“Re Leone” era nel cuore dell’”Avvocato” d’Italia per antonomasia ben più di Eddy Merckx e Patrick Sercu, due giganti del ciclismo che pure erano stati sponsorizzati con il marchio FIAT. Mario Cipollini personaggio dentro e fuori il ciclismo (192 vittorie), che ora lo ripudia forse perché di calibro superiore a quello degli attuali commentatori prima e forse per una imperdonabile caduta di stile. Quando l’”Avvocato” ci faceva arrivare in ritardo a scuola…
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Un’intervista rilasciata da Evelina Christillin a La Gazzetta dello Sport il 13 settembre 2025, la Signora Bionda dei Giochi Invernali di Torino, del Board della Federcalcio Mondiale, del Museo Egizio, del Teatro Carignano, dell’ENIT e di tanto altro, in un passaggio emblematico, afferma (come riassunto da TGCOM 24):
“Come avrebbe vissuto Gianni Agnelli la vicenda Calciopoli? Credo si sarebbe comportato come John Elkann, da lui scelto come erede alla guida della famiglia. Nel 2006, al processo sportivo, l’avvocato Zaccone, difensore della Juventus, disse che la retrocessione in Serie B con penalizzazione sarebbe stata una pena accettabili e questo significa qualcosa. Penso che l’Avvocato avrebbefatto lo stesso”.
Alla Christillin poi viene sottolineato come Moggi da sempre si professi innocente, questa la sua risposta: “Dal suo punto di vista fa bene, tanti tifosi sono con lui e non si può dire che da altre parti non sia successo nulla. Mi riferisco per esempio al passaporto falso di Recoba dell’Inter”.
Tutto ciò premesso, è d’obbligo fissare alcuni punti per chiarezza e per comodità.
Evelina Maria Augusta Christillin, una gioventù passata anche sulla neve e sul ghiaccio, è l’anima di quel che fu l’incursione italiana al Comitato Olimpico Internazionale per portare a Torino, Sestriere e dintorni i Giochi 2006 attraverso il TOROC di cui era vicepresidente. Figlia di Emilio (imprenditore) e nipote di Ernesto (egittologo), è stata compagna di scuola di Margherita, figlia di Giovanni “Gianni” Agnelli, compagno di università di suo padre e presidente della FIAT, della Juventus, della Ferrari di F1, de La Stampa e di un’infinità di altre realtà di Torino e dell’Italia ben conosciute nel mondo, nonché Senatore della Repubblica.
Evelina è sposata a Gabriele Galateri di Genola, genitori di Virginia.
Tutti conosciuti dal sottoscritto anche se non sempre e totalmente in accordo con le loro simpatie e le loro conseguenti azioni. Non per questo mi sono scandalizzato quando Evelina si lasciò scappare alcune frasi su Erick Thoir, eminenza grigia di un certo periodo dell’Inter anche se i sassolini che di tanto in tanto si toglie dalle scarpette a mezzo tacco sono lanciati verso Massimo Moratti, padre putativo dell’italianizzazione sfacciatamente volgare di Alvaro Recoba. Evelina dipinse Thoir come “Cicciobello con gli occhi a mandorla” e “un piccoletto ciccione indonesiano”. Apriti cielo! Mastica amaro da quando alla Juve venne tolto lo scudetto per via di Calciopoli finito nel palmares dell’Inter. E forse anche prima.
Evelina è un vulcano sempre in eruzione. A Gazzetta deve la popolarità ritagliatala addosso dal direttore Candido Cannavò. E al Giro d’Italia deve la visibilità dall’ammiraglia di Carmine Castellano. Fu anche ospite del sottoscritto in alcune tappe: una sulle Dolomiti con la sua amica “Caffettiera” Lavazza (una delle sorelle della discendenza dei bolognesi imperatori della distribuzione del caffè) e un loro accompagnatore, primo violista di Riccardo Muti.
Emozioni inanellate una dietro l’altra.
La circostanza dell’intervista alla Gazzetta, ci sprona ad accendere l’occhio di bue dei ricordi sulla figura di Gianni Agnelli, ovvero l’”Avvocato” per definizione e forse anche per eccellenza. Quando si dice “Avvocato” si intende Agnelli e non certo Franco Coppi in campo maschile e/o Giulia Buongiorno in campo femminile, veri e propri Principe e Principessa del Foro.
Non è affatto fantasiosa l’ipotesi che l’”Avvocato” telefonasse di buon mattino a chi potesse soddisfare le sue curiosità, che erano infinite. Il telefonista di Casa Agnelli era un fenomeno. In tempi in cui i telefoni cellulari, il centralinista di stanza in Collina sapeva rintracciare chi si trovava a transitare nei pressi di una cabina del telefono pubblico della Pacific Bell sulla V Strada di Manhattan (New York) se dotata di numero fisso. Un genio.
E se dall’altra parte del telefono di sentiva dire “Casa Agnelli” significava essere stati raggiunti dall’Avvocato: più era di buon mattino, più grande era la curiosità o il calibro dell’interlocutore.
Verso la metà degli Anni Novanta, con i cellulari già diffusi in Italia dai tempi del Mondiale di Calcio del 1990 ma ancora in via di perfezionamento nella propagazione delle onde a 900 megahertz, l’”Avvocato” ci placcò mentre accompagnavo in auto mia figlia Giulia giù e su per le colline del Golf di Carimate (Como), destinazione Collegio De Amicis di Cantù per le scuole elementari.
“Disturbo? Come sta lei? E come sta Mario Cipollini???”. Sorpresona. L’”Avvocato” si interessava al numero 1 dei velocisti dell’epoca di un ciclismo che andava ben più di fretta rispetto ai tempi in cui lo stesso “Avvocato” sponsorizzava col marchio FIAT fondato dal nonno Giovanni campioni del calibro dei belgi Eddy Merckx e Patrick Sercu (1977) con Raphael Geminiani (amico e rivale di Fausto Coppi) e Robert Lelangue in ammiraglia. Giganti delle due ruote ad ogni latitudine. Nel ciclismo di seconda schiera hanno invece imperversato Fiat Trattori e Fiat Agri con direttori sportivi Giovanni Graglia e Italo Zilioli.
Quella telefonata ci raggiunse tra Lentate sul Seveso e la frazione Copreno, poco prima di svoltare a destra per scendere lungo la Novedratese verso la Valle e poi salire a Carimate, attraversare anche Montesolaro ed entrare in Cantù. Si sapeva che, appena svoltato a destra, la comunicazione diventava precaria: dapprima vacillava e poi entrava in un cono d’ombra e le cellule si spegnevano. Per non correre il rischio di perdere il contatto, ci fermammo a bordo strada tutto il tempo necessario a soddisfare la curiosità dell’”Avvocato” su quel fenomeno delle volate che a quasi dieci anni di quello che sarebbe stato il suo Giro delle 6 tappe vinte e il suo Mondiale di Zolder 2002; già aveva collezionato perle come le tappe a raffica al Giro e al Tour (solo nelle fasi inziali della Grande Boucle perché di solito vedeva in televisione al mare in Versilia il gran finale dei Campi Elisi a Parigi), la Gand-Wevelgem, i successi in Spagna, Svizzera e anche fuori dall’Europa.
L’ecletticità e il Personaggio Cipollini dipinto come “Re Leone” del ciclismo avevano annichilito la concorrenza come on-top sulla velocità di punta che lo sprinter lucchese sapeva raggiungere a coronamento del gran lavoro dei luogotenenti del “treno” dello sport più famoso al mondo. In corsa, Cipollini indossava divise che sapevano colpire l’immaginario collettivo come elaborazioni delle maglie rosa (6 in tutto), gialle (altre 6), a pois rossi, ciclamino, etc. E fuori dalle corse, portava abiti firmati con Montblanc al taschino, camicia bianca e polsini d’oro; scarpe di vernice… guidava Mercedes e Audi, viveva a Monte Carlo dove frequentava ambienti altolocati, lo accolsero più per il suo modo di porsi, che per le 192 vittorie collezionate in carriera (170 tra i prof, criterium compresi).
Quel “Personaggio” aveva fatto breccia anche nella fantasia dell’”Avvocato”.
E fu così che quella mattina ci tenne incollati al telefono ben più quarto d’ora classico, fermi a bordo della strada per evitare che la chiamata cadesse e la classica mosca andasse al ben noto naso… Siccome di buon mattino si è sempre di corsa con i figli da accompagnare a scuola, capitò che si raggiunse il Collegio di Cantù quando il cancellone di via Brambilla era chiuso e sbarrato, tanto da dover chiedere l’indulgenza di un accesso secondario e raggiungere così la classe dove le lezioni erano già cominciate. “Ma, Giulia, non dire che papà ha fatto tardi perché si è fermato lungo la strada per non perdere la chiamata di Agnelli, … tanto nessuno ti crederebbe!”. Dovemmo raccontare la bugia a buon fine di essere arrivati in ritardo perché rimasti addormentati.
Non tutti ci credettero.
Avrà mai saputo, Cipollini, che era entrato anche nel cuore dell’”Avvocato”? E quanto vale, ora, quell’interessamento di uomo speciale come l’”Avvocato”, visto che “Re Leone” è stato emarginato da quel mondo del ciclismo che pretende di fare opinione e che invece dà spazio a commentatori senza carattere e con la fedina sportiva ben più sporca di quella di Cipollini? Forse aver allungato le mani verso la moglie Sabrina fu caduta di stile imperdonabile, ma nulla a che fare sul nostro ritardo nel raggiungere il Collegio.





