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I designer italiani famosi in tutto il mondo: chi sono e cosa hanno inventato

Può capitare di riconoscerli quasi per caso: nella scenografia di un film americano, in un servizio fotografico di un’influencer famosa, persino in un video musicale. Sono oggetti, una sedia, una libreria, un divano, diventati talmente familiari da sembrare parte della scena, ma che in realtà sono la creazione di designer italiani. Negli ultimi settant’anni alcuni di questi nomi hanno costruito, quasi senza che ce ne accorgessimo, un pezzo importante della reputazione del made in Italy nel mondo.

Che i marchi del design italiano siano conosciuti in tutto il mondo è ormai un dato di fatto: chiunque abbia anche solo un’infarinatura di cultura dell’arredo sa riconoscere un pezzo di Cassina o di Fiam a colpo d’occhio, magari senza sapere nemmeno il nome del modello. Meno noti, quasi sempre, sono i nomi di chi quei pezzi li ha disegnati davvero: le persone che hanno trasformato un’idea in un oggetto poi finito nei musei, nei film, nelle case di mezzo mondo. È da lì che vale la pena partire.

Achille Castiglioni è un buon punto di partenza, perché lavorava seguendo una logica tutta sua: prendeva oggetti che esistevano già, pensati per tutt’altro scopo, e li spostava di contesto. Lo sgabello Mezzadro è l’esempio più citato.

  • Disegnato nel 1957 insieme al fratello Pier Giacomo, entra in produzione da Zanotta a partire dal 1970
  • La seduta è il sedile originale di un trattore agricolo, montato su una balestra in acciaio stabilizzata da un piolo in legno di faggio
  • Il progetto è un omaggio dichiarato al ready-made di Marcel Duchamp: prendere un oggetto esistente e cambiargli completamente funzione
  • Compare nelle collezioni permanenti del MoMA di New York e del Vitra Design Museum
  • Castiglioni ha vinto il Compasso d’Oro, il riconoscimento più importante del design italiano, per otto volte in carriera

Nanda Vigo, in quegli stessi anni, era una delle poche donne a farsi strada in un ambiente quasi interamente maschile. Il suo lavoro, tra arte e design, è tornato al centro dell’attenzione solo di recente.

  • Apre un proprio studio a Milano nel 1959, dopo aver studiato architettura a Losanna
  • Nel 1971 disegna la poltrona Due Più, rivestita in pelo lungo: un oggetto pensato per rompere apertamente con i canoni dell’epoca
  • Nel 2001 vince il Compasso d’Oro per le mensole Light/Light, un sistema in cristallo temperato con illuminazione a led integrata
  • Collabora con Gio Ponti alla progettazione dei celebri interni di Casa “Lo Scarabeo sotto la Foglia”, a Malo, tra il 1965 e il 1968: un lavoro a cui ancora oggi si guarda con stupore
  • Le sue opere sono oggi esposte in permanenza al Museo del Design della Triennale di Milano

Mario Bellini, nel frattempo, lavorava sul concetto di modularità applicato a un oggetto che fino a quel momento aveva sempre avuto una forma fissa: il divano.

  • Il divano Camaleonda, presentato nel 1970 per B&B Italia, è considerato universalmente uno dei divani più ricercati e amati
  • Ogni modulo misura 90×90 centimetri e si aggancia agli altri tramite un sistema di cavi e anelli, senza alcuna struttura fissa a tenerli insieme
  • Dopo un lungo periodo fuori produzione, è tornato in vendita nel 2020, cinquant’anni dopo il debutto
  • È presente nei musei di design internazionali ed è comparso in numerosi set cinematografici

Paola Navone, poco più tardi, portava nel design italiano uno sguardo diverso, nutrito dai suoi viaggi in Asia e Sud America.

  • Nata a Torino nel 1950, si laurea in architettura nel 1973 ed entra nel collettivo Alchimia, insieme a Ettore Sottsass e Alessandro Mendini
  • Dal 1998 è direttrice artistica di Gervasoni, una delle collaborazioni più durature del design italiano contemporaneo
  • Per Baxter disegna il divano Budapest Soft, diventato uno dei prodotti più venduti del marchio
  • Nel 1983 vince l’International Design Award di Osaka, il primo di una lunga serie di riconoscimenti internazionali 
  • Il suo lavoro è proficuo ed eclettico, spaziando dall’arredamento agli allestimenti di hotel e ristoranti, dal Sud-Est asiatico agli Stati Uniti 

Ettore Sottsass, nel 1981, ribaltò l’approccio di un’intera epoca. Con la libreria Carlton non cercava leggerezza né ironia, ma rottura pura: un oggetto pensato per far discutere prima ancora che per arredare.

  • Presentata nel 1981, è il simbolo del famosissimo collettivo Memphis, fondato dallo stesso Sottsass insieme ad altri architetti
  • Costruita in laminato plastico colorato, ha una forma vagamente antropomorfa: la sagoma ricorda una figura umana con le braccia sollevate
  • David Bowie ne possedeva un esemplare, poi venduto all’asta da Sotheby’s a Londra nel 2016
  • Karl Lagerfeld arredò un intero appartamento a Monte Carlo solo con pezzi del gruppo Memphis

Chi si occupa di formazione racconta un dato che aiuta a capire quanto questa storia sia ancora viva: le scuole di design italiane, dallo IED al Politecnico di Milano, accolgono ogni anno un numero crescente di studenti stranieri. Non è solo l’eredità di questi nomi a contare, ma quanti, ogni anno, scelgono ancora l’Italia come punto da cui partire per imparare un mestiere tanto difficile e talvolta elitario quanto di valore e significativo.

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