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“Alla base della richiesta di candidatura c’è il fatto che il personale sanitario italiano è stato il primo nel mondo occidentale a dover affrontare una gravissima emergenza sanitaria, nella quale ha dovuto fare ricorso a possibili rimedi di medicina di guerra lottando in trincea per salvare vite e spesso perdendo la loro”.

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(foto Franco Rivolli)

Così il presidente della Fondazione Gorbaciov Italia, Marzio Dallagiovanna, che fin da metà dello scorso anno aveva raccolto adesioni per sostenere la candidatura al Premio Nobel per la Pace 2021 del corpo sanitario italiano. Quella fetta di Italia che fin dall’inizio della pandemia è stata (ed è ancora) in prima linea negli ospedali e in tutte le strutture sanitarie dove si combatte contro il Covid-19.

Il Nobel per la Pace: un riconoscimento al valore etico e umanitario del lavoro

Da Oslo è giunta la comunicazione ufficiale con la quale il Comitato norvegese ha accolto questa candidatura. Un riconoscimento speciale attribuito a figure e organizzazioni che si sono particolarmente distinte per il loro lavoro e per il grande valore etico e umanitario che questo rappresenta. Si tratta dell’unico premio conferito e consegnato fuori dalla Svezia, così come aveva voluto lo stesso fondatore Alfred Nobel.

nobel per la pace  - Premio Nobel

La proposta della Fondazione Gorbaciov Italia, come prevede il protocollo della candidatura, è stata ufficialmente sottoscritta dal Nobel per la Pace Lisa Clark. Co-presidente dell’International Peace Boureau, alla Clark l’onoreficenza è stata conferita nel 2017 per il suo impegno contro il disarmo atomico. Statunitense, Lisa Clark vive in Italia, in Toscana, e quando è scoppiata la pandemia ha prestato assistenza volontaria. Significativa la sua motivazione: “Ho candidato il corpo sanitario italiano al Premio Nobel perché la sua abnegazione è stata commovente. Qualcosa di simile a un libro delle favole. Da decenni non si vedeva nulla del genere. Dallo scoppio della pandemia il personale sanitario non ha più pensato a se stesso ma a cosa poteva fare per aiutare gli altri con le proprie competenze”.

L’Italia e il suo personale sanitario in prima linea contro il Covid da oltre un anno

Parole che dipingono un quadro drammatico e reale sul lavoro e sui sacrifici del nostro personale sanitario. I medici deceduti a causa del Coronavirus, e contagiati nell’esercizio della loro professione, sono circa 330. Gli infermieri e le infermiere oltre 80. Numeri molto alti e purtroppo in continuo aggiornamento. A questi vanno aggiunti i dati relativi al personale ausiliario in servizio in strutture ospedaliere e Rsa di cui manca la cifra precisa.

nobel per la pace  - infermiere

Su questi numeri e sugli straordinari sacrifici di medici, infermieri, operatori nei diversi ambiti sanitari italiani, la Fondazione Gorbaciov Italia di Piacenza ha fondato la sua richiesta. Con la finalità di mettere al centro il nostro Paese e il suo personale sanitario. In prima linea contro il Covid-19 da oltre un anno e che all’inizio della pandemia si era trovato ad affrontare una guerra praticamente senza armi. Mancavano i dispositivi di protezione, le terapie, i posti letto nelle terapie intensive.

La candidatura proposta dalla Fondazione Gorbaciov Italia di Piacenza

Testimonial dell’iniziativa promossa dalla Fondazione Gorbaciov Italia è Luigi Cavanna, primario di onco-ematologia all’ospedale di Piacenza. Cavanna è noto per essersi impegnato personalmente nel prestare aiuto ai malati di Covid a domicilio, sostenendo l’importanza della medicina territoriale, vicenda di cui ha scritto anche la stampa estera. Il proponente, sempre secondo quando previsto dal protocollo, che richiede una figura di alto profilo, è Mauro Paladini, ordinario di Diritto privato all’università di Brescia. Circa 350 mila le adesioni alla proposta, tra cui istituzioni quali la Regione Emilia Romagna, il Comune e la Provincia di Piacenza. Ma anche organismi e associazioni come Banca di Piacenza, diocesi di Piacenza e Bobbio, Fondazione di Piacenza e Vigevano, Associazione Nazionale Alpini, Confcommercio, Federfarma, Acli, Opera Pia Alberoni, Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori di Milano e molte altre.

Resta da aggiungere che la stessa città di Piacenza è stata tra le più colpite dalla prima ondata del Covid. La città emiliana si trova a pochi chilometri da Codogno dove il 21 febbraio dello scorso anno furono confermati i primi 21 casi di infezione. Anche per questi motivi, nell’occasione, Piacenza si pone come “Città mondiale di costruzione di Pace”.

I medici e gli infermieri italiani candidati al Nobel per la Pace 2021 ultima modifica: 2021-03-18T09:00:00+01:00 da Cristina Campolonghi

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