Unire i puntini dell’Italia caduta nel dimenticatoio. Passare dal teatro della “Passione di Cristo” in Basilicata alla “Città dei Balocchi” in Lombardia e alle miniere dimenticate della Sardegna dalle parti di Arbus: ecco il viaggio che sta così a cuore degli Urban Explorer da sfidare la morte a piè sospinto e da gestire con attenzione.
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Percorrendo in lungo e in largo l’Italia – e qualche volta anche l’Europa – capita di sbattere contro realtà inimmaginabili: quella dei borghi fantasma, che di tanto in tanto tornano d’attualità a causa di incidenti più o meno occasionali.
La cronaca di metà dicembre 2025 parla di un incidente mortale nella Bergamasca, ad Alzano Lombardo. Un diciannovenne è precipitato nel vuoto nell’ex stabilimento Italcementi, che un tempo era il regno della famiglia Pesenti. Si tratta di uno dei mille e mille urban explorer, esploratori urbani, che passano al setaccio decine di edifici catalogati come punticini imprescindibili della rete di punticini di architettura industriali.
E’ un nuovo hobby, che potremmo quasi definire “disciplina sportiva” per via del fatto che ci vuole davvero un fisico prestante per arrampicarsi su tetti, ciminiere, comignoli, grondaie, e via discorrendo. Le sfide precedono di dominare edifici che nei secoli hanno fatto qualche storia speciale e che spesso sono divenuti fatiscenti e… inviolabili.
La mappa di quei puntini tocca tutte le regioni. Proprio così: tutte! Qualche esempio, risalendo la Penisola: si va da Pentedattilo (borgo a forma di mano aggrappato alla roccia) in Calabria a Roscigno Vecchia in Campania; dalla spettrale Craco – ricordate “Cristo si è fermato a Eboli” di Francesco Rosi e la “Passione di Cristo” di Mel Gibson? – in Basilicata a Civita di Bagnoregio nel Lazio; da Fabbriche di Careggine in Toscana a Balestrino in Liguria; da Ingurtosu in Sardegna a Consonno in Lombardia, oltre alla già citata Alzano.
L’urban explorer si raggruppa spesso in club, che a loro volta diventano parte integrante di una community sempre in movimento. L’adrenalina che spinge il moderno esploratore a spostare sempre più in là i propri limiti prevede anche la raccolta di documentazione cartacea tipo atto costitutivo della società che determinava una tal attività, l’atto notarile dell’acquisto o della vendita dell’immobile, il foglio catastale del fabbricato, l’insegna recuperata chissà dove, i ritagli di giornale… Sbocciano iniziative “speciali”, che si estrinsecano in cappellini, magliette, decalcomanie, quadri e quadretti che fanno leva su fotografie scattate con abilità e gusto.
Tutto ciò ci ha spinto sino a Olginate, dalle parti di Lecco, dove parte la strada “provata” che porta a Consonno, un borgo che il suo fondatore immaginò come la Città dei Balocchi” in pieno boom economico di quell’Italia che si stava emancipando dalla Secondo Guerra Mondiale. Il demiurgo si chiamava Mario Bagno Conte di Valle dell’Olmo: imprenditore di origine piemontese (Vercelli) molto attivo nella ricostruzione di strade e nella costruzione di infrastrutture concepite per favorire la rinascita del Paese.
In una trasmissione di Radio24 è rispolverata la voce di quel visionario che racconta come sarebbe stata la Las Vegas della Brianza che aveva in mente: “spianeremo quella mezza collina per disegnare all’ombra del Resegone l’autodromo più godibile al mondo; costruiremo un albergp con intorno la pista del ghiaccio, la torre visibile a distanza, il parco giochi, lo zoo con animali amici… “, si sente dire Conte Bagno.
Sfogliando alcune riviste riposte in uno scatolone in cantina, abbiamo ritrovato dei ritagli dell’Espresso che dipingono l’ambizioso progetto della “Città dei Balocchi”, antesignana di quella riproposta in miniatura a Como prima che il discusso sindaco Alessandro Rapinese la sfrattasse da Lungolago Trento e Trieste per poi farsela soffiare dal vicino Canton Ticino (Svizzera).
Il Bagno che parla alla radio, sui magazine dell’epoca appare in soprabito chiaro, occhiali da sole e cappello a falde contenute. Un imprenditore vero e per certi versi difficile da comprendere sino in fondo perché il confine tra realtà e fantasia è labilissimo. Ogni sua frase sul progetto si chiude con l’emblematico “se ne avremo possibilità…”, che significa tutto e che può nascondere presunte difficoltà di natura economica o strutturale.
Fatto ò che quel Borgo di Bagno, unanimemente conosciuto come Borgo Consonno, prese vita e con esso anche qualche svarione notturno per chi cercava sollazzi a pagamento. Il Conte comprò la proprietà nel 1962 da una ricca famiglia di possidenti del Lecchese, sintesi dei Verga e degli Anghileri. Sbancò il terreno, diede il via ai lavori di costruzione, superò una prima difficoltà nel 1966 a causa di uno smottamento e pure una seconda difficoltà dieci anni più tardi, nel 1976. Gli abitanti del luogo che avevano abbandonato Olginate quando le attività agricole erano entrate in crisi, ritornarono per essere impiegati nella Città dei Balocchi.
Inesorabilmente il business calò. Negli anni, l’albergo venne trasformato in ospizio e poi chiuso. Il Borgo divenne fantasma. Las Vegas della Brianza, addio. E per gli abitanti del posto, il visionario Conte Bagno divenne “Conte Amen”. La fine. Il colpo di grazia venne assestato per mano degli ideatori di un rave party che durò tre giorni e tre notti. Ora ci si va in… pellegrinaggio. Punto e a capo.
Come generalmente accadde per tutti gli altri borghi divenuti inanimati, anche Consonno si dovette inchinare agli eventi determinati dalla natura violata con insolenza e ai fattori economici, che inevitabilmente viaggiano parallelamente e portano all’abbandono della località da parte degli abitanti. In una parola: spopolamento.
La TSI – Televisione Svizzera Italiana – ha realizzato un video in cui si parla più di “Conte Amen” e meno di “Conte Bagno” scomparso ormai da sei lustri (1995) alla veneranda età di 94 anni. Real Player aiuta tutti i curiosi a stanare la nuova, triste realtà di Consonno. Toccare con mano la situazione significa ricevere un pugno nello stomaco, così come incamminarsi verso Ingurtosu, ad Arbus, nel Sud della Sardegna spolpata sino all’osso e abbandonata al proprio destino. Quella zona mineraria è a nord di Iglesias e a sud di Arborea. Il Giro d’Italia ce la fece scoprire. E ci appassionò per via delle storie un tempo improntate alla ricchezza d’esportazione via via scivolate nella tristezza dell’abbandono delle miniere e delle loro genti.
La mappa dei Borghi Fantasma non suscita solo interesse. Purtroppo, mette in rilievo situazioni impregnate di disperazione.