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Verona dall’Aida a Santana, da Zucchero a Springsteen. Ora tocca alla Chiusura dei Giochi di Milano Cortina 2026

Gabry Ponte, Achille Lauro e chissà chi altri all’atto conclusivo della terza Olimpiade invernale made in Italy. Come calerà il sipario su un evento che a portato gli azzurri ad un passo dalla Norvegia, vera superpotenza sulla neve e sul ghiaccio. Quanti ricordi tra Opera lirica, show di star mondiali della musica e conclusioni pirotecniche del Giro d’Italia…

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Con gli atleti di un’Italia così mirabolantente – grazie alle Dame Bianche capitanate da Federica Brignone e Arianna Fontana – da competere nel medagliere alla pari con la Norvegia e addirittura davanti agli Stati Uniti d’America a metà strada dell’avventura; i Giochi Invernali 2026 scivolano inesorabilmente verso la Cerimonia di Chiusura di domenica 22 febbraio.

L’appuntamento è fissato all’Arena di Verona su cui è stata messa l’etichetta Olympic e dove Il DJ e Producer italiano più conosciuto al mondo (Gabry Ponte) farà ballare tutti e… proprio tutti! La telecronaca-patacca della Cerimonia d’Apertura ad opera di Paolo Petrecca ha allontanato lo spettacolo di Marco Balich dai livelli più alti nell’immaginario collettivo dei telespettatori nei confronti di eventi di quel tipo, ma ci sono oggettivi margini di recuperi per la diffusione delle immagini in campo nazionale perché Petrecca è stato temporaneamente congelato dai vertici della Rai e l’ex epurato e riservista Auro Bulbarelli è stato richiamato in attività per la ghiotta opportunità.

Il solo Ponte che tutti condividono – Gabry, appunto: alla faccia della tanto discussa e traballante idea di tornare ad unire (finalmente!) fisicamente Calabria e Sicilia – non verrà discusso e saprà essere all’altezza della situazione: i precedenti e il palmares rappresentano le certezze più conclamate.

Gabry Ponte e la Cerimonia nel complesso non potranno fallire e allungheranno di un anello la prestigiosa collana che dentro l’Atena ha preso vita a partire dall’agosto del 1913 quando prese corpo la prima Aida di Giuseppe Verdi in Edizione Storica con scene suggerite dai bozzetti di Ettore Bozzetti e libretto di Antonio Ghislanzoni. L’idea dell’opera si fonda sulle esperienze degli archeologi francesi e ciò potrebbe essere il …ponte da Milano Cortina 2026 ad Alta Savoia 2030. E chissà se stavolta Emmanuel Macron ritroverà la strada dell’Italia considerato che quei politici ritenuti così anticipati da tenerlo lontano da Milano il 6 febbraio se ne sono andati da tempo dall’Olimpiade.

Ecco: l’Arena di Verona non consente bluff. Lo sappiamo da sempre… o comunque da quel 1° settembre 1977 quando, di stanza alle FTASE (Forze Terrestri Alleate Sud Europa) si girovagava tra gli uffici della Nato di via Roma a Castelvecchio, la caserma dormitorio di Piazza Pozza, la mensa di un’altra caserma in zona e la celeberrima Piazza Bra. Impossibilitati ad entrare in Arera, quella sera ascoltammo l’intero concerto di Carlos Santana per cui persino il Guerin Sportivo – che in teoria avrebbe dovuto occuparsi esclusivamente d’altro – consacrò pagine con foto indimenticabili a quell’esibizione del chitarrista e compositore, allora trentenne, adottato dagli States nonostante fosse originario del Messico: accadrebbe la stessa cosa ora sotto il regime di Donald J. Trump? Mah…

Figlio di un violinista, accanito fruitore del rock delle radio a stelle e strisce, nel 1969 aveva impressionato il mondo intero a Woodstok quando, completamente fatto di LSD tanto da vedere la propria chitarra contorcersi come fosse un serpente, l’appena ventunenne Santana intonò al festival musicale più off della storia le note di Soul Sacrifice, pietra angolare della sua esistenza e del rock. 

