Giuseppe Campari, Alberto Ascari, Tazio Nuvolari, Stirling Moss, ma anche Ingrid Bergman, Alberto Tomba, Loris Capirossi, Joe Bastianich, Carlo Cracco: foto ingiallite dal tempo e volti notissimi fanno rivivere ogni anno l’evento di regolarità, che da ormai cent’anni catalizza attenzione ad ogni latitudine. L’abbiamo rivissuta in Prato della Valle, a Padova.
Inscenare un blitz a Padova val sempre il tempo e le risorse investite, soprattutto se in aggiunta al “Santo” per antonomasia, Antonio, e alla Cappella degli Scrovegni – al netto che fu acquistata da un principe… degli usurai davanti al quale il pittore Giotto avrebbe dovuto quantomeno storcere il naso se non altro per aver lavorato con i Frati Francesca – si finisce nel frullatore di emozioni sdoganato ogni volta dalla “1000 Miglia”.
Una volta di più siamo balzati su quell’onda da cavalcare quasi fossimo dei surfisti approdati nel regno delle eccellenze d’Italia, e non solo della Penisola. E’ accaduto tra martedì 9 e mercoledì 10 maggio 2026 prima di salire su un aereo per il ritorno a Malta.
Si era al termine della prima frazione e all’inizio della seconda delle cinque tappe dall’edizione numero 44 della “Mille”, disegnata a 8 volante da Brescia a Padova, appunto, e poi via verso Montecatini Terme, Roma e Rimini per far ritorno nella città comunemente conosciuta come la Leonessa in considerazione della straordinaria forza tirata fuori dal cuore in quelle 10 giornate della rivolta del 1849 per liberarsi dall’oppressione austriaca.
Vale ricordare alcuni passaggi di Giosuè Carducci, che ispiratosi al precursore Aleardo Aleardi scrisse un quarto di secolo più avanti: “Lieta del fato, Brescia raccolsemi, Brescia la forte, Brescia la ferrea, Brescia leonessa d’Italia, beverata nel sangue nemico”.
Undici mesi dopo le “Cinque giornate di Milano”, Brescia sfoderò le proprie “Dieci Giornate” a dimostrazione di quanto pervicaci e forti siano i locali. Abbiamo visto quell’antica energia impiegata per liberarsi da certi lacci e lacciuoli per tornare in possesso di tutti i titoli dopo uno svarione dettato dalle esigenze economiche e non certo dal pescaggio nell’immenso serbatoio storico dell’evento.
Sì, perché di evento trattasi. Ceduto il cappello di prova di velocità calzato dal 1927 al 1957 per motivi di sicurezza, la “Mille” si avvicina al Centenario della nascita una volta consegnata agli archivi questa 44^ edizione datata 2026 con 420 vetture, di cui 120 a marchio Ferrari ben lontane da quell’idea distorta di lanciare Luce a tutta elettricità…
A Prato della Valle, nel cuore di Padova, ammirati come non mai, abbiamo applaudito tutti, soprattutto quelli che viaggiavano su auto senza tettuccio considerati gli insistenti allert per caduta grandine annunciate dalle APP delle assicurazioni a tema, sempre puntuali nel propagandare disgrazie perché ormai viviamo dentro un clima equatoriale con le sue piogge devastanti capaci di trasformarsi in noci di ghiaccio alle latitudini del Belpaese.
