Restiamo a casa. Ecco la frase simbolo di questo periodo di emergenza Coronavirus. Non solo come hashtag su Twitter di persone famose, ma anche come linea ufficiale del Governo. Nella notte di lunedì 9 marzo è stato proprio il Presidente del Consiglio Conte a ribadire la necessità di limitare assembramenti di persone e spostamenti. Anche se, come ha detto lo stesso premier, è difficile cambiare le nostre abitudini.

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Coronavirus a Verona, qualche dato
Alla data 12 marzo sono intorno al centinaio le persone risultate positive al Coronavirus a Verona, con circa 21 comuni coinvolti. Gli ospedali che si occupano dei casi sono quelli di Borgo Roma e Borgo Trento nella città scaligera, e quelli di Legnago, Negrar e Villafranca nella provincia. I primi casi si sono registrati nel veronese tra fine febbraio e inizio marzo. In Veneto la situazione è tra le più gravi della penisola, con più di mille contagi. L’attenzione è stata alta fin da subito anche se le opinioni dei politici erano discordanti. In particolar modo i presidenti delle regioni più colpite, Veneto e Lombardia, hanno chiesto maggiore chiarezza nelle disposizioni. La linea dura del governo, anticipata dalla chiusura delle scuole dal 24 febbraio, si è inasprita con gli ultimi decreti.
Restiamo a casa, i provvedimenti del governo
Con il nuovo decreto, entrato in vigore il 9 marzo, le regole si fanno più stringenti. In tutta Italia è vietato spostarsi dal proprio comune di residenza salvo autocertificazione. I motivi devono essere legati a estreme necessità: lavoro e salute. A questo si aggiunge il divieto di lasciare la propria abitazione tranne per alcune ragioni: spesa, assistenza a un famigliare, attività sportiva da svolgere assolutamente da soli, occuparsi di animali domestici. Per quanto riguarda il Veneto, è intervenuto anche il presidente della Regione Luca Zaia. Le sue parole, decise, richiamano alla responsabilità i cittadini di fronte all’emergenza. Anche se i provvedimenti possono sembrare drastici, si deve rimanere uniti nel rispettare tali indicazioni. Ovviamente c’è l’altra faccia della medaglia, ovvero come poter gestire la propria quotidianità alla luce di questi regolamenti.

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Coronavirus, tra vita quotidiana ed emergenza
Restano altre numerose voci: quelle delle persone comuni. Nei piccoli paesi di provincia ognuno vive l’emergenza a proprio modo. I bambini vogliono tornare a scuola, soprattutto adesso che si è disposta la chiusura di parco giochi e aree verdi per evitare assembramenti. Una signora che è a spasso con il cane dice di non perdere la testa, “basta prendere le giuste precauzioni”. Limitazioni sì, ma gestibili. C’è chi non ci sta. “Assurdo, come fossimo in guerra”, brontola qualche anziano al supermercato. C’è chi trova esagerati i controlli delle forze dell’ordine, chi li ritiene necessari. “Certa gente ha bisogno di vedere la polizia per le strade per capire di non uscire in gruppo”, dice una signora. Attrezzata con guanti e mascherina, si appresta a fare la spesa. Una ragazza di poco più di vent’anni è incredula: “Mi sveglio la mattina e non mi sembra vero”.

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Anche se le opinioni sono discordanti, ci si deve appellare a un senso di responsabilità. Non è infatti solo la salute di ciascuno a rischio, ma quello del proprio famigliare, del proprio vicino. È proprio alla luce di questa necessità che rispettare le regole diventa un obbligo morale. L’emergenza Coronavirus è un fatto straordinario, e straordinariamente si deve agire.





