Serra San Bruno è un piccolo borgo calabrese a circa 800 metri dal livello del mare. Curato e ottimamente tenuto, in estate regala frescura, godendo anche del verde e dell’ottima cucina locale. Oltre a questo è sede di una delle tre Certose attive e presenti sul territorio italiano. Una delle ventitrè presenti in tutto il mondo (divise tra le 18 maschili e 5 femminili). La vera peculiarità dell’eremo, sito nella località Santa Maria del Bosco è quella di essere la seconda in assoluto fondata da quello che è universalmente riconosciuto come il padre dell’ordine.

Bruno da Colonia

Bruno nasce a Colonia, a quei tempi una delle città più famose d’Europa, nel 1030. Si trasferisce a Reims nel 1045. La città francese è piccola, ma famosa per la sua cattedrale e la scuola che vi si è insediata. La Chiesa e l’Università affascinano subito Bruno.


Il suo acume e la sua intelligenza vengono subito notati dal rettore che lo vuole come suo successore. Bruno lo diventa che non ha ancora 30 anni. Oltre agli studi egli nutre un amore profondo anche nei confronti della chiesa che lo rende severo ed esigente. La lotta per separare l’intromissione laica nelle nomine ecclesiastiche diventa una battaglia che dura oltre quattro anni e che fa perdere a lui ed a suoi compagni beni, cariche ed uffici. Sono costretti al rifugio presso il castello di Roucy.
Nonostante gli venga proposta la carica prestigiosa di vescovo di Reims, Bruno capisce che la vita da esiliato ha fatto germogliare in lui la volontà di vivere la vocazione in maniera solitaria.
A capo di sei uomini si reca dal vescovo di Grenoble. Gli chiede di aiutarlo a rendere concreto il suo sogno. Quello di realizzare, in un luogo isolato e che possa rappresentare al meglio i desideri di Bruno, un monastero.

Trovato il tanto bramato luogo iniziano giornate di lavoro febbrile (insieme, tra gli altri, al fedele discepolo Lanuino) per costruire le piccole celle di legno (dove i monaci abiteranno), il refettorio, la sala capitolare e la Chiesa. Iniziata nel 1084, questa prima Certosa (Chartreuse), dal nome di “Santa Maria de Casalibus”, resisterà fino al 1132 quando sarà seppellita da una valanga.

La chiamata di Papa Urbano II

Nel 1088 viene nominato papa Urbano II. Altri non è che Eudes de Chatillon che è stato alunno di Bruno a Reims e che immediatamente lo vuole accanto a sè. Quest’ultimo vive felice nell’eremo di Chartreuse da ormai sei anni ma non può opporsi al volere del Santo Padre. Nel frattempo però, Enrico IV, secolare nemico del Papa giunge alle porte di Roma. Urbano II è costretto a fuggire insieme a Bruno. Dopo aver peregrinato per il sud Italia trovano riparo, nel 1090 in Calabria, ospitati dai Normanni, che da poco avevano conquistato quelle zone.

Nonostante la terra che li ospita sia dilaniata dalle guerre essa è già sede di una fiorente vita monastica di estrazione bizantina. Urbano II offre a Bruno il Vescovato di Reggio Calabria ma quest’ultimo rifiuta, chiedendo al Pontefice di poter tornare alla vita contemplativa. Il Papa accetta a patto che il luogo scelto per questo scopo sia in Calabria. La valle denominata Santa Maria della Torre, a 850 metri di altezza, si dimostra boscosa e deserta pur senza essere inospitale, proprio come Chartreuse. Accetta l’offerta del Conte Ruggero che gli fa dono di quelle terre ed inizia a costruire la nuova Certosa, che prenderà il nome di Santa Maria della Torre e verrà consacrata dal vescovo di Reggio Calabria nel 1094. Al momento solenne è presente anche Ruggero I di Calabria e Sicilia che per l’occasione amplia le proprie donazioni a Bruno includendo appezzamenti a Stilo e casali a Bivongi e Arunco (l’odierna Montepaone).

Le prime case di Serra

Per la costruzione dell’Eremo furono assegnati a Bruno degli operai. Questi fece in modo che quelli non sposati potessero vivere nelle vicinanze della costruzione, separandoli di fatto dagli altri che, quindi, costruirono a più distanza le loro abitazioni. Nacque così il primo nucleo del centro abitato di Serra. Nel frattempo il fido Lanuino raggiunge Bruno nella neonata Serra e lo aiuta nella conduzione e nella gestione della comunità. Il legame tra i due era così forte che molte missive (anche a livello pontificio) recavano in indirizzo “a Bruno e Lauino”.

Certosa di Serra San Bruno - quadro

Bruno, fondatore dell’ordine dei Certosini, muore il 6 ottobre del 1101, viene sepolto nel piccolo cimitero di Santa Maria della Torre. Il suo posto viene preso come era naturale che fosse, da Lanuino che continua a condurre la comunità monastica attenendosi strettamente a quelli che erano i dettami indicati dal suo maestro. Alla morte di quest’ultimo, avvenuta nel 1116, il monastero prende pian piano la via del declino, tanto che dal 1192 al 1411 si ha una transizione col passaggio dall’ordine Certosino all’ordine Cistercense. Non si hanno tuttavia notizie documentate circa questo periodo ritenendo gli storici probabile che una volta ereditata la chiesa monastica siano stati effettuati altri lavori di costruzione (ad esempio il dormitorio ed il dispensario). Tra il 1411 e gli inizi del 1500 le notizie che pervengono sono quelle relative all’incuria cui il monastero è abbandonato nonostante la successione di ben 11 abati nella sua gestione.

