipì
E tramonta questo giorno in arancione
E si gonfia di ricordi che non sai
Mi piace restar qui sullo stradone
Impolverato, se tu vuoi andare, vai
E vai che io sto qui che aspetto Bartali
Scalpitando sui miei sandali
Da quella curva spunterà
Quel naso triste da italiano allegro
Tra i francesi che si incazzano
E i giornali che svolazzano
C’è un po’ di vento, abbaia la campagna
E c’è una luna in fondo al blu
Tra i francesi che si incazzano
E i giornali che svolazzano
E tu mi dici: “Dobbiamo andare al cine”
“Ma vai al cine, vacci tu”
IL CAMPIONE E IL BANDITO
di Francesco De Gregori
Due ragazzi del
borgo cresciuti troppo in fretta
un’unica passione per la bicicletta
un incrocio di destini in una strana storia
di cui nei giorni nostri si è persa la memoria
una storia d’altri tempi, di prima del motore
quando si correva per rabbia o per amore
ma fra rabbia ed amore il distacco già cresce
e chi sarà il campione già si capisce.
Vai Girardengo, vai grande campione
nessuno ti segue su quello stradone
Vai Girardengo, non si vede più Sante
è dietro a quella curva, è sempre più distante.
E dietro alla curva del tempo che vola
c’è Sante in bicicletta e in mano ha una pistola
se di notte è inseguito spara e centra ogni fanale
Sante il bandito ha una mira eccezionale
e lo sanno le banche e lo sa la questura
Sante il bandito mette proprio paura
e non servono le taglie e non basta il coraggio
Sante il bandito ha troppo vantaggio.
Fu antica miseria o un torto subito
a fare del ragazzo un feroce bandito
ma al proprio destino nessuno gli sfugge
cercavi giustizia ma trovasti la Legge.
Ma un bravo poliziotto che sa fare il mio mestiere
sa che ogni uomo ha un vizio che lo farà cadere
e ti fece cadere la tua grande passione
di aspettare l’arrivo dell’amico campione
quel traguardo volante ti vide in manette
brillavano al sole come due biciclette
Sante Pollastri il tuo Giro è finito
e già si racconta che qualcuno ha tradito.
Vai Girardengo, vai grande campione
nessuno ti segue su quello stradone
Vai Girardengo, non si vede più Sante
è sempre più lontano, è sempre più distante
sempre più lontano, sempre più distante…
Vai Girardengo, non si vede più Sante
Sempre più lontano, sempre più distante…
Volendo, si potrebbe ingaggiare un contest per andare alla scoperta della preferenza di ogni singolo lettore. Ma qui non è il caso di giocare; qui si vuole ricordare un incontro speciale testimoniato dalle pagine della Gazzetta che hanno offerto ai frequentatori più assidui del ciclismo sulla “rosea” – e a quei tempi erano milioni! – con un taglio culturale per merito di un cantautore-pilastro della cosiddetta “Scuola Genovese” conosciuto in tutto il mondo nonostante non cantasse canzonette orecchiabili.





