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Maurizio Borsari, che abbiamo raggiunto al telefono, è il titolare di un’azienda che produce dispositivi sofisticati. Questa invenzione, in questi giorni di “coronavirus”, salva vite umane.

Maurizio Borsari - il dispositivo ideato da Borsari
fonte foto – Maurizio Borsari

Nel caso specifico, parliamo di un apparecchio che di fatto è la soluzione in prima linea per facilitare la respirazione del paziente. Inoltre l’apparecchio isola il paziente.

Maurizio Borsari

Il dispositivo è una vera eccellenza italiana. Con la sua funzione, evita di affollare i reparti di terapia intensiva. Maurizio Borsari, già nel lontano 1991, crea il primo prototipo di casco. L’idea nasce come alternativa idonea alla camera iperbarica. Nel 1999 poi, fonda Starmed, che è la prima azienda produttrice al mondo di caschi simili. Essi coadiuvano la ventilazione non invasiva, ovvero la “Niv”.

the 47D11 antibody - immagine di un virus

L’azienda è stata acquisita poi da Intersurgical. Nel 2002 Borsari fonda inoltre la Dimar. L’idea è di sviluppare una vera a propria filosofia globale sulla Niv, supportata da tecnologie molto avveniristiche. Attualmente, la produzione in azienda è triplicata. Si è passati da 200 a circa 600 dispositivi il giorno. I ritmi di lavoro della “Dimar” di Medolla, piccola azienda della Bassa modenese, sono attualmente serratissimi. I turni lavorativi si sono allungati sensibilmente, inoltre, è stato irrobustito l’organico, con l’assunzione di altri operai specializzati.

Maurizio Borsari e la Dimar

Per un tipo di lavoro così delicato, tuttavia, è necessario un periodo di formazione, poiché parliamo di un’altissima eccellenza tricolore. L’azienda, una tra le poche al mondo, è specializzata proprio nella produzione di dispositivi per la ventilazione non invasiva. Pariamo di un prodotto, che oggi è in grado di coadiuvare in modo importantissimo i reparti di terapia intensiva.

Maurizio Borsari - stretta di mano simboleggiante l'unione per combattere il virus

Fondamentale quindi ora è il casco “Cpap”. Di fatto è come un cilindro trasparente, pensato per gli ospedali e le Asl. Il casco è gonfiabile, e somiglia un po’ a un dispositivo per andare nello spazio. Questo casco, o se vogliamo, “cilindro trasparente”, s’infila sul capo, e serve all’immissione di ossigeno sterile al suo interno. Al contempo, esso facilita la respirazione del paziente e ne migliora quindi il quadro clinico. Grazie a queste funzioni combinate, come dicevamo, si evita d’intasare i reparti di terapia intensiva.

Caschi Cpap

Inoltre, essendo un dispositivo sigillato all’altezza del collo, esso isola le vie respiratorie dal mondo esterno. Ciò previene in tal modo possibili contagi. Infine, il cilindro è del tutto trasparente e non dà una sensazione claustrofobica. Il casco è gonfiabile, e riesce a migliorare quindi gradualmente il quadro clinico del soggetto. L’aria e l’ossigeno entrano con pressione positiva, cosa che aiuta gli alveoli polmonari ad aprirsi e a lavorare meglio. La ventilazione non invasiva si usa nei pazienti con bronchiti croniche che arrivano in ospedale in scompenso, o in chi ha un edema polmonare. Il paziente, tuttavia, fatica a respirare perché il cuore non funziona bene, in qualsiasi forma d’insufficienza respiratoria. Tanti ospedali si stanno organizzando per ordinare il dispositivo. Gli ordini arrivano a valanga anche dall’estero. Tuttavia, vista l’emergenza, per decreto ministeriale, come dice Borsari, i “caschi”, restano tutti in Italia.

Eccellenze italiane

I caschi Cpap si sono rivelati strategici per la cura dei pazienti colpiti da Covid-19. I dispositivi hanno il vantaggio di essere efficaci, e relativamente semplici da utilizzare. La Lombardia ne ha acquistati più di duemila con i fondi governativi per l’emergenza. Secondo gli addetti ai lavori, questi caschi dovrebbero essere messi ai primi posti tra le terapie salvavita. Attualmente, ci sono ventiquattro studi internazionali che documentano l’eccellenza. I malati con gravi crisi respiratorie con questi caschi migliorano. Parliamo di studi che confrontano i caschi con le classiche mascherine per l’ossigeno. Essi scongiurano le manovre più invasive. Si scongiura l’intubazione nella trachea. Dal punto di vista scientifico il livello tecnologico italiano in questo settore è elevatissimo. Tuttavia, questi sistemi sono ancora poco conosciuti e usati quasi esclusivamente nelle terapie intensive. Ringraziamo Bersari per il grande aiuto e facciamo a lui e al suo team, i migliori auguri.

#l’Italianelcuore

Il casco Cpap, un dispositivo per l’emergenza Coronavirus ultima modifica: 2020-03-21T14:00:00+01:00 da Simona Aiuti

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