Sono ben tre i Premi della 63. edizione del Premio Campiello che in qualche modo parlano veneto. La cerimonia conclusiva al Teatro La Fenice di Venezia, come consuetudine. Dove i cinque finalisti scelti dalla giuria dei letterati e gli altri premiati sono stati protagonisti di una serata di parole e musica condotta dalla giornalista del TG1 Giorgia Cardinaletti (al suo esordio su questo palcoscenico) affiancata dal cantautore e conduttore Luca Barbarossa con la sua Social Band.
La serata è stata trasmessa in prime time su Rai 5. La Vera da Pozzo del Campiello 2025 quest’anno è stata vinta da Wanda Marasco con Di spalle a questo mondo (Neri Pozza). E ben tre degli altri Premi hanno raccontato storie legate alla nostra regione.
I tanti premi Campiello
Sono sei i riconoscimenti del Premio Campiello, promosso dalla Fondazione Il Campiello – Confindustria Veneto. Non solo lo storico Premio Campiello, ma anche Campiello Giovani, Campiello Junior (diviso in due categorie per fasce d’età), Campiello Natura – Premio Venice Gardens Foundation, Campiello Opera Prima e Premio Fondazione Il Campiello, menzione speciale alla carriera.
A un diciassettenne padovano Il Campiello Giovani
Il Campiello Giovani, giunto alla sua trentesima edizione, quest’anno è stato vinto da un giovanissimo studente del padovano. Ha solo 17 anni ma tutte le carte in regola per il riconoscimento che gli è stato assegnato. Si chiama Giacomo Bonato, abita ad Arquà Petrarca e si è aggiudicato il premio con il racconto Verso Oriente, selezionato dalla Giuria dei Letterati, presieduta da Giorgio Zanchini, tra i cinque arrivati in finale. “Mi sento un bambino in mezzo agli adulti – ha detto Giacomo Bonato senza troppa emozione – Ora devo iniziare una nuova vita, sto frequentando il liceo scientifico e vedremo per l’università, un piccolo grande problema“.
“Il racconto – si legge nella motivazione – ricostruisce con ritmo e competenza storica la vita mercantile di Venezia all’epoca della battaglia di Lepanto. Il genere del racconto storico è dominato dal diciassettenne Bonato con grande mestiere, e sottili richiami a temi attuali (l’istituzione del ghetto diVenezia, la libertà di culto per i cristiani presso gli Ottomani, l’influenza nella politica di guerra del denaro -banche e prestiti). Il finale apre al tema del desiderio, sempre irrealizzato: la guerra, per cui il mercante Zorzi ha fornito la Serenissima di legname per le galere, gli consente di accostare, come ha sempre sognato, Costantinopoli – ma non di vederla. Per Bonato l’evidenza letteraria non è dalla parte dei sogni, ma della vita feconda dei suoi mercanti di Venezia, e della storia”.
Ambientati nel Veneto i due libri premiati con il Campiello Junior
Parlano in qualche modo veneto anche le due categorie del Campiello Junior, alla sua quarta edizione. Questo Premio è nato dalla collaborazione tra la Fondazione Il Campiello e la Fondazione Pirelli per opere italiane di narrativa e poesia scritte per le bambine e i bambini di 7-10 anni e per le ragazze e i ragazzi tra gli 11 e i 14 anni. La vittoria è andata a Ilaria Mattioni con La figlia del gigante (Giangiacomo Feltrinelli Editori), 7-11 anni. E a Chiara Carminati con il libro Nella tua pelle (Bompiani), 11-14 anni.
Se Ilaria Mattioni è milanese, la sua Figlia del gigante è una storia ambientata a Vicenza nella seconda metà del Settecento. E il messaggio che vuole trasmettere ai bambini è che “Tutti siamo speciali e meravigliosi”, nonostante tutto … Ambientazione veneta anche per la scrittrice udinese Chiara Carminati e il suo Nella tua pelle (Bompiani). E’ il racconto di una storia vera, di bambini nati a causa di una violenza, e ospitati in un orfanotrofio di Portogruaro. Da lì la storia si sposta a Venezia, tra il sestiere di Cannaregio e l’isola del Lido.
“Il Campiello: un dono degli industriali del Veneto al Paese e alle future generazioni”
Cala il sipario sul Premio Campiello 2025 che Raffaele Boscaini, presidente di Confindustria Veneto e Fondazione Campiello, ha definito “Un impegno, un dono degli industriali al Paese e alle future generazioni. A cui restituire cultura, valore, identità. E’ un premio che guarda lontano, fondato su radici solide ma in costante evoluzione. E la cultura è parte integrante di quel Made in Italy che ci rende riconoscibili ovunque“.
(foto in evidenza: Giacomo Bonato; crediti foto: ufficio stampa Premio Campiello)