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A Palazzo Cardin apre la Casa Museo dedicata al grande stilista

Forse la frase che riassume tutto il suo percorso professionale e artistico è quella che Pierre Cardin usava descrivendo la sua visione della moda: «La sartoria, per me, è l’occasione per continuare la mia carriera di architetto. Un vestito è come una casa, bisogna sentirsi a casa. Ogni modello che concepisco è una costruzione architettonica e scultorea. L’unica differenza è che le forme si muovono». Questa citazione potrebbe essere riportata in una targa all’ingresso della sua residenza veneziana, Ca’ Bragadin, che dal 3 settembre è diventata il Museo di Palazzo Cardin a Venezia. Un palazzo poco lontano dal Ponte di Rialto e che lo stilista aveva acquistato 45 anni fa per farne la residenza del cuore, del ritorno alle origini.

Il genio di Pierre Cardin, un italo-francese nato nel Veneto

Pierre Cardin era nato a una trentina di chilometri da Venezia, in una frazione di San Biagio di Callalta nel trevigiano. Da qui la sua famiglia era emigrata in Francia quando lui aveva solo due anni. Di quel viaggio ricordava solo il buio del passaggio sotto il tunnel del Monte Bianco. Era cresciuto parlando francese ma respirando l’italiano usato quotidianamente dalla madre. E l’italiano lo aveva poi imparato bene, poco più che ventenne a Roma, disegnando i costumi per la “Bella e la bestia” di Jean Cocteau. Di qui comincia la sua straordinaria parabola artistica che lo ha visto stilista, imprenditore, grande visionario, creatore che ha spinto in avanti i confini della moda, del design e dell’architettura. Pioniere in tutte queste arti.

La sede della sua maison è sempre rimasta a Parigi, ma in questo palazzo veneziano l’ormai maturo Cardin aveva trovato uno spazio per riposare, disegnare, passare del tempo. E a sei anni dalla sua scomparsa, avvenuta nel 2020 a 98 anni, il nipote e presidente della Maison Pierre Cardin, Rodrigo Basilicati Cardin (il cui nonno materno era fratello dello stilista), lo omaggia facendo della sua casa veneziana un museo. Un secondo è già in progetto in Costa Azzurra, in un’ altra residenza di Pierre Cardin, il Palais Bulles a Théoule-sur-Mer.
Non solo abiti. Anche mobili, lampade, oggetti: “sculture utilitarie”

Non solo abiti. Anche mobili, lampade, oggetti: “sculture utilitarie”

Un giardino nascosto oltre un portone nel sestiere di Santa Croce. Il portico, le scale, e una serie di spazi – quasi mille metri quadri – con più di 350 creazioni che raccontano la moda del Novecento firmata Pierre Cardin. Abiti, cappotti, cappelli, giacche in alcuni casi dalle linee morbide e raffinate, in altri molto più audaci, quasi sculture. Ma anche accessori, mobili, lampade, oggetti la cui libertà di forme dialoga con l’armonia dell’insieme. Il museo, con la cura di Andrea Burroni e che sarà aperto al pubblico dal prossimo 12 settembre, diventerà a breve, nell’idea di Rodrigo Basilicati Cardin, anche una residenza d’artista. Spazio per accogliere stage di giovani stilisti o aspiranti tali.

Sono circa trentamila i prototipi inventariati dalla Maison. Una parte di questi verranno esposti, a rotazione, nella casa museo veneziana. Pochissimi i disegni e gli schizzi, perché Cardin costruiva i suoi modelli di getto, sul manichino o sulla modella. Utilizzando, per ottenere linee rigide, rigonfiamenti, curvature, forme geometriche, materiali che spesso nulla avevano a che fare con il mondo della sartoria e della moda. Un pioniere. Il più giovane ad aprire una sua maison nel 1950, il primo a presentare una collezione prêt-à-porter nei grandi magazzini, scelta che gli costò la temporanea espulsione dalla Camera della Moda. Nel giro di pochi anni, altri stilisti avrebbero imboccato questa strada. Il primo ad intuire la potenzialità degli accordi di licenza. Forse anche il primo a considerare il corpo come un manichino, dove l’idea di scultura comandava.

Il “Ballo del Secolo” di Charles de Beistegui e quella trentina di costumi disegnati da Cardin

In occasione dell’inaugurazione della Casa Museo Pierre Cardin la Maison ha voluto far rivivere lo spirito dei grandi balli veneziani con un ricevimento in costume esattamente 75 anni dopo il “Ballo del Secolo“, una festa memorabile, data a Palazzo Labia da Charles de Beistegui. In questa occasione un giovane Pierre Cardin aveva avuto da Dior (maison di cui fu il primo sarto) la commissione per disegnare una trentina di costumi che fecero storia. Venezia torna continuamente nella storia del grande stilista. Anche in occasione, una quindicina di anni fa, del progetto del Palais Lumière che lo stilista avrebbe voluto realizzare a Marghera e a cui il Comune, dopo accese discussioni, mise uno stop.

All’apertura del museo veneziano dedicato a Pierre Cardin, oltre al sindaco di Venezia Simone Venturini e all’ambasciatrice francese in Italia Anne-Marie Descôtes, personalità del mondo della moda, della cultura, dell’architettura e del design. Fra i tanti, anche una delle sue lavoranti che con lo stilista ha cominciato a lavorare quando aveva solo 14 anni. Da allora ne sono passati circa 65 e Renée continua ad occuparsi della Maison. Curando l’enorme collezione di prototipi, che restaura. E collaborando, da sempre, nella scelta dei tessuti. Ricorda con commozione lo stilista – con cui ha lavorato per tanti anni – anche per una piccola storia privata che lo vide al suo fianco nel giorno del matrimonio. Da poco la giovane Renée aveva perso suo padre. E Pierre Cardin volle essere lui ad accompagnarla all’altare.

(crediti foto: ufficio stampa, mar.facchinetti76)

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