Prendetevi un attimo di pausa, correte su YouTube e scaricatelo quel brano! A qualsiasi prezzo: è il pezzo che nel 1977 Carlos fece salire nel cielo di Verona, oltraggiando per certi versi i cultori dell’opera lirica e che noi, sui gradini dell’edificio che sorge tra la Gran Guardia e l’Arena e dove ora ha sede il Comune – parliamo di Palazzo Barbieri – avemmo modo di goderne estasiati seppure non adusi alla LSD.

I ricordi legati all’Arena toccano anche le esibizioni di Sugar Fornaciari, in arte Zucchero, e di Bruce Springsteen quando, sia all’inizio degli Anni Novanta, sia nell’ottobre del 2006, non ancora sessantenne, seppe sempre offrire performance di assoluto livello da solo e/o accompagnato dagli amici artisti della Seeger Session Band.

Quel che nel 1913 inaugurò il tenore Giovanni Zenatello, sia Fondazione Arena e pure Arena Opera Festival hanno declinato nel tempo in un ventaglio di concerti che hanno fatto di Verona la capitale della musiva. Lì dentro, nella roccaforte di Piazza Bra, ci ha sguazzato anche Gianmarco Mazzi assurto alla carica di Sottosegretario al Ministero della Cultura, lasciandosi alle spalle esperienze straordinarie vissute con Adriano Celentano, in Rai e al Festival di Sanremo che nel 2026 prenderà il testimone in televisione dai Giochi di Milano Cortina.

Sul pentagramma dell’Arena hanno modulato acuti anche Francesco Moser nel 1984, quando strapazzò Laurent Fignon nella cronometro conclusiva di quel Giro disegnata da Vincenzo Torriani da Soave all’anfiteatro eretto nel primo secolo dopo Cristo, addirittura trent’anni prima del Colosseo. Il nuovo Radames venuto da Palù di Giovo si avvalse di intuizioni tipo le ruote lenticolari mutuate dalle ruote a disco di sessant’anni prima e tipo il manubrio a corna di bue poi vietato al pari del telaio piegato in avanti per migliorare l’aerodinamica.

Il mix sport & musica – novità assoluta! – infiammò l’Arena a corollario della conclusione del Giro d’Italia del 2010, quello della rinascita di Ivan Basso come atleta, che comunque non riuscì a sfuggire all’ombra dell’Operation Puerto che l’aveva visto tra i protagonisti più discussi di un periodo contraddistinto dalla pratica imprescindibile (secondo loro) del doping nella centrale di Madrid dello smistamento di terapie e sostanze vietate.

Quel giorno, domenica 30 maggio 2010, al capolinea della corsa scattata da Amsterdam e risolta a proprio favore da Basso grazie all’attacco sullo Zoncolan a metà avventura, l’agonismo si esaurì in Piazza Bra, dove i corridori arrivarono costeggiando il Listone dopo aver scavalcato le Torricelle e lì si sarebbe dovuto concludere per via del fatto che l’Arena mai era stata concessa dalla Sovrintendete ai Beni Culturali ad eventi sportivi tipo volley, basket, lotta, atletica, e ciclismo. Si adottò lo stratagemma di rilevare i tempi finali della cronometro ad un passo dalla porta d’accesso all’Anfiteatro per poi guidare i corridori, che sopraggiungevano uno alla volta, verso il red carpet della sfilata verso il palco dove si sarebbero poi consumate le premiazioni. E gli ultimi metri della sfilata venivano salutati dai cantanti e dai complessi che nelle serate precedenti erano stati protagonisti del contest del Wind Music Award. Insomma: un quadro esaltante a scapito dei vincoli imposti (e aggirati) dalla Sovrintendenza.

Domanda: quale sacrilegio avrebbero commendo i corridori in bicicletta che entravano uno alla volta al tempio dell’Opera Musicale e Teatrale sulla stessa sabbia che novecento anni prima aveva visto i lottatori duellare tra loro e difendersi dai leoni? Il quesito rimane senza risposte a oltre tre lustri di distanza.

Invidiamo chi assisterà alle ultime esibizioni e sfilate degli atleti e alle esibizioni di Gabry Ponte e di Achille Lauro. E’ annunciato un altro show in stile Balich in grado di stupire il mondo una volta di più. Chi sarà sulle poltroncine in Classe A sborserà 2.900 euro. Noi ci “accontenteremo” del commento televisivo del “riesumato” Bulbarelli, ben certi che non farà rimpiangere Petracca. E chi potrebbe?

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