Alfredo Ambrosetti avrebbe spalancato il ‘Forum’ a Velasco
Da domenica totalmente all’italiana a domenica… bestiale. L’ItalVolley sale in cima al Mondiale un anno dopo la conquista dell’Olimpiade, ma l’altoatesino vede lo spagnolo tornare in possesso dello scettro del tennis, Pozzecco viene spazzato via da Doncic, lo sloveno Fenomeno del basket e la Ferrari non si ripete a Monza. E’ anche la domenica degli adii a Armani e Ambrosetti.
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Domenica 7 settembre 2025, è stata una giornata di ordinaria ubriacatura di sport italiano a cavallo tra Ringhio1, che aveva battuto l’Estonia 5-0, e Ringhio2, che aspettava Israele nella scalata alla qualificazione al Mondiale che più ci manca, quello per la Nazionale di calcio marchiata Gattuso, per spuntarla per un gol sul 5-4 finale.
Che cosa è accaduto in questa domenica bestiale all’italiana?
Ore 14:00; Montmelò-Barcellona, Spagna, MotoGP: Marc Marquez può festeggiare in casa con la Ducati Made in Italy nonostante (e grazie) la caduta del fratello Alex davanti agli occhi. E Alex si risolleva in fretta dallo scivolone e obbliga Marc a rimandare di almeno una tappa l’appuntamento con il casco iridato. Rimane il fatto che la Ducati festeggi di domenica ancor meglio di quanto fatto di sabato.
Ore 14:30; Bankok, Thailandia, volley: dopo lo storico successo sul Brasile, le ragazze di Julio Velasco, contro la Turchia per il trono mondiale della leggenda, prolungano a 36 la striscia da favola messa insieme per se’ e per la schiera di tifosi, issando così la bandiera tricolore sul tetto del mondo ventitré anni dopo un altrettanto epocale trionfo. E così Velasco si laurea come il terzo commissario tecnico delle squadre nazionali azzurre a collezionare Olimpiade e Mondiale di filato dopo Vittorio Pozzo (calcio) e Ratko Rudic (pallanuoto).
Ore 15:00; Monza, Italia, Formula 1: il Gran Premio d’Italia chiamava la Ferrari nonostante i pasticci combinati da Charles Leclerc e Lewis Hamilton nelle prove del sabato (e la scia per Carletto dove la metto???), ma i rossi di Maranello sono stati di rosa pallido.
Ore 17:30; Riga, Lettonia, basket: i giovanotti di Pozzecco misurano con la Slovenia innovate ambizioni verso la finale degli Europei incuranti di Luka Doncic. Ma Doncic è un fenomeno vero: ne nasce uno al secolo e da solo ne fa 42 alla squadra di Gianmarco Pozzecco. Si squagliano tutti: giocatori e CT, che pure aveva dichiarato di avere una difesa come quella del calcio che vantava Franco Baresi e Paolo Maldini… La Slovenia ha nella pallacanestro l’equivalente del Tadej Pogacar del ciclismo. Entrambi sono inarrestabili. Pozzecco finisce per essere umiliato e, in lacrime, fa le valigie… non solo per rientrare dalla Lettonia, ma anche per lasciare la Nazionale. Per l’eterno presidente Gianni Petrucci si riapre un problema atavico: trovare il capo ideale per la panchina azzurra, il suo Velasco, insomma: essere sceso al “Poz”, ancor più se contornato da angeli custodi dai cognomi roboanti, non fu certo un segnale di problema risolto. Chissà se accadrà lo stesso per Ringhio Gattuso con Gianluigi Buffon…
Ore 20:00; New York, Stati Uniti d’America, tennis: Jannik Sinner sfida Carlos Alcaraz negli Open USA. Carlitos si fa trovare in stato di grazia e schianta l’altoatesino in quattro set, riprendendosi lo scettro del numero 1 al mondo, mentre sugli spalti e attorno allo stadio statunitense accade di tutto: i controlli di sicurezza imposti dall’arrivo del presidente Donald Trump fanno ritardare l’inizio di 48 minuti, la gente che ha pagato il biglietto entra sino a secondo set già cominciato, la gente fischia il Tycoon e applaude il suo “nemico” Bruce Springsteen in evidente stato di soddisfazione, Spike Lee continua a gufare contro Sinner, eccetera eccetera. E così l’8 settembre ci si sveglia con lo spagnolo di nuovo numero 1 del tennis mondiale dopo 455 giorni e 65 settimane di regno targato Sinner, nell’occasione in evidente deficit nei tentativi di mettere la prima palla.
Da domenica all’italiana a … domenica bestiale per Pozzecco prima e per Sinner dopo, sorvolando sulla Ferrari che stavolta a Monza non tocca palla. La stagione dei Grandi Slam del tennis si chiude dunque sul 2-2: Australian Open e Wimbledon per l’italiano; Roland Garros e US Open per lo spagnolo. Sinner confessa la necessità di uscire da quella che ormai considera una sorta di confort zone di un gioco divenuto intuibile per l’avversario. Dev’essere proprio così. I numeri lo confermano. Lo spagnolo lascia New York con la sesta vittoria nelle ultime sette sfide dirette.
