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Montezemolo vede rosso, ma sfreccia in McLaren. Ferrari, Monza e la storia dei ciccioli al Cavallino

Il circuito brianzolo attende l’ex plenipotenziario di Maranello a cinquant’anni esatti del primo titolo per Costruttori datato 1975 a propria firma: Luca Cordero di Montezemolo per volere del geniale Enzo Ferrari. Sta per uscire il docufilm “Luca vede rosso”, ma Luca, nel 2025, vede argento, verde inglese e arancione del nuovo amore McLaren, che domina il Mondiale di F1 grazie a Piastri e Norris. La strana coppia comanda con il doppio dei punti di Leclerc e Hamilton…

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Chiamato da Enzo Ferrari come assistente nel 1973, appena due anni dopo Luca Cordero di Montezemolo conquistò da responsabile della Squadra Corse il primo dei titoli a squadre e il primo dei tre titoli individuali con Niki Lauda. Da allora son trascorsi cinquant’anni di una carriera a Maranello in più atti. Può essere dimenticata, ad esempio, la fase da Presidente con Michael Schumacher e con Jean Todt negli Anni Novanta? E che dire dei filotti agli inizi del Duemila con l’antipasto del 1999 (trofeo per Team)? Certo che no perché arrivarono il titolo Piloti nel 2001 e il dominio assoluto con le accoppiate Costruttori-Piloti dal 2001 al 2004 con gustose repliche nel 2007 e nel 2008.

Grazie al docufilm “Luca Seeing Red” di Manish Pandey (già autore della biografia di Ayrton Senna) e Christopher M. Armstrong, mezzo secolo dopo l’approdo a Maranello diventano d’attualità quell’esordio in Casa Ferrari e l’irresistibile ascesa di Montezemolo nel mondo della Formula 1.

Il Team Ferrari non sta vivendo momenti da incorniciare se paragonati agli anni d’oro. Charles Leclerc, ad esempio, è reduce dal tamponamento patito a Zandvoort per colpa di Andrea Kimi Antonelli, nuovo idolo italiano alla guida della Mercedes e nello stesso Gram Premio d’Olanda il neoacquisto (stagionato) Lewis Hamilton è finito a… “Chi l’ha visto?”, se ci è concessa una battuta.

In più, Montezemolo si appresta a tornare a Monza per il Gran Premio d’Italia da “straniero”, essendo componente del board e faro di Mumtalakat Holding, vale a dire il Fondo Sovrano del Barhain, che nel 2024 è arrivato al 100% dell’azionariato di McLaren Group titolare anche del Team di F1 tenuto in alto da Oscar Piastri e Lando Norris. I due comandano la classifica del Mondiale 2025 con il doppio dei punti di Leclerc e Hamilton.

Più che vedere rosso come recita il docufilm, Luca vede un misto di verde inglese, arancione papaya, bianco, rosso e argento delle livree delle auto di Woking (inghilterra, Gran Bretagna): così è la vita.

Monza è la nuova tappa di Montezemolo. Come sempre, attorno alla cittadina brianzola ci sono tanto traffico e confusione da vendere. Scendere dal Lago di Lecco verso Milano per percorrere poi lo stesso tratto in senso contrario significa sfidare la pazienza ogni volta. A maggior ragione se i ferrovieri inscenano qualche sciopero (e guarda caso di venerdì!). Ma questa è altra storia. Rimaniamo ancorati a “Luca vede rosso” per ricordare quell’incontro maturato nel primo lustro del Duemila in una spedizione a Maranello con il compianto Candido Cannavò, da poco sostituito al timone della Gazzetta da Pietro Calabrese, ma sempre in ottima sintonia con Montezemolo e con il Clan di Maranello.

A quel tempo, nel modenese e sui circuiti del resto del mondo imperversavano Montezemolo e Todt, Stefano Domenicali era in ascesa (tanto da diventare Team Principal nel 2008 e poi amministratore delegato di Formula One Group dopo il passaggio in Lamborghini) e Lapo Elkann era in stage a Maranello e Carlo Calenda studiava da politico e da ministro.

