Visti e Ri-Visti: Alberto II insegue con Monte Carlo la Vuelta per sorpassare Torino nelle prime volte delle Grandi Partenze dei Giri nazionali in bicicletta. La Valtellina e il Cadore si danno un gran daffare per l’Olimpiade di Milano Cortina 2026. E Napoli si butta sulla Coppa America di vela 2027 per garantirsi 2 miliardi di euro di indotto, compresa la riqualificazione di Bagnoli.
In certe circostanze, i numeri cantano più ancora che cantare. E per i Grandi Eventi, spesso cantano sinfonie estremamente interessanti.
Sabato 25 agosto, Venaria Reale – copiando il Giro dei 150 anni dell’Unità d’Italia (2011) – ha visto partire per la prima volta da casa nostra la Vuelta a Espana, che dopo la presentazione delle 23 squadre partecipanti ha viaggiato per tre quattro giorni tra Torino, Novara, Alba, Limone Piemonte e Susa prima di far ponte in Francia (zona di Grenoble) e guadagnare la via della madre patria, la Spagna appunto.
A Torino, Venaria e Novara si è presentato anche il Principe Alberto, il Reggente del Principato di Monaco, annunciando la partenza della Vuelta 2026 da Monte Carlo il 22 agosto come accadde per il Giro nel 1966 e per il Tour de France nel 2009. La strategia del Principe è chiara: sorpassare il Piemonte nell’ospitare le Grandi Partenze dei tre Giri nazionali d’Italia, Francia e Spagna, soffiando così al Piemonte l’etichetta di sola area ad essere stata “toccata” da essi come fu nei casi del Tour con “soltanto” arrivo o partenza di tappa e non del …grade circo della bicicletta. Monte Carlo fa meglio con l’”en plein” delle Partenze. Primizia assoluta
Il Triplete monegasco è soltanto lo sfizio da rilievo statistico? No, affatto: i numeri, certe volte, oltre a cantare, hanno anche un’anima… economica gonfia di euro e/o dollari. Chi di competenza ha stimato in 20 milioni l’indotto generato dal Tour a Firenze per la vigilia e la sola giornata di partenza rispetto ai 125 dell’intera campagna di quell’anno dei francesi in terra italiana (Firenze, appunto, più Cesenatico, Bologna, Piacenza, Torino e Pinerolo). Il Giro porta il 40% del valore del Tour e la Vuelta il 25-30%. I Mondiali di ciclismo Toscana 2013 lasciarono in 8 giorni più di 50 milioni.
Il Principe Alberto II è uomo di sport. E’ arrivato a 67 anni in buona forma, passando per un’infinità di discipline. Ha praticato atletica leggera (giavellotto), calcio, pallamano, canottaggio, judo, tennis, bob, sci, equitazione, pentathlon moderno, navigazione,,, E’ stato il leader della rappresentativa biancorossa ai Giochi, sia d’estate, che d’inverno, nonché presidente effettivo di diverse federazioni nazionali. Ha chiuso con l’agonismo a 45 anni o giù di lì. L’abbiamo conosciuto quando era nel mezzo della vita sportiva: allora era innamorato anche del ciclismo d’élite, tanto da “adottare” società di gestione del professionismo. Non era raro vederlo temere a battesimo davanti al Palazzo residenziale dei Principi Grimaldi la nuova stagione delle corse di qualche club italiano riparato a Monaco.
E’ così convinto (giustamente) che lo sport possa aiutare i giovani connazionali a prevenire l’obesità infantile, che causa in età adulta di diabete mellito di tipo 2, ipertensione e scompensi cardiovascolari così dispendiosi per le casse del Principato, d’arrivare a dare un’infinità di buoni esempi. Una volta, dalle parti del Porto, abbiamo visto Alberto II supervisionare la costruzione di binari su cui far spingere un bob per favorire l’attività di chiunque volesse esercitarsi nella spinta. E quante interviste di Filippo Grimaldi (omonimo del casato reale, ma non parente) abbiamo letto sulla Gazzetta dello Sport? Un’infinità… sino alla scomparsa di Stefano Casiraghi, secondo marito della sorella Carolina, perito in un incidente in una gara di motonautica proprio nel Principato dopo essere stato anche campione del mondo. Stefano era papà di tre nipoti del Principe, e cioè Andrea, Charlotte e Pierre. Di cinque anni più giovane di noi, l’abbiamo conosciuto frequentando la sua villa di Fino Mornasco (Como) dove viveva con i fratelli Daniele, Marco e Rosanna. Lì si giocava a tennis e si degustavano crostate davvero introvabili altrove, così gustose da dimenticare in un battibaleno gli alti e bassi dei risultati scolatici maturati nel Collegio Arcivescovile De Amicis di Cantù.
Parliamo di inizi Anni Settanta. Stefano aveva una dozzina d’anni e sarebbe scomparso appena trentenne. Quante storie per Visti e Ri-Visti…
Insomma, ospitare un Grande Evento è un affare per via dell’indotto diretto e dell’indotto indiretto in cui figurano – tra l’altro – la legacy delle opere strutturali e della campagne di immagine, che puntualmente si rivelano veri e propri volani del turismo.
Lo diciamo mentre saliamo e scendiamo dalla Valtellina e dal Cadore, intasati di traffico automobilistico per via delle opere in atto (quantunque difficilmente completabili in tempi consoni) e connesse all’Olimpiade invernale di Milano Cortina 2026 ormai alle porte. Diciamo ciò a noi stessi, ma non esclusivamente per stemperare la delusione delle ore vissute in coda dentro la nostra scatola a quattro ruote mentre al di là del parabrezza gli operai si danno un gran daffare. Anche i disagi hanno orizzonti che offrono ottimismo.
L’Italia dell’economia connessa allo sport non guarda soltanto ai grandi Giri e all’Olimpiade della neve a vent’anni dalla controversa esperienza del Piemonte. Dietro l’angolo ci sono, ad esempio, anche i Giochi del Mediterraneo in una Taranto alla disperata ricerca di tempi che possono soltanto essere migliori rispetto al recente passato e al presente e – novità assoluta – alla tappa della Coppa America di vela fissata a Napoli per il 2027.
I partenopei sono galvanizzati dalla partenza del campionato di calcio Serie A 2025-‘26, che per gli azzurri è cominciato come si concluse il precedente, e cioè ottimamente. Hanno bene in mente le positive esperienze del Giro in via Caracciolo. E guardano alla manifestazione di vela più importante al mondo con aspettative straordinarie.
Chi sa mettere insieme con perizia e in modo ponderato i numeri della Coppa, in un lavoro di sintesi sostiene che l’Evento dovrebbe arroccarsi sui seguenti numeri:
- 14 mila nuovi posti di lavoro
- 2 milioni di visitatori
- 370 milioni di spese turistiche (ristorazione, alloggi, trasporti)
- 165 milioni di investimenti tra pubblici e privati
- 70 milioni per l’organizzazione dell’Evento
- 22 milioni di costi per i team
L’impatto totale è calcolato tra 1,2 e 2 miliardi in totale effetto positivo sul reddito complessivo di 62 milioni.
E che aspettarsi dalla riqualificazione dell’area di Bagnoli, dell’immagine di Napoli diffusa in tutto il mondo (seppure in certe zone geografiche principalmente di notte per la differenza di fuso orario), del coinvolgimento dell’intera Regione Campania?
Beh… Torino, Monte Carlo, Milano, Cortina, Taranto e Napoli la pensano allo stesso modo. E pure Roma, dopo la grande rinuncia a candidarsi all’edizione-bis dell’Olimpiade estiva, si sta industriando in ogni campo – dallo sport allo spettacolo passando per il cinema e per la moda – per riguadagnare parte di quel terreno perso col passare del tempo, che neppure il Giubileo ha potuto garantire.