L’incandescente estate del Capo di Stato passa dalla Provincia di Monza-Brianza alla BAT (Barletta-Andria-Trani), dal disastro della diossina dell’ICMESA allo scontro dei due treni dalle parti di Ruvo di Puglia. Quante volte hanno dovuto pagar dazio in Italia e all’estero coloro che si ritrovavano sulla carta di identità la localizzazione “… sul Seveso”. Per tutti i colpiti dal disastro ecologico è arrivato il momento del riscatto a cinquant’anni di distanza.
Nel luglio 2026, un triste pellegrinaggio nella memoria più bieca ha portato il Presidente Sergio Mattarella dapprima al Bosco delle Querce di Seveso per il cinquantenario della strage della diossina e poche ore più tardi sulla tratta Andria-Corato divenuta sinistramente nota dieci anni prima per la tragedia del treno che uccise 23 persone.
10 luglio 1975, si alza la nube tossica dal polo industriale Icmesa alla periferia di Meda (allora provincia di Milano e ora di Monza-Brianza) che avvolge in un abbraccio disastroso anche gli abitanti di Seveso, di Cesano Maderno e forse anche di Barlassina.
12 luglio 2016, l’imperizia di tre ferrovieri determina lo scontro tra i due treni della morte in provincia di Barletta-Andria-Trani.
Purtroppo, c’è toccato di vivere direttamente quei drammi e ciò che Mattarella ha voluto sottolineare con le proprie visite assume valore speciale.
Cinquant’anni prima, il disastro temuto nascosto dai dirigenti della multinazionale elvetica vide bambini e donne incinte vedersi aggrediti dalla diossina e si ritrovarono con il corpo (viso soprattutto) devastati dalla cloracne oppure a rischio di aborto.
Lì in mezzo, quel tratto dell’allora nuova superstrada Milano-Meda, ci vide transitare giorno dopo giorno anche nel sabato e nella domenica della fuoriuscita della nuvola tossica tenuta nascosta per una settimana. Dal vecchio ingresso in Superstrada di Camnago, provenendo dalla Nazionale dei Giovi a Lentate sul Seveso, si scendeva verso Barlassina per poi affrontare il curvone-tutto-destra, che portava gli automobilisti a sfiancare l’impianto della lavorazione chimica di Icmesa.
Per chi scendeva verso Milano provenendo dalle pendici della collina del Castello di Carimate – allora centro nevralgico della produzione musicale di Lucio Dalla, Ron e degli altri dell’etichetta “Castle” – il tragitto più conveniente era proprio quello, ed era da percorrere almeno un paio di volte al giorno, anche il sabato e la domenica, se precettati per un lavoro giornalistico a tempo pieno.
Quel 10 luglio cadde di sabato. Lo san bene i tanti attempati partecipanti all’uscita di Mattarella a Seveso, nel Bosco delle Querce dove c’è quell’albero, che nel tempo si è rivelato divoratore delle polveri di diossina: così vorace da essere portato ad esempio e a risolutore di problemi per episodi analoghi registrati altrove.
Mattarella ha incantato una volta di più la gente, rimarcando con pervicacia un fatto sostanziale: quell’”incidente” va visto a 50 anni di distanza come il momento del risveglio delle coscienze europee fino ad allora poco sensibili ai disastri ambientali. E non gli sarà certamente sfuggito il passaggio riservato dalla sindaca Alessia Borroni circa i “rifiutati”: “La distruzione, la cloracne che colpì i bambini, le case abbandonate da un giorno all’altro, le aziende chiuse e anche ‘l’isolamento da parte degli italiani’ con le merci in arrivo da Seveso respinte e le prenotazioni negli alberghi rifiutata ai ‘contaminati’.
“Io porto con me i ricordi e le ferite – ha detto la sindaca – ma soprattutto la speranza dei nostri concittadini che hanno saputo rialzarsi, che non se ne sono andati. Il Bosco delle Querce, costruito nell’area più inquinata, ‘è l’anima di Seveso. Vogliamo ricordare ma anche voltare pagina. Noi – ha concluso Borroni – siamocontagiosi, ma contagiosi di vita”. Le stesse parole sono state declamate a Bruxelles, all’assemblea comunitaria, e vanno ben al di là della rinnovata promessa di Luciano Fontana, presidente di Regione Lombardia, che ha precisato come i nuovi tratti attraversati dalla rilanciata Superstrada saranno oggetto di bonifica ben curata.
A cinquant’anni di distanza, scorrono ancora scontate promesse che, come al solito, finiranno per essere tradite. Non si può pensare diversamente se si è tra coloro che hanno pagato la mancanza di comunicazione appropriata e si son visti rifiutare la camera d’albergo perché al momento di dettare le proprie generalità complete sulla propria carta d’identità cartacea figurava quella localizzazione “…sul Seveso” foriera di rischio di contaminazione. Ciò era ben cadenzato sia alla voce “residenza”, sia nel timbro del Comune che aveva rilasciato il documento con tanto di firma del sindaco del posto.
Per chi è arrivato sul far della mezzanotte in un alberghetto della campagna elvetica e sentirsi rimbalzato dal portiere di notte alla vigilia di un “Campionato di Zurigo” per corridori d’élite non è stato sicuramente il miglior momento della propria esistenza. E dire che la disgrazia di Seveso e dintorni arrivava proprio dalla Svizzera…
Le repliche sono state patite anni dopo sia negli Stati Uniti d’America, sia in Gran Bretagna. Essere residenti “sul Seveso” significava dover lottare con la paura e a volte con l’ignoranza degli interlocutori più o meno occasionali. Ma, a cinquant’anni di distanza, con Vasco Rossi potremmo cantare “E siamo ancora qui” con la nostra vitalità e con i mobili di design, ormai pochini per la verità, prodotti da quella Meda che fu abile nell’orientare le telecamere e le penne de media verso Seveso, Cesano Maderno e Barlassina per chiamarsi fuori dalla localizzazione di un disastro fondamentalmente “suo”.
Passando al 12 luglio 2016, che alcune fonti – sbagliando – fanno risalire a due giorni prima, cadeva di martedì. La tragedia si consuma tra Andria e Corato. Molti collegano l’incidente a Ruvo di Puglia perché in quella località c’è una stazione di quella linea a binario unico, su cui la mancanza di perizia ha causato lo scontro che ha causato la morte di 23 persone cui Mattarella ha voluto far risalire il pensiero e il cordoglio della Presidenza della Repubblica, vale a dire dell’Italia intera.
Si era da quelle parti in perlustrazione per via dell’ipotesi si organizzare una gara di atletica a ostacoli, la ormai classica OCR Spartan. Il territorio che abbraccia Altamura, Matera e tutti i segreti dell’evoluzione umana è così suggestiva che spiace constatare di volta in volta la scarsa notorietà dei gioielli che, appunto, serba quell’angolo di terra tiene uniti indissolubilmente uno spicchio di Basilicata e un cuore pulsante della Puglia.
La notizia squarciò la mattinata dell’area tagliata da Ferrotramviaria, che era frequentata da un’infinità di passeggeri e si allungò sul mondo. Ci colse qualche chilometro più avanti, direzione Barletta. Il blocco telefonico e l’imperizia trasformarono quel binario unico in inferno generale e il Presidente dev’esserne stato colpito come i più. E l’ha saputo esternare con parole e gesti toccanti.