Condividi:

Vittoria Gioffre, responsabile e rappresentante di italiani.it in Argentina!

Vogliamo raccontarvi la storia di Vittoria, una donna che ha costruito la sua vita intorno al suo orgoglio di essere italiana. I suoi nonni, originari di Gioia Tauro, emigrarono in Argentina nel 1958, portando con sé il piccolo padre di Vittoria. Dopo quindici anni, la famiglia tornò in Calabria, spinta dal richiamo della terra natia. Nel 1973, Vittoria nacque a Desio, vicino Milano, da genitori giovanissimi, ma la nostalgia della madre per l’Argentina li riportò oltreoceano nel 1978. Lì Vittoria crebbe, studiò e si sposò. La vita la riportò in Italia nel 1990, a Desio, dove lavorò e nacquero i suoi figli, Mauro e Paola. Nel 1998, un nuovo ritorno in Argentina segnò la sua storia: i figli studiarono, si laurearono, e lei completò le superiori interrotte anni prima. Una vita tra due mondi, sempre in cerca di radici.

Vittoria


Vittoria, vuoi raccontare come la tua famiglia è arrivata in Argentina e quali motivazioni hanno spinto i tuoi antenati a lasciare l’Italia?

I miei nonni partirono dall’Italia in cerca di altre opportunità: il dopoguerra era un periodo difficile e decisero di venire in Argentina perché avevano già dei parenti qui. Mia nonna e i suoi tre figli piccoli arrivarono e, in Argentina, ne nacquero altri due.

Come ti hanno influenzato le tradizioni italiane durante la tua infanzia? Ci sono episodi o ricordi che ti ricordano le tue origini?

Certo, ci sono molte tradizioni che si conservano. Ad esempio, in casa si doveva imparare a svolgere le faccende domestiche, e alle bambine veniva insegnato a comportarsi e presentarsi “da signorina”, a cucinare certi piatti tipici, a impastare, ad aiutare in generale. Anche solo preparare il caffè, che si beveva di solito dopo pranzo, era un rito.

Vittoria


Avete mantenuto l’uso dell’italiano in famiglia? Cosa significa per te comunicare nella lingua delle tue radici?

Non ho mai abbandonato la mia lingua madre. C’è stato un periodo, dai 5 ai 12 anni, quando sono arrivata in Argentina, in cui parlavo poco italiano, anche se i miei genitori continuavano a usarlo in casa, soprattutto per non farsi capire dal mio fratellino più piccolo. All’età di 12 anni siamo tornati in Italia per una vacanza e per visitare i nonni, gli zii e i cugini. Lì ho ripreso a parlare italiano. Ancora oggi lo parlo regolarmente, anche perché lo insegno ad altre persone. Dal 2000 a oggi ho avuto circa duemila allievi, forse anche di più, tra corsi in presenza e online.

Esiste una grande comunità italiana nella tua zona? Che tipo di attività o eventi si organizzano per mantenere vive le tradizioni?

Sì, ci sono moltissimi discendenti di italiani provenienti da diverse regioni. Quando arrivavano al porto di Buenos Aires, spesso venivano ingaggiati per lavorare in campagna o negli allevamenti, inizialmente in cambio di vitto e alloggio. Poi, col tempo, venivano pagati e riuscivano a comprare la terra per conto proprio, portando altri membri della famiglia e facendo crescere la popolazione di questo paese, Roque Pérez. Questo luogo prende il nome dal dottor Roque Pérez, che salvò molti cittadini da una grave epidemia di febbre gialla. Io faccio parte di un’associazione in cui insegno la lingua e la cultura italiana. Organizziamo cene, incontri mensili su vari argomenti, a volte proiettiamo film, facciamo pomeriggi “all’italiana”, e organizziamo visite culturali a Buenos Aires, in particolare nel quartiere de La Boca (storicamente legato a moltissimi italiani, soprattutto genovesi), dove si possono visitare musei e concerti e rivivere le tracce lasciate dai nostri antenati.

Vittoria


La cucina italiana è famosa in tutto il mondo. Quali ricette o piatti italiani si tramandano ancora nella tua famiglia? Avete un piatto “speciale” che preparate durante le feste?

