Condividi:

Il Correr di Carlo Scarpa, tra storia e coraggio di innovare

E’ un modo per riguardare la propria identità con gli occhi in avanti. Un esempio di equilibrio fra storia e coraggio di innovare. Il Museo Correr di Venezia, che meglio di tutti racconta la storia della città e delle sue famiglie, ha deciso di raccontare una parte di se stesso, quella legata agli interventi museografici di Carlo Scarpa. La mostra Il Correr di Carlo Scarpa, 1953-1960, curata da Chiara Squarcina e Andrea Bellieni, è un recupero filologico. Ma anche un invito allo studio e alla riflessione critica su quanto l’architetto veneziano ha saputo intervenire, fra il 1953 e il 1960, con strutture e materiali capaci di interagire tra opere e spazi del museo. Creando allestimenti con elementi che a loro volta sono diventati essi stessi opere d’arte. E che oggi rappresentano un’occasione di riflessione sul presente e sul futuro di questo museo.

Mostra Scarpa Correr B

Particolari teche inclinate, vetrine esagonali, supporti, snodi, incastri, il famoso cavalletto su cui posizionare opere perpendicolari rispetto alla luce, raccontano la storia degli interventi scarpiani al Correr. In una fusione perfetta tra forma e funzione cui contribuivano il sapere e l’abilità degli artigiani che operavano in città e che li realizzavano. Eredi di una tradizione secolare capace di interpretare i disegni dell’architetto.

Mostra Scarpa Correr C

La mostra, aperta fino al 31 ottobre e allestita al secondo piano del museo nella Sala delle Quattro Porte, restituisce l’architettura e gli arredi scarpiani del Correr attraverso esemplari originali che testimoniano il raffinato design dell’architetto veneziano. Con tante foto d’archivio, a narrare i due interventi di Scarpa in questo museo. Il primo, nel 1952-53, per le sale di Storia veneziana al primo piano. Il secondo, nel 1959-60, per la Quadreria al secondo piano. Questi interventi museografici partivano dall’idea di creare un dialogo tra opere e memoria del palazzo. Per dare vita a risonanze e suggestioni.

I due interventi scarpiani nel dopoguerra

Il primo riallestimento segnò la riapertura del museo dopo la guerra. Scarpa lo pensò con teche che esponevano le toghe dei senatori, pannelli per gli scudi ottomani, appensioni di antichi stendardi, sostegni per i monumentali fanali da galera.

Correr Scarpa Ph Irene Fanizza
Due dame veneziane (ph. Irene Fanizza)

Il secondo riallestimento, più radicale, portò alla progettazione anche di piccole sale dedicate. Per posizionare e valorizzare, in un misto di funzionalità, forma e design, opere iconiche quali Due dame veneziane di Carpaccio, il Cristo morto sostenuto dagli angeli di Antonello da Messina, la Pietà di Cosmè Tura.

(crediti altre foto: ufficio stampa MUVE)

Condividi:

Articoli correlati

ADV SIDEBAR
Torna in alto