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Mattarella, un Presidente alla miniera Marcinelle dove anche il Giro d’Italia onorò i nostri immigrati 

Mercoledì 22 ottobre 2025, i Reali del Belgio accompagnano la prima carica d’Italia sui luoghi della terza tragedia della storia per numero (136 morti) dopo quelle negli Stati Uniti di Monongah (Virginia, 171) e di Dawson (Nuovo Messico, 146). Ci piace ricordare quel Giro del 2006 che portò la carovana a Bois de Cazier

La sensibilità che ne contraddistingue la personalità non poteva che portare il Presidente Sergio Mattarella a visitare Le Bois du Cazier per un sentito omaggio alla memoria delle vittime di quella che è conosciuta come la tragedia di Marcinelle. E con essa sono stati toccati anche i cuori dei discendenti – in loco e in Patria – di quei 136 italiani morti insieme ad altri 126 di varie nazionalità su un contingente complessivo di 275 presenti quel giorno nella miniera di carbone ad un passo da Charleroi.

Era l’8 agosto 1956 e una maledetta scintilla elettrica provocò l’incendio dell’olio ad alta pressione utilizzato per gli scavi. 

Gli immigrati italiani in Belgio rappresentavano una sorta di scambio: i nostri fornivano lavoro nell’estrazione del carbone e Bruxelles garantiva in cambio energia a Roma. Dieci anni prima, il “Protocollo italo-belga” impegnava l’Italia a fornire 50.000 lavoratori ad un Paese che, relativamente piccolo e per quanto risparmiato dalla Seconda Guerra Mondiale in fatto di morti, era ricco di risorse da portare in superficie.

In quel 1956, i minatori italiani in Belgio erano circa 44.000 (quasi il 90% del computo sancito dal Protocollo del 1946) a fronte dei 142.000 stranieri precettati in Belgio, principalmente in Vallonia, terra di miniere e di fonderie (acciaierie): praticamente il 70% di tutti gli immigrati impiegati da quelle parti.

Poco dopo le 8 di quel maledetto 8 agosto, una putrella dentro il Pozzo II (o  impianto di risalita A che dir si voglia) trancia un cavo dell’olio a pressione, una scintilla provoca l’incendio ed è il … terzo disastro della storia delle tragedie dei lavoratori italiani all’estero dopo quelli di Monongah (Virginia, Stati Uniti d’America, 6 dicembre 1907 con 250 vittime, di cui 171 italiani, principalmente dell’Abruzzo e del Molise) e di Dawson (Nuovo Messico, Stati Uniti d’America, 22 ottobre 1913, con 263 minatori deceduti di cui 146 italiani).

Riepilogando i numeri degli scomparsi italiani: 171 a Monongah, 146 a Dawson, 136 a Marcinelle.

Possiamo ben comprendere l’emozione di Sergio Mattarella che, accompagnato da Sua Maestà il Re dei Belgi Filippo e Sua Maestà la Regina Mathilde, il 22 ottobre 2025 ha fatto visita a Bois du Cazier, luogo simbolo dei sacrifici e dei sacrificati dell’Italia nel nome della Patria e dei primi passi della Comunità Europea sbocciata con il Comecon, il Consiglio di Comune Assistenza Economica, datato 1949.

Quando si consumò la tragedia di Marcinelle, il Presidente aveva 15 anni, quindi l’ha vissuta in presa diretta già grandicello. Noi si era ancora in …culla, ma i libri di scuola prima e letture dedicate poi, ci hanno aiutato ad entrare nel vivo di quel dramma, tanto che appena palesatasi l’opportunità (e la necessità di farlo crescere come brand internazionale) di portare il Giro d’Italia in Vallonia, non ci facemmo pregare granché per sposare il Progetto rimbalzato da Liegi alla sede milanese della Gazzetta dello Sport, la mamma della corsa rosa.

Un blitz da quelle parti ben conosciute per via delle Classiche di Primavera, una riunione al palazzo dei Principi-Vescovi di Liegi, un pranzo dalle parti di Wanze, un incontro alla “Vitrerie” per antonomasia di Seraing, un giro attorno allo stadio Dufrasne, ed ecco servita la Grande Partenza del Giro del 2006, che a nostro avviso ha fatto da spartiacque tra il Prima e il Dopo delle Grandi Partenze in stile Tour de France.

Partenza con la cronometro individuale Seraing-Seraing (Liegi Metropolitana) il 6 maggio e l’indomani tappa in linea Mons-Charleroi… con quartier generale dentro gli stabili di Bois du Cazier, tetri per quel legno temperato dal tempo e dalla polvere di carbone. Un tocco all’anima dentro il cuore di un Patrimonio dell’Unesco, che è anche inno agli immigrati italiani (e del mondo) periti per causa maggiore.

Senza voler mandare la mosca al naso di alcuno, i media convenzionali d’Italia non hanno ben colto e diffuso la commozione di Sergio Mattarella. Quello di Marcinelle è il monumento al sacrificio di chi trovava la morte per obbligato a lasciare Abruzzo, Marche, Molise e dintorni per cercare pane altrove. E invece di trovare vita, trovò morte.

Non a caso, quel Giro del 2006 propose una tappa da Civitanova Marche a Passolanciano, passando per Lettomanoppello sulla rotta verso la Maielletta. Gran parte dei periti a Marcinelle arrivavano da lì. Giusto per la cronaca: a Charleroi si impose Robbie McEwen e a Passolanciano la spuntò Ivan Basso (vincitore in maglia rosa a Milano prima di essere travolto dallo scandalo dell’Operation Puerto).

Paolo Savoldelli, Robbie McEwen, Paolo Bettini, Ivan Basso: ecco i nomi che caratterizzarono quel Giro d’Italia, edizione numero 89, assieme alla celebrazione a Pontedera del 60° compleanno della Vespa con una cronometro partita proprio dentro la fabbrica Piaggio dove venne montato il primo motore dello scooter più fascinoso al mondo… Tutto era aggrappato all’omaggio a quelle 136 vittime italiane della tragedia di Marcinelle. Perché – si sa – il futuro si costruisce sempre sulla memoria!

Il volto di Mattarella e il suo intervento andrebbero stampati in un podcast da trasmettere nelle scuole di ogni ordine e grado, sempre che il Ministero dell’istruzione e del merito… decida di entrare, appunto, nel merito e conceda per qualche minuto l’utilizzo dello smartphone agli studenti.

Siamo irriverenti? 

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