Ci sono varie ricette. A Pasqua, ad esempio, prepariamo la colomba; a Natale i panettoni; poi ci sono i “cuddruriaddri” (frittelle calabresi), la pasta fatta in casa (come i cannelloni, le tagliatelle al ragù, le lasagne). Non mancano mai i sughi a fuoco lento, molto saporiti, né gli involtini e gli arrosti.

Avete aneddoti di famiglia, storie o leggende che si tramandano di generazione in generazione e che riguardano l’Italia?

Purtroppo, i miei nonni non parlavano molto. Mio nonno condivideva solo qualche ricordo della guerra, storie tristi come quando si litigava per poter mangiare topi, l’unico cibo disponibile nelle celle. Facevano la fame. E quando noi bambini ci rifiutavamo di mangiare qualcosa perché dicevamo che non ci piaceva, lui ci raccontava questo aneddoto. Ricordo anche quando mi portava in bicicletta dal tabaccaio, dove giocava le schedine del Totocalcio e mi comprava patatine fritte o caramelle. Sono ricordi che non scorderò mai.


In che modo oggi porti avanti, o vorresti portare avanti, le tradizioni e i valori ereditati dalla tua famiglia italiana?

Provo a continuare a diffondere valori e tradizioni in vari modi. Ad esempio, credo molto nella “parola data”, che vale più di ogni contratto. Cerco di aiutare chi ne ha bisogno e, soprattutto, insegno la lingua e la cultura italiana. Insieme ad altri discendenti, ho fondato l’associazione “Raíces Italianas en Argentina” per organizzare attività e dare sostegno alla collettività della zona. Vorrei anche inserire l’insegnamento della lingua italiana nelle scuole superiori. Qualche anno fa, per un paio d’anni, l’italiano è stato insegnato, ma la docente è venuta a mancare e non è stata sostituita. Ho tentato di parlarne con alcune autorità italiane, ma non ho ottenuto risultati. È un vero peccato, perché i giovani sono il futuro e dovrebbero poter continuare a portare avanti l’“italianità”.

Che consigli daresti a un italo-argentino che sogna di visitare l’Italia?

Direi di realizzare questo desiderio, perché visitare l’Italia permetterà di riconoscere e capire tante cose sulle proprie origini, e di vivere esperienze che non si potrebbero fare altrove. Non si può paragonare nulla alle sensazioni che si provano tornando nei luoghi d’origine. Almeno una volta nella vita bisogna farlo. Nel corso degli anni ho incoraggiato più di 250 persone a compiere questo viaggio e tutti sono tornati entusiasti.

Hai mai vissuto un periodo della tua vita in Italia o hai mai pensato di trasferirti definitivamente?

Sì, ci siamo trasferiti con la mia famiglia nel 1990 e siamo rimasti fino alla fine del 1999. Lì sono nati i miei figli, Mauro e Paola. A volte penso di tornare a viverci stabilmente, ma mia figlia è in Argentina, mentre mio figlio si trova ora in Italia. Il mio cuore è letteralmente diviso a metà. Credo che continuerò a fare avanti e indietro finché Dio me lo permetterà. Inoltre, se mi trasferissi definitivamente in Italia, come potrei continuare a mantenere viva l’italianità in Argentina? Ormai ci sono pochi italiani “veri” qui.


Per concludere l’intervista, hai un messaggio o un consiglio a tutti gli italiani nel mondo e ai discendenti che ci stanno leggendo?

Si. La vita è un dono prezioso e va vissuta appieno. Se abbiamo un sogno, dobbiamo trovare il modo di realizzarlo: mai dire “non potrò farcela”. Oggi ci sono tante opportunità per andare in Italia, basta cercarle. Sono pronta anche a suggerire la soluzione migliore, che sia per viaggiare da soli, con gli amici o in famiglia. Se avete origini italiane, dovete concedervi la gioia di scoprire l’Italia almeno una volta, perché vi aiuterà a capire molte cose della vostra storia e del vostro essere. Troverete risposte a tante domande che vi siete sempre posti. La vita è bella e avere sangue italiano è un orgoglio e un onore.

Condividi:

Articoli correlati

ADV SIDEBAR
Torna in alto