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Feltre, in provincia di Belluno, è una delle porte d’ingresso delle Dolomiti. Anticamente si chiamava Recthica oppida, come la definiva Plinio, poi Municipium romano dal 39 avanti Cristo. Rinata dalle invasioni barbariche (la più disastrosa fu quella dei Longobardi nel 569 dopo Cristo), passò sotto Ezzelino da Romano, i da Camino, e poi gli Scaligeri, i Da Carrara e i Visconti. Nel 1404 la città si “dona” alla Repubblica di Venezia. E fedele a Venezia, a parte una breve parentesi dal 1411 al 1420, resterà fino alla fine della Serenissima nel 1797.

Piazza Maggiore di feltre
Piazza Maggiore – Fonte fotografia: Meike Beyer

Nella sua lunga storia Feltre è sempre stata terra di confine, e questa particolare posizione ne ha fatto un luogo di incontro (e di scontro) tra popolazioni diverse. Ma ha rappresentato anche un valore aggiunto, che ha lasciato nella cittadina i segni della storia. Si leggono nelle sue architetture, nelle facciate dei palazzi, nei percorsi archeologici che ci portano lontano, all’epoca in cui era un centro importante perché vicina alla via Claudia Augusta Altinate.

La storia antica di Feltre, borgo romano le cui tracce si leggono negli importanti resti dell’area ipogea del Duomo

Andare alla scoperta della Feltre florido borgo di epoca romana e sede di magistrature prestigiose significa scendere nell’area ipogea del Duomo. Un mondo nascosto, ancora in molta parte da studiare, certamente ricco di testimonianze che ci raccontano la storia di questa cittadina centro romano ricco e molto vitale. Lo si percepisce visitando l’antico ipogeo. Lo si percepirà ulteriormente dal prossimo autunno quando il museo civico aprirà la nuovissima sezione archeologica con resti di capitelli ionico-italici e corinzi, antiche sculture e una monumentale statua di Esculapio in marmo greco. Risale al secondo secolo dopo Cristo ed è stata rinvenuta, nel 1974, proprio nell’area archeologica del Duomo.

Area archerologica ipogea del Duomo di feltre
Area archerologica ipogea del Duomo – Fonte fotografia: Nello Quaglia

Dal passato al presente, o quasi, Feltre si racconta anche attraverso i manufatti del fabbro e artigiano feltrino Carlo Rizzarda. Il ferro battuto lavorato quasi come una trina che caratterizza cancelli, lampade, inferriate, ringhiere, formelle, è opera sua. Preziosi manufatti sono conservati nella galleria d’Arte Moderna Carlo Rizzarda perché fu proprio questo artigiano, o meglio artista del ferro, a volerla. La Galleria è stata aperta nel 1938 e negli anni si è arricchita man mano di oggetti di arte decorativa, mobili, e recentemente anche dei preziosi vetri artistici della collezione Nasci-Franzoia. Ottocentoottanta vetri d’autore – richiamo alla vicina Venezia e all’isola di Murano – donati alla città lo scorso maggio e dedicati alla produzione vetraria veneziana del Novecento.

Tra vicoli e vie, le preziose architetture rinascimentali dentro le mura

Una storia antica e prestigiosa contraddistingue il Museo Diocesano, quasi una fortezza ingentilita all’interno da affreschi, stucchi e opere decorative. Ma anche da preziosi manufatti di tutto il territorio dell’attuale Diocesi di Belluno-Feltre. Fra questi, un calice in argento che è il più antico eucaristico dell’Occidente. E una Madonna Assunta opera di Andrea Brustolon. Passeggiare per Feltre significa anche ammirare la bellezza dei verdi paesaggi che la circondano, perdendosi tra vicoli e preziose architetture rinascimentali frutto della sua ricostruzione dopo gli incendi che la distrussero in gran parte all’inizio del Cinquecento.

Il Teatro de la Sena e le prime commedie di Carlo Goldoni

Proprio a Feltre il grande commediografo Carlo Goldoni racconta nelle sue memorie di avere scoperto la passione per la scena. E a Feltre, dove si trovava come coadiutore di cancelleria, rappresentò due delle sue prime commedie. Uno dei tesori di Feltre è il suo Teatro de la Sena per il cui restauro, a inizio Ottocento, ci si rivolse a Giannantonio Selva, l’architetto veneziano che dieci anni prima in laguna era stato l’artefice del Gran Teatro La Fenice.

Feltre foto Consorzio turistico
Fonte fotografia: Foto Archivio Consorzio Turistico Sergio Innocente

Passeggiare a Feltre significa anche percorrere la sua cinta muraria, visitare le prigioni veneziane, ammirare l’antica loggetta, appena restaurata, che si affaccia su via Beccherie. E fermarsi davanti alle Fontane Lombardesche, bellissime, volute da Venezia per garantire alla cittadina l’approvvigionamento idrico in caso di assedio. E poi il Castello, la Torre dell’Orologio, la Torre del Campanon di epoca tardo-romanica. La sua grande campana suonava quando si radunava il Maggior Consiglio e fino agli anni Settanta del Novecento l’antica tradizione continuava annunciando con i suoi rintocchi l’inizio del consiglio comunale.

Perdersi a Feltre significa anche, tra un sali e scendi di vicoli e vie, incontrare il proprietario di un antico edificio, apparentemente poco importante, che durante un recente restauro ha trovato al suo interno affreschi cinquecenteschi. Se ha tempo e siete fortunati, il gentile proprietario può anche proporvi di entrare a casa sua per farveli vedere. Una rarità oltre che una bella occasione per entrare davvero nel “cuore” vivo della cittadina.

Fonte fotografia in evidenza: Matteo Danesin

Feltre, porta d’ingresso delle Dolomiti ultima modifica: 2021-08-17T15:30:00+02:00 da Cristina Campolonghi

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