Il 27 agosto a Malfa si accende la XIV edizione della Festa degli Eoliani nel Mondo. Per dieci giorni, fino al 6 settembre, le isole di Salina, Lipari e Alicudi tornano a dialogare con chi le ha lasciate. A organizzare l’appuntamento sono il Museo Eoliano dell’Emigrazione, l’I.R.C.E. e i Comuni di Santa Marina Salina, Malfa, Leni e Lipari. Il festival tocca più borghi: Malfa, Lingua, Santa Marina Salina, Rinella, Lipari e Alicudi. Si apre con gli storici Marcello Saija e Michela D’Angelo, che raccontano l’emigrazione eoliana attraverso i documenti. C’è spazio anche per la letteratura, con la presentazione de “La dama degli argonauti” di Lorenza Zambon. Il 28 agosto arriva il momento più atteso dell’apertura: si festeggiano i cento anni della Panarellese Society di Brooklyn, fondata dagli emigrati di Panarea nei primi del Novecento. La serata prosegue con l’esibizione della Panta Rei Band e un omaggio alla designer scomparsa Barbara Vergnano. Il 29 agosto, a Lingua, si parla invece di vini siciliani intrecciati a storie di partenze e ritorni.
Il 3 e 4 settembre il festival guarda all’altro emisfero. Protagonista è la comunità eoliana di Melbourne, raccontata dalle iniziative curate da Cristina Neri. Migliaia di isolani scelsero l’Australia come nuova casa, portando con sé dialetto, ricette e devozioni. Oggi i loro discendenti mantengono vivo quel legame, spesso senza aver mai visto le isole di persona. Il gran finale è fissato per il 6 settembre ad Alicudi, l’isola più piccola e isolata dell’arcipelago. Qui si celebrano i cento anni dell’Alicudi Society di Brooklyn, un sodalizio nato per tenere unita una comunità dispersa su due continenti. Un secolo dopo, quel filo non si è ancora spezzato.
Gli organizzatori descrivono il festival come un intreccio di “memoria, libri e musica”. Non è solo un programma culturale. È un modo per tenere aperta una porta tra chi è rimasto e chi è partito, generazione dopo generazione. Le Eolie hanno una storia di emigrazione lunga oltre un secolo. Migliaia di famiglie lasciarono le isole per la fame, la miseria, la ricerca di un futuro migliore. Portarono con sé solo qualche valigia e la memoria di un paesaggio vulcanico difficile da dimenticare.
Oggi quella memoria torna ogni estate, in forma di racconti, canzoni e volti che si riconoscono anche a distanza di generazioni. C’è chi arriva da Brooklyn per la prima volta, cercando il cognome di un bisnonno su una lapide. C’è chi, da Melbourne, scopre online il dialetto che i nonni non hanno mai smesso di parlare in cucina. Per dieci giorni, tra fuochi accesi sul mare e vecchie fotografie sfogliate insieme, Salina, Lipari e Alicudi tornano a essere, per tutti loro, semplicemente casa.





