L’Accademia italiana della cucina è nata il 29 luglio 1953, pensate un po’, a tavola, nel ristorante dell’hotel Diana di Milano. È stata fondata da Orio Vergani, noto giornalista, fotografo e scrittore, famoso per essere considerato il primo fotoreporter italiano, grazie ai suoi numerosi libri fotografici, frutto delle sue esperienze come inviato all’estero.
Scopo dell’associazione
Lo scopo dell’Accademia, riconosciuta dalla Repubblica come Istituzione culturale, è quello di salvaguardare, insieme alle tradizioni della cucina, la cultura della civiltà della tavola, come espressione viva e attiva della nostra Italia. La cucina, infatti, racconta chi siamo e ci rappresenta anche al di là dei nostri confini geografici. Ed è cultura attiva, frutto della tradizione e dell’innovazione e, per questo, da salvaguardare e da tramandare.
Riconoscimento come istituzione culturale
L’‘Accademia è riconosciuta dalla Repubblica come istituzione culturale cioè di salvaguardare, insieme alle tradizioni della cucina, la cultura della civiltà della tavola, come espressione viva e attiva della nostra Italia. La cucina, infatti, racconta chi siamo e ci rappresenta anche al di là dei nostri confini geografici. Ed è cultura attiva, frutto della tradizione e dell’innovazione e, per questo, da salvaguardare e da tramandare.
La delegazione di Adria-Rovigo-Chioggia
L’Accademia, che ha la sua sede nazionale in Milano, conta 222 Delegazioni in Italia e 67 Delegazioni e 13 Legazioni all’estero, con più di 7.500 associati. Ha al suo interno, inoltre, un Centro studi nazionale e 24 Centri studi territoriali. Le Delegazioni del Veneto sono 15, una delle quali vede Adria assieme a Rovigo e Chioggia. La scelta di accorpare la cultura gastronomica dei territori polesano e chioggiotto, ha evidenti ragioni di identità comune, pur tra le mille differenze di una cucina territoriale ricca di prodotti tipici dell’entroterra della bassa padana, dei fiumi e dei mille rivoli che caratterizzano questa fetta mesopotamica della nostra regione e di ghiottonerie provenienti dal mare e dalle sue splendide lagune.
Il manifesto dell’accademia di Adria
Il patrimonio che sulla scorta del Manifesto dell’Accademia, anche la Delegazione di Rovigo – Adria – Chioggia cerca di salvaguardare. Questo tra le mille insidie di una globalizzazione gastronomica. Che a volte cancella i sapori della tradizione. Ricordiamo i salumi e le carni, i tanti tipi di prodotti da forno (tra cui spiccano le pinse onte e la ciabatta adriese). Poi il riso, le verdure e i legumi coltivati con passione e cucinati con sapiente usanza. Chi non cederebbe di fronte a un piatto fumante di fasoi in potacin, i pesci d’acqua dolce e salata, le rane e i crostacei e le squisite cozze e vongole. E a chiusura del pasto, i dolci rustici (la fugassa di zucca, mele e patate dolci, nelle sue infinite varianti o l’esse da bagnare nel vino) e quelli delle festività, come le deliziose bissole. E scusate se è poco!
Si ringrazia per la collaborazione Enrico Naccari membro della delegazione di Adria che ci ha fornito questi preziosi spunti per l’articolo.