Il culto di San Bruno

Nel 1514, Leone X, a seguito del ritrovamento, nella chiesa di Santa Maria del Bosco, dei corpi di Bruno e Lanuino autorizzava i monaci certosini al culto del loro padre fondatore. I cistercensi restituirono così la certosa al Papa che la ridiede ai fondatori. Nel 1623 il papa Gregorio XV estese il culto di San Bruno a tutta la chiesa stabilendo che esso debba essere celebrato il 6 ottobre.

Certosa di Serra San Bruno

Durante il ‘600 fu costruita la grande cinta muraria e l’antica chiesa. Purtroppo, il 7 febbraio del 1783 un devastante sisma del nono grado della scala Mercalli, oltre a seminare il panico e provocare oltre 40.000 vittime, distrusse tutti gli antichi edifici, lasciando in piedi solo la facciata dell’antica chiesa ed due lati del chiostro del ‘600. Ovviamente, il devastante terremoto, oltre a distruggere la Certosa, faceva perdere prezioso ed importantissimo materiale storico ed archivistico. I certosini caddero in miseria e, impossibilitati a ricostruire dalle macerie in tempi brevi, subirono l’oppressione francese. Nel 1808 la Certosa è infatti soppressa con decreto di Giuseppe Bonaparte. I Certosini ne riprendono il possesso nel 1856 iniziando i lavori di ricostruzione di tutto il complesso conventuale. Edificano anche, su progetto dell’architetto Pichat, la nuova chiesa. Consacrarono la nuova chiesa il 13 novembre del 1900 per mano del Vescovo dell’epoca Monsignor Giuseppe Barillari.

I certosini e Hiroshima

Tanti sono stati da lì in avanti i lavori per riportare il complesso all’antico splendore. Tante, negli anni, anche le leggende che si sono sviluppate attorno a questo bellissimo eremo che ospita pochissimi monaci, guidati da un priore, che hanno deciso di dedicare la loro vita all’ascesi ed alla meditazione. Impossibile pensare ad altro considerando che l’unico pasto consumato congiuntamente è quello della domenica e che lasciano la certosa con la stessa cadenza per una passeggiata che dura un massimo di tre ore e durante la quale non è comunque consentivo scambiare parola con sconosciuti. Una vita che è paradossalmente eversiva, dove il tempo perde il suo tempo, come a cercare il confine tra il visibile e l’invisibile.

Certosa di Serra San Bruno - la cella

Ed è proprio questo voluto isolamento che ha alimentato, nel corso degli anni, le leggende più suggestive. Come quella che voleva rinchiuso dentro le mura del convento uno dei piloti dell’Enola Gay, l’aereo che sgancio la bomba atomica su Hiroshima. Voce che nasce da un servizio di Enzo Biagi del 1962 che raccontava di un frate certosino dell’Illinois, Padre Anthony, già sergente maggiore dell’esercito statunitense. Questi fu scambiato erroneamente per il pilota dell’atomica. In realtà la sua decisione di prendere i voti ha a che fare si con Hiroshima ma solo perchè il soldato, visitando la città, ne rimase così profondamente scosso da decidere di ritirarsi in convento. Questa voce portò così tanti curiosi alla Certosa che i frati furono costretti a mettere un cartello al portone d’ingresso che smentiva la presenza di piloti dell’Enola Gay.

Da Maiorana a Milingo

Ma l’alone di mistero e leggenda non si esaurisce certo qui. Nel 1975 arrivò in Certosa anche Leonardo Sciascia. Lo scrittore agrigentino immaginava di trovare dentro il monastero addirittura Ettore Majorana, il fisico siciliano scomparso nel 1938.
A Sciascia affascinava l’idea che lo scienziato che aveva contribuito alla fissione atomica e uno dei piloti che aveva sganciato la prima bomba fossero, pentiti, nello stesso luogo. Un’altra scomparsa eccellente riportò l’attenzione verso i monaci di Serra San Bruno ed è quella relativa all’economista Federico Caffè.

Certosa di Serra San Bruno - la cappella
Anche in questo caso solo voci e null’altro. Si parlò anche, ultimamente, dell’approdo in monastero di Emmanuel Milingo, il discusso vescovo africano allontanato dal Vaticano dopo il matrimonio con una donna coreana. Insomma, il silenzio (dei chiostri verrebbe da dire, parafrasando il titolo di un romanzo della Bartlett), la pace e l’ascesi che in questo luogo è possibile trovare vengono sempre a galla nel momento in cui un personaggio più o meno illustre svanisce nel nulla. Come una sorta di metafora del luogo, così difficile da raggiungere ma pronto e accogliente, protettivo. Con le sue alte mura ed i silenzi solitari sembra voler dire a tutte le anime in affanno che lì dentro, forse, è possibile ritrovare se stessi.

Alessandro Effe

Autore: Alessandro Effe

Appassionato di nuove tecnologie cerco di aiutare le aziende a nascere e trovare la loro strada.
Amante della scrittura narrativa e lettore vorace. Un amore smisurato per la boxe ed il running.

La Certosa di Serra San Bruno ultima modifica: 2018-10-29T09:00:19+00:00 da Alessandro Effe

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