In attesa di godere in diretta di uno spettacolo che il mondo ci invidia, s’è dato uno sguardo ai chilometri già percorsi dell’edizione 2026 e a quelli che la lussureggiante carovana era chiamata a coprire per portare a termine l’avventura. E abbiamo rispolverati certi piacevoli ricordi legati a:
- Brescia per i passaggi del Giro d’Italia in ossequio anche alla memoria della strage di Piazza della Loggia del 1974 con quei 9 morti e gli oltre 100 feriti che ciclicamente passano davanti agli occhi;
- Lumezzane e scollinamento sul Passo del Cavallo in quanto zone animate da veri appassionati di ciclismo, nonché abili allestitori di eventi speciali come il Giro e non esclusivamente;
- Ferrara lanciata nell’orbita delle città culturalmente elevate grazie agli Estensi fautori di un Rinascimento secondo soltanto a quello di Firenze e divenuto Patrimonio Unesco, sede anche della facoltà di medicina che con l’auto-emotrasfusione rivoluzionò gli sport di resistenza in fabbriche di storie a volte strepitose e a volte ripugnanti;
- Motor Valley in Emilia-Romagna tanto cara agli amanti delle vetture d’epoca grazie a Ferrari, Lamborghini, Maserati, Pagani, Osella e via discorrendo;
- Abetone;
- Montecatini Terme sede delle partenze di alcune gare a cronometro nel quadro dei Campionati del Mondo di Ciclismo Toscana 2013 capaci di coinvolgere anche Pistoia, Lucca e – ovviamente – la rilucente Firenze;
- Pietrasanta, principessina della Versilia nell’ultima propaggine delle Alpi Apuane, soggiogata per rinomanza da Viareggio, ma con dignità propria di Piccola Atene tanto da essere stata scelta dal sommo scultore Fernando Botero del quale in via Marconi troneggia il “Guerriero”;
- Siena con la sua Piazza del Campo sovrastata dalla Torre del Mangia alla cui ombra due volte all’anno va in scena il Palio delle Contrade e dove ogni primavera approda l’evento Strade Bianche laureatosi in una dozzina d’anni la Classica di ciclismo su sterri e crete più a Sud d’Europa in quanto sintesi di Giro delle Fiandre e di Parigi-Roubaix;
- Roma: di tutto e di più perché Capitale anche della nascita e delle conclusioni di alcune memorabili edizioni del Giro d’Italia; traguardo ambito da quasi cinquantamila contendenti alla Maratona più partecipata della Penisola; terra di conquista agli Internazionali d’Italia di Adriano Panatta e dell’illustre successore e numero 1 del tennis mondiale Yannik Sinner;
- Assisi, che basta solo accennarne che si fa un salto all’indietro di 800 anni e ci si ritrova in beatitudine con San Francesco;
- Gubbio nota per il suo gigantesco albero di Natale sul Monte Ingino, cittadina medievale di straordinaria bellezza e ben conservata, teatro della Festa dei Ceri di metà maggio e così accattivante da essere scelta per le sceneggiature della celebre serie “don Matteo” a dispetto dei lupi e di quant’altro. Che poi il Giro l’abbia omaggiate e qualcun altro vi abbia portato Spartan Race, manifestazione numero 1 del Pianeta corse a ostacoli;
- Rimini, che senza risalire ai Romani, ai Malatesta e a Piero della Francesca, suggerisce di fermarsi al regista a Sergio Zavoli e al suo amico Federico Fellini, a”8 e mezzo”, al Grand’Hotel e alla procace Gradisca per avere il quadro completo di quel che offre la Riviera Romagna;
- Mantova, patria del poeta Virgilio, già capitale della cultura e ora punto imprescindibile della gastronomia votata a fare storia;
- …Brescia, viale Venezia. Punto e a capo.
E le auto d’epoca? Se ne sono andate come sono venute, tra due ali di folla di gente entusiasta, curiosa, prodiga di applausi perché certe sensazioni si vivono soltanto con la “1000 Miglia” al di là che appaia un circolo chiuso e per ricchi e/o arricchiti.
Son tutte vetture appartenenti all’apposito Registro perché impiegate in almeno una delle edizioni proposte tra il 1927 e il 1957, su cui troneggia l’equipaggio formato da due persone, e che nei 70 anni più recenti “punzonano” a Brescia nei giorni della fremente vigilia e poi disputano una gara di regolarità (e non più di velocità) divise in varie categorie tipo “1000 Miglia”, cera e propria, “Tribute” e “Gran Turismo Experience” con quasi 150 punti di controllo da superare.
E così da Giuseppe Campari, Alberto Ascari, Tazio Nuvolari e Stirling Moss, si è passati a Loris Capirossi e Giancarlo Fisichella, mescolati a volti noti e notissimi: Rowan Atkinson, Ingrid Bergman, Alberto Tomba, Joe Bstianich, Carlo Cracco, giusto per abbinare un po’ di svago alla cucina di tendenza.
Chissà che cosa porterà il 2027 del Centenario… con Alfa Romeo, Ferrari, Mercedes-Benz 300 SRL, Lancia, OM, Stanghellini, BMW 328, e via discorrendo: tutte originali anche negli accessori oppure restaurate secondo i canoni originali e codificati nel “Registro 1000”.