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Lutto nel mondo del calcio. Diego Armando Maradona, il Pibe de Oro, che aveva da poco festeggiato i 60 anni ci ha lasciati a causa di un arresto cardio-respiratorio. A darne notizia è stato il quotidiano argentino El Clarin (edizione digitale). Maradona si trovava in casa a Tigre (vicino Buenos Aires) per la convalescenza, dopo il delicato intervento al cervello per la rimozione di un ematoma subdurale. Il Pibe de Oro è deceduto intorno alle 13 ora locale (le 17 in Italia), dopo una crisi respiratoria. A nulla è servito l’arrivo delle ambulanze e dei medici che hanno cercato disperatamente di rianimarlo. La sua morte, arrivata come un fulmine a ciel sereno in un mercoledì di fine novembre, ha scosso il mondo intero.

Morte Diego Armando Maradona: i messaggi di cordoglio dall’Argentina e da Napoli

Sono tanti i messaggi di cordoglio che stanno arrivando per dire addio al campione. In Argentina, il presidente della Repubblica, Alberto Fernandez ha annunciato tre giorni di lutto nazionale. La nazionale di calcio albiceleste, che ha cambiato l’immagine profilo su Twitter con un nastro nero in segno di lutto, ha scritto: “Hasta siempre, Diego. Serás Eterno en casa corazón del planeta fútbol”. Il Boca Junior, suo storico club argentino l’ha salutato con il suo tweet “Eternas gracias. Eterno Diego”. Anche il Napoli su Twitter ha modificato il suo stemma ufficiale con una N bianca su sfondo nero e ha twittato: “Per sempre, Ciao Diego”.

Per i napoletani Maradona è stato un vero e proprio eroe. Alfiere biancoceleste della nuova “questione meridionale”, in cui l’arretrato Sud riesce a sopraffare (almeno calcisticamente) il più sviluppato Nord. Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris ha voluto esprimere tutto l’amore che i napoletani hanno per il Pibe de Oro sul suo profilo Twitter: “È morto Diego Armando Maradona, il più immenso calciatore di tutti i tempi. Diego ha fatto sognare il nostro popolo, ha riscattato Napoli con la sua genialità. Nel 2017 era divenuto nostro cittadino onorario. Diego, napoletano e argentino, ci hai donato gioia e felicità! Napoli ti ama”. L’assessore allo sport Ciro Borriello, raggiunto da FanPage, ha dichiarato che per ricordare Maradona a Napoli verrà dichiarato il lutto cittadino.

“Maradona & Platini” by momez is licensed under CC BY-NC-SA 2.0

Il Pibe de Oro: ragazzo di periferia che divenne leggenda

Classe 1960, Diego Armando Maradona nacque a Lanús, nella periferia di Buenos Aires. Il suo primo contatto con il calcio professionistico avvenne nel 1976, con la maglia dell’Argentinos Juniors, con la quale giocò per 5 anni. Nel 1979 e nel 1980 riuscì anche a vincere il Pallone d’Oro sudamericano. Dopo due stagioni al Boca Juniors, nel 1982 si trasferì in Europa, dove indossò prima la maglia del Barcellona e, dal 1984 quella del Napoli. Con il Napoli Maradona giocherà fino al 1991, facendo vincere ai partenopei due scudetti, una Coppa Italia e una Coppa UEFA. Dopo il Napoli, Maradona indosserà la maglia del Siviglia (’92-‘93), poi della squadra argentina Newell’s Old Boys (’93-’94) e, infine, nuovamente del Boca Juniors (’95-‘97).

Per quanto riguarda la carriera in nazionale, Maradona fu uno dei protagonisti del Mondiale di Messico 1986, vinti proprio dai biancocelesti. Memorabile è la partita contro l’Inghilterra in cui Maradona si rese celebre per il gol di mano (da qui “la mano de Dios“) e per il gol successivo, ricordato come il “gol del secolo”.

“Maradona in La Boca 2” by comicmuse is licensed under CC BY-NC-ND 2.0

I suoi problemi con la droga e con l’alcol sono stati la causa dei tanti alti e bassi del campione che era sempre riuscito a rialzarsi e dribblare ogni pericolo, fino ad oggi. Maradona, uno dei calciatori più influenti del secolo scorso (insieme a Pelé) ci ha lasciati. Ciò che resta oggi è il ricordo di un mito che con il suo talento e la sua tenacia in campo ha contribuito a scrivere la storia del calcio, sport meraviglioso che oggi ha perso una delle sue stelle più brillanti.

Addio a Diego Armando Maradona, leggenda del calcio mondiale ultima modifica: 2020-11-25T20:06:40+01:00 da Antonello Ciccarello

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