Chissà perché, ma rivediamo in Carlos Alcaraz per Jannik Sinner quel che nel ciclismo è stato Miguel Indurain per Gianni Bugno e Claudio Chiappucci. Quando si presentava alla partenza il gigante della Navarra, per gli italiani calava la notte dei risultati. Ciò accadeva sia al Giro d’Italia e soprattutto al Tour de France. Tour 1991: Indurain vince la maglia gialla su Bugno e Chiappucci. Tour 1992: Indurain si impone su Chiappucci e Bugno. Tour 1993: Indurain continua la propria saga ai danni di Rominger e Jaskula, ma quell’anno comincia un’altra storia.
Le immagini di quegli anni si rincorrono nella mente mentre nei cieli della Lombardia svolazzano gli elicotteri che da Monza accompagnano alle rispettive destinazioni i reduci dal Gran Premio d’Italia consegnato a Max Verstappen da avversari pasticcioni e mentre da Cernobbio (Como) se ne vanno i partecipanti al Forum Ambrosetti, meeting ora organizzato da The European House of Ambrosetti, estensione della geniale intuizione di Alfredo Ambrosetti, il solo capace di radunare già cinquant’anni prima il gotha dell’economia e della politica mondiale declinata anche in italiano.
Alfredo Ambrosetti si è spento da poche ore e riposa in una camera funeraria di Azzate (Varese), che sorge a pochi chilometri dal teatro (Silos) di via Bergognone a Milano dove è di scena l’addio al gigante dei giganti degli stilisti, Giorgio Armani. Due grandi perdite per l’Italia.
Alfredo Ambrosetti era cugino di Alfredo Binda, il primo padrone assoluto del ciclismo mondiale: il solo al mondo ad essere stato pagato con lo stesso montepremi che sarebbe andato al vincitore di un evento sportivo perché avrebbe sicuramente conquistato quel Giro d’Italia (1930), uccidendone l’interesse. Ambrosetti e Binda erano nipoti dello stesso Nonno… Alfredo. E quando gli eredi di Alfredo Binda stavano orientandosi a celebrare il centenario del proprio capostipite (1902-2002) campione del Mondo, Alfredo Ambrosetti ci invitò al Clubino di Milano, al numero 3 di via degli Omenoni, per una colazione di lavoro. Lì, in quel luogo sacro dell’aristocrazia milanese e dell’alta finanza – luogo gemellato in regime di reciprocità con la Boodle’s di Londra e la Knickerbocker si New York – già residenza degli Omenoni, appunto, Alfredo “Alfredone” Ambrosetti ci invitò per chiedere di redigere una pubblicazione che ricordasse il celebre cugino Alfredo Binda onde celebrarne tangibilmente le imprese nello sport e nella vita.
Il Clubino soggiaceva a regole precise e accoglieva soltanto chi portasse camicia e cravatta. Ovviamente mi presentai senza cravatta e alla reception venni invitato con garbo e fermezza a indossarne una intonsa, che dovetti restituire (!) al momento di andarmene dopo un’esperienza da incorniciare.
Era il 2001 o giù di lì. Accettai l’incarico con orgoglio senza chiedere alcun euro perché lo considerai un tributo dovuto a chi mi aveva più volte ospitato – l’Alfredo ciclista – nella propria abitazione milanese di Viale Argonne e di fatto adottato per confidenze, che in quanto tali me ne guardo bene dal rivelare. Là conobbi la moglie, Angela Ambrosetti, che Binda aveva tenuto a battesimo e poi… sposato quando ancora la ragazza aveva il volto da bambina e lui era ormai cinquantenne. Per qualche tempo avevo frequentato anche le loro due figlie: la meditabonda primogenita Lauretta e la pestifera (si fa per dire) secondogenita Martolina. Simpatiche e carine.
Alfredo Ambrosetti è stato un visionario del panorama mondiale e fu proprio grazie a lui che ogni anno, a partire dal Duemila o giù di lì, il Forum spalancò le porte ai grandi dello sport, puntualmente presentati stagione dopo stagione dalla conduttrice dai capelli rossi Paola Saluzzi ben prima che facessero irruzione, per altre vie, sia Barbara Palombelli, sia Mariangela Pira.
Ogni anno lo sport offriva al Forum personaggi di spicco. Concomitanze permettendo, Alfredo Ambrosetti avrebbe sposato per il 2025 l’invito alle ragazze di ItalVolley di sicuro, che sono capitanate da Anna Danesi e guidate da quel Velasco così leader, così visionario, così inclusivo e così… filosofo da costruire il ponte strepitoso da Parigi 2024 a Bankok 2025! Ovvero: l’esatto contrario di Gianmarco Pozzecco, che andandosene ha forse spianato la strada all’auspicato arrivo di un santone vero quali sono Luca Banchi e Sergio Scariolo, che a sessanta o sessantacinque anni sono uomini d’esperienza dal cosmopolitismo cestistico invidiato nel mondo.
Banchi non riuscì a far felice Giorgio Armani dieci anni prima della scomparsa dello stilista, che già aveva salvato l’Olimpia Milano due lustri prima. Ma questa è altra storia. La riscopriremo.
Una domenica di ordinaria follia non poteva che introdurre un lunedì da… “pazzi” per dirla alla Gennaro Gattuso, che con i suoi azzurri è andato in altalena contro Israele sino a spuntarla in zona Cesarini per 5 gol a 4. Beh, 10 reti in due partite nella marcia di qualificazione ai Mondiali non sono cose per pochi, ma quelle 4 reti subite da Israele suggeriscono di mettere mano alla difesa oltre che pensare ad affinare il gioco delle due punte in attacco. No? Il cammino è impervio.