Tanti prestiti dal Ministero della Cultura e dalle Sovrintendenze del Veneto, dell’Emilia Romagna, della Toscana e del Lazio. Per un progetto di grande respiro nazionale che vuole essere anche un esempio di promozione del patrimonio archeologico italiano. La mostra Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari, dal 6 marzo al 29 settembre nell’Appartamento del Doge a Palazzo Ducale a Venezia, è un racconto storico che vuole riportare l’archeologia nella sua dimensione più autentica, come ha ricordato in occasione della conferenza stampa di presentazione il ministro della Cultura Alessandro Giuli. “E non esiste – ha aggiunto – luogo più adatto di Venezia, città d’acqua per eccellenza”.
In mostra a Palazzo Ducale 750 preziosi reperti, molti mai esposti prima
Nel complesso e multiforme rapporto tra le acque e il sacro, la rassegna propone circa 750 reperti. In alcuni casi rarissimi e mai esposti al pubblico. Testimonianze dell’affascinante mondo delle pratiche religiose antiche in cui l’acqua aveva un valore generativo, terapeutico, identitario. Muovendosi tra la civiltà etrusca e quella veneta, andando a scoprire le tante analogie che collegano questi due mondi, entrambi legati all’acqua e alla sua energia vivifica, salutare, sacra. Un tema inedito e finora poco esplorato. Non tanto nel “Confronto tra la civiltà etrusca e quella veneta, già oggetto di riflessione scientifica e di aggiornamento delle conoscenze – spiega la curatrice Chiara Squarcina– quanto nel suo voler indagare il rapporto con la sacralità delle acque nel mondo etrusco e nel mondo veneto, nel tentativo di metterne a fuoco affinità e specificità”.

La mostra è organizzata dai Musei Civici di Venezia in collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati che ospiterà un secondo momento espositivo a Milano il prossimo autunno. E’ il racconto di due popoli, Etrusco e Veneto, il cui rapporto ha messo in relazione il Tirreno e l’Adriatico. Sullo sfondo, comune denominatore è il Mare Mediterraneo. “Che rappresenta una dimensione di apertura – sottolinea il ministro Giuli – tipica della nostra penisola fin dall’antichità. Luogo di scambi, di commerci, ma anche di importanti trasmissioni culturali”. La mostra vuole essere quindi un esempio riuscito, e affascinante, di relazioni e affinità tra popoli, paesaggi, credenze, comunità, “Dove testimonianze che giungono da epoche tante lontane sono frammenti vivi, capaci di parlare al presente”.
I tanti luoghi diversamente legati all’acqua, dall’Etruria al Veneto
Nel suo percorso espositivo, Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari si muove tra il mondo religioso etrusco e le acque dei grandi santuari salutari dell’Etruria interna, fino ad arrivare ai porti dell’Adriatico settentrionale di Adria e Spina, presentando reperti che restituiscono i riti legati alla navigazione e agli approdi sacri. Negli spazi dedicati a I Veneti e il Sacro tornano le acque sananti con testimonianze che qui provengono dall’area di Montegrotto e da quella di Lagole di Calalzo. Passando per luoghi sacri legati diversamente all’acqua come i santuari fluviali, fino ad arrivare ad Altino porto sacro dei Veneti aperto alle rotte adriatiche, mediterranee e lagunari, un centro di culto ma anche di accoglienza di comunità diverse. La mostra si distingue per la qualità dei reperti esposti, alcuni provenienti anche da scavi molto recenti. E per l’impianto scientifico che la supporta, frutto di un lavoro condiviso e di una grande collaborazione istituzionale. Una mostra che è esempio virtuoso di sinergia tra enti pubblici e privati.
(foto in evidenza: a sinistra Disco di Montebelluna, a destra Testa di Leucothea da Pyrgi; crediti: ufficio stampa mostra)