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Da Treviso a New York. Renato Casaro, il grande artista italiano del manifesto cinematografico, conquista la prima pagina del New York Times che gli ha dedicato un ampio servizio sulla sua straordinaria parabola artistica. Un percorso che lo ha portato dalla sua città natale, Treviso, fino alla Roma della Dolce Vita e poi a Hollywood dove ha firmato i manifesti dei più grandi capolavori del cinema. Renato Casaro, classe 1935, è considerato l’ultimo dei grandi cartellonisti della settima arte, colui che ha saputo tradurre, disegnandola, l’anima di un film su un manifesto. Pochi strumenti: matita, pennello e colori per realizzare la magia che con pochi segni raccontava il film. Alla base un formidabile intuito comunicativo e una capacità creativa e artistica rara.

Gli anni romani della Dolce Vita: “Meraviglioso essere giovani e andare a scoprire questo mondo”

Renato Casaro si racconta al New York Times, complice la grande mostra che la sua città di Treviso gli ha dedicato, “L’ultimo cartellonista del cinema. Treviso, Roma, Hollywood” e di cui si parla nell’articolo del prestigioso quotidiano statunitense. Ma è l’artista, con i suoi racconti, la freschezza del suo discorrere e il suo humor, ad occupare la scena. E a ricordare i timori della madre contraria al suo primo trasferimento in una grande città come Roma. “Pensava che fosse la città della perdizione – racconta alla giornalista Elisabetta Povoledo – ha pianto, era preoccupata, diceva che avrebbe perso suo figlio”.

schermata new york times

Nella lunga intervista Casaro ricorda gli anni romani della Dolce Vita, in una città “Piena di vita. Con tante star del cinema e turisti che riempivano gli eleganti ristoranti di via Veneto. Che erano fuori dalla mia portata ma dove cercavo di intrufolarmi per vedere chi c’era in giro. Certo noi vivevamo ai margini, ma è stato meraviglioso essere giovani e andare a Roma a scoprire questo mondo”.

Tanti film di successo “raccontati” sui manifesti grazie ad una straordinaria capacità creativa

Roma però è stato solo l’inizio di una carriera a dir poco folgorante di questo “artigiano dell’arte”, come è stato definito, che ha lavorato con registi quali Jean-Jacques Annaud, Dario Argento, Marco Bellocchio, Ingmar Bergman, Bernardo Bertolucci, Luc Besson, John Boorman, Tinto Brass, Liliana Cavani, Francis Ford Coppola, Milos Forman, Costa-Gavras, Pietro Germi, Claude Lelouch, Ugo Liberatore, Sergio Leone, Sidney Lumet, Anthony Mann, Mario Monicelli, Francesco Rosi, Alberto Sordi, John Sturges, Giuseppe Tornatore, François Truffaut, Carlo Vanzina, Carlo Verdone…

manifesto film western

E solo per ricordare il titolo di alcuni film, ecco Balla coi lupi, L’ultimo imperatore, Il té nel deserto. Ma anche Per un pugno di dollari, Polvere di stelle, la trilogia di Rambo, C’era una volta in America, Amadeus, Il nome della rosa, Piccolo Buddha. Nel 2019 – quasi a suggellare la sua cinquantennale carriera – viene chiamato dal regista Quentin Tarantino per collaborare nel progetto dei “poster vintage” realizzati per il film C’era una volta a… Hollywood.

Innamorato del cinema e un po’ anche di Marylin Monroe

Artista di fiducia e amico di grandi registi e attori, Renato Casaro confida al New York Times di essere stato innamorato del cinema e un po’, ricorda, anche di Marylin Monroe. Oggi l’artista è tornato a vivere nella sua Treviso dopo una carriera spettacolare che da Cinecittà lo ha portato nelle capitali europee del cinema e poi negli States. La sua città, la sua regione e il suo paese gli hanno dedicato la grande mostra aperta fino al primo maggio del prossimo anno. Una mostra diffusa, distribuita in tre sedi diverse a Treviso.

mostra renato casaro

La rassegna documenta 170 film e lo fa partendo dal “prodotto finito”. Ovvero dai manifesti a due e quattro fogli, destinati alle sale cinematografiche o all’affissione. Sono oltre un centinaio i pezzi selezionati e restaurati per l’occasione. I lavori presenti in mostra appartengono in parte all’archivio personale di Casaro ma anche a importanti collezioni pubbliche e private. Dalle pennellate quasi istintive degli esordi alle raffinate maquettes ad aerografo che lo resero celebre, in particolare nei ritratti degli attori protagonisti, tra gli anni Ottanta e Novanta.

L’artista italiano del manifesto cinematografico in prima pagina del New York Times ultima modifica: 2021-11-07T09:00:00+01:00 da Cristina Campolonghi

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