Se l’Italia intera ha molto da dire, prima fra tutte le regioni a parlare è di certo la Puglia. Essa è ricca di monumenti e luoghi d’interesse, e non conserva solo uno splendido litorale, o un panorama enogastronomico invidiabile, ma anche secoli e secoli di storia. Soprattutto la storia fatta dai martiri, coraggiosi uomini e donne che si opposero alla violenta ascesa dei Turchi Ottomani. Simbolo di questa dura ma valorosa lotta è la Cattedrale di Otranto, esempio di maestosità architettonica e coraggio d’altri tempi!

La Cattedrale di Otranto, baluardo di speranza

La Cattedrale di Otranto, chiamata Cattedrale di Santa Maria Annunziata, sorge nel cuore della città. Appena girato l’angolo, lo spettacolo sobrio ma elegante dello stile romanico vi investe con la sua incantevole grazia. Quasi non si può fare a meno di osservarla, e i suoi tratti sicuri ed essenziali accompagnano il visitatore in un valzer visivo davvero suggestivo. La cattedrale è stata oggetto di numerosi rimaneggiamenti, a causa soprattutto dell’invasione turca, che colpì il paese nel 1480. Venne costruito il grande rosone a 16 raggi con fini trafori gotici di forma circolare convergenti al centro, secondo i canoni dell’arte gotico-araba. Il portale barocco fu aggiunto nel 1674, ed è composto da due mezze colonne scanalate per lato che reggono l’architrave. Su di esso vi è lo stemma dell’arcivescovo Gabriel Adarzo de Santander, sorretto da due angeli. Ai lati della facciata si aprono due monofore.

Cattedrale di Otranto, navata centrale
Cattedrale di Otranto, navata centrale

Troviamo poi un altro portale minore, che è stato predisposto sul lato sinistro della basilica. Fu realizzato tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo da Nicolò Fernando, su commissione dell’arcivescovo Serafino da Squillace, che volle vedere la propria figura impreziosire l’edificio. All’interno si nasconde uno spettacolo ragguardevole. La struttura consta di una pianta a tre navate absidate, scandite da dodici archi sorretti da quattordici colonne di granito con diversi capitelli. Nel 1693 l’arcivescovo Francesco Maria De Aste fece erigere l’arco trionfale e, qualche anno dopo, scolpì la navata centrale e il presbiterio, composto da un soffitto a lacunari lignei con dorature su fondo nero e bianco. Nel presbiterio della cattedrale venne poi disposto l’altare maggiore, che reca la raffigurazione dell’Annunciazione, da cui la chiesa mutua il nome. L’attenzione cade però, inevitabilmente, sulla navata destra, dove si nota qualcosa di molto simile ad un ossario…

Il coraggio dei martiri della cattedrale: onore alla città di Otranto

Quