È alto circa settanta centimetri, ha oltre mezzo millennio, e sì, anche se è solo un bambino, gli anni iniziano a farsi sentire. È il Putto con delfino, una delle statue in bronzo più riuscite di Andrea del Verrocchio, il maestro di Leonardo da Vinci. Proprio al Verrocchio sarà infatti dedicata la prossima mostra di Palazzo Strozzi e il suo putto avrà ovviamente un posto di rilievo. Prima però dovrà passare dalle cure premurose dei restauratori perché, parafrasando una vecchia canzone, “intanto il tempo se ne va e non ti senti più bambino”.

Le origini del Putto

Il Putto con delfino lo ha modellato e creato il Verrocchio, ma lo ha voluto Lorenzo de’ Medici intorno al 1470. La villa di Careggi doveva essere ancora più splendida di oggi e i suoi giardini, come per molte delle sue sorelle, altrettanto curati. C’era però qualcosa che all’occhio di Lorenzo mancava e riguardava la fontana presso la quale spesso si intrattiene con gli accademici neoplatonici. C’era Marsilio Ficino, che l’accademia l’aveva fondata per volontà di Cosimo il Vecchio, e c’erano il Poliziano, il Landino, Leon Battista Alberti. Eppure mentre si discuteva di iperuranio od orfismo, Lorenzo dovette immaginare un  “putto di bronzo, che strozza un pesce”.

Putto con delfino - Palazzo Vecchio
Il cortile di Palazzo Vecchio con al centro il Putto con delfino

Sono queste parole di Giorgio Vasari che, nelle sue Vite, passando in rassegna quella del Verrocchio aggiunge: “il qual putto è veramente maraviglioso”. Tanto meraviglioso che il più fiero discendente di Lorenzo, Cosimo I, lo fece “porre, come oggi si vede […] alla fonte che è nel cortile del suo palazzo”. Eh già, perché appena Cosimo lo vide decise che era opera degna di un Duca e che avrebbe meritato di stare a Palazzo della Signoria, la sua nuova residenza. E qui vi rimarrà per quattrocento anni.

I secoli, l’usura e il nuovo splendore

Quattro secoli in balia delle intemperie sono però difficili da sopportare, anche se sei un bambino di bronzo. Non per caso infatti, nel 1959 si decise di metterlo al riparo. Gli addetti ai lavori dell’epoca si erano evidentemente resi conto che il Putto con delfino andava via via perdendo la sua brillantezza. Al suo posto venne inserita una copia e il putto originale musealizzato al secondo piano di Palazzo Vecchio. Rimaneva comunque il problema della sua manutenzione e vennero praticati interventi, che all’epoca dovettero essere ritenuti pure validi, ma non lo furono.
Questo perché non era stato fatto ciò che oggi si appresta a compiere Nicola Salvioli, restauratore modenese che riporterà il Putto con delfino al suo bronzeo splendore. Il restauro attualmente in corso infatti è il primo vero intervento scientifico-conservativo mai effettuato sul Putto.

L’obiettivo è quello di rimuovere i materiali residui dei precedenti “restauri”, spesso realizzati con sostanze e tecniche aggressive. Successivamente, verrà effettuata la rimozione dei sedimenti calcarei, provocati dall’acqua che per oltre cinque secoli, ha bagnato il corpo del ciucciuto amorino. Si tratta quindi di un’operazione complessa, che verrà svolta sotto la direzione della curatrice del Museo di Palazzo Vecchio, Serena Pini, e l’Alta Sorveglianza di Jennifer Celani (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Firenze, Pistoia e Prato). È necessario però dare merito anche a chi questo restauro lo ha reso possibile, ovvero Friends of Fl0rence. La Fondazione no profit di origine statunitense (ma con molta partecipazione della filantropia italiana) dal 1998 sostiene economicamente interventi di restauro sulle grandi opere fiorentine e non solo. Lo ha fatto ad esempio con uno dei restauri più importanti della storia recente: quello dedicato alla Porta del Paradiso di Lorenzo Ghiberti.

Andrea del Verrocchio, maestro di Leonardo

Ora tocca al Putto con delfino tornare a splendere e, per chi ne volesse un assaggio, è già possibile “ammirarlo” anche se in maniera non convenzionale. La direzione di Palazzo Vecchio ha infatti deciso di rendere visibili al pubblico le operazioni di restauro all’interno del percorso museale. Per gli altri non ci sarà comunque molto da aspettare. Il Putto con delfino sarà infatti una delle opere centrali della mostra dedicata al suo creatore, Andrea del Verrocchio, che sarà inaugurata a Palazzo Strozzi il prossimo 9 Marzo e si concluderà il 14 Luglio.
“…orefice, prospettivo, scultore, intagliatore, pittore e musico; ma invero ne l’arte della scultura e pittura ebbe la maniera alquanto dura e crudetta”. Così ne scriveva il Vasari, in quello che sembra essere tutt’altro che un complimento. Eppure, fu Vasari stesso a riconoscergli una straordinaria applicazione nelle arti, ottenuta grazie al suo “infinito studio”.

Andrea del Verrocchio scultore Putto con delfino
Andrea del Verrocchio, maestro di Leonardo da Vinci

Una dedizione che lo fece emergere quale maestro sopraffino e forgiatore di incredibili talenti. Nella sua bottega sono passati i più grandi dell’epoca: Botticelli, il Ghirlandaio, Perugino e, ovviamente, Leonardo da Vinci. Per questo in occasione del cinquecentenario della morte di Leonardo, Palazzo Strozzi ha pensato che per celebrare il suo genio, fosse necessario partire dalle origini. E le origini di Leonardo sono quella bottega in cui era entrato in un giorno indefinito del 1470. Magari, proprio mentre Ser Piero da Vinci lo pregava di prendere il figlio sotto la sua ala, il Verrocchio lo ascoltava distratto dal lavoro su quel Putto con delfino. E gli sistemava il ciuffo che doveva apparire come bagnato, perché era lì che finiva l’acqua spruzzata dalle narici di quella carpa che, per misteri degni solo dei fiorentini, sarebbe diventata nel corso dei secoli un delfino.

Andrea Biagioni

Autore: Andrea Biagioni

Scrittore, giornalista, eterno studente. Laureato in Filologia Moderna e direttore della rivista fiorentina StreetBook Magazine.

Il Putto con delfino torna a splendere ultima modifica: 2019-03-07T09:00:18+01:00 da Andrea Biagioni

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