Che tempi… quei tempi! Beh, a presentazione della nuova Ferrari consumato, si finì al ristorante Cavallino al tavolo “presidenziale”, dove si era accomodato Alberto Bombassei, il bergamasco dei Freni Brembo che ambiva a diventare presidente di Confindustria salvo poi arrendersi a Giorgio Squinzi patron della Mapei (dunque anche di alcuni campioni del ciclismo). “Chi si accompagna a Candido è destinato ad avere un futuro radioso”, disse ad un certo punto Montezemolo guardandomi negli occhi, mentre assaggiava i ciccioli d’obbligo perché tra i piatti preferiti del padre putativo Enzo Ferrari. In parte ci azzeccò. Non completamente però: qualche ambizione rimane come crisalide di sogni ancora da conquistare. Ce la faremo.

Là, al Cavallino, mentre i piloti cominciavano a scatenarsi sulla vicina pista di Fiorano con le loro nuove, diaboliche macchine, in quegli anni Luca vedeva rosso. E il rosso della Ferrari imperversava ovunque. Allora, come adesso, i capannoni della Squadra Corse erano off-limits per tutti, o quasi. Ricordo una passeggiata tra una monoposto e l’altra a ragionevole distanza dagli operai – e che “operai” sono quei geni della meccanica e dell’elettronica! – indaffarati dietro al minimo particolare. E qualcuno ricordò della prima volta di Schumacher al volante della Ferrari. Era ancora inverno e l’appuntamento per il Team era al Paul Ricard, il circuito di Le Castellet, nel sud della Francia dove anni più in là avremmo scoperto e adottato per l’Italia la Spartan Race, la corsa a ostacoli #1 al mondo.

Quel giorno, proveniente da Monte Carlo dove aveva eletto la propria residenza sino al momento della rottura dei rapporti con il Principato per un incidente diplomatico e conseguente trasferimento a Ginevra; quel giorno, si diceva, Shumi aveva lasciato di buon mattino Monte Carlo e, dopo una sosta a tra Port Frejus e Saint Maxime nel Var a visitare il proprio vigneto di Cote du Rhone che dava su una pistina di kart, aveva raggiunto il Paul Richard quando ancora nessun rappresentante della Ferrari s’era palesato.

Scaricata la propria bicicletta da corsa che teneva nel baule dell’auto, Schumacher aveva indossato l’abbigliamento da ciclista e aveva ispezionato palmo per palmo i 5.800 metri del circuito. Compiuta la missione importantissima per memorizzare il tracciato, il tedesco di Hurth aveva pazientato ancora un poco senza vedere tute rosse in circolazione. Era in orario. Gli atri no. Erano in ritardo e così, caricata la bici in auto, se n’era andato. All’arrivo dei nuovi compagni d’avventura Lui non c’era più e rimasero tutti con un …palmo di naso. Lo attesero un giorno intero. Il boss aveva subito chiarito di che pasta era fatto e chi era il predestinato a suonare la danza. Che lezione aveva dato lo sfortunato pilota che ora è quotidianamente in lotta per la vita!

Una volta di più i ricordi si rincorrono e si accavallano con gli aneddoti, tipo quello raccontato da Ernesto Colnago che con Ferrari Engineering inventò la linea Ferrari di bici da corsa: dapprima una serie con la parte anteriore del telaio di color rosso e poi una successiva di color giallo. All’inizio solo bici da strada. E poi anche mountain bike con forcella anteriore telescopica. Che business fu… anche per Montezemolo, che le tenne a battesimo e di cui fu ottimo ambasciatore.

Adesso “Luca vede… arancione” e potrebbe presentarsi ai box di Monza con una McLaren muscolare S-Works Vange della Specialized oppure con una McLaren a pedalata assistita (o elettrica che dir si voglia): parliamo della Extreme, che è la bici più potente al mondo. Non andrebbe così spedito come il suo Italo Treno messo insieme con un manipolo di amici facoltosi di varia estrazione, ma farebbe ingelosire sia Piastri, sia Norris e soprattutto gli ex amici di casa Ferrari. 

Bando alle provocazioni. Lasciamo che la Brianza si infiammi per l’ultracentenario Gran Premio e aspettiamo il film di Pandey e Armstrong.  Che accendano pure i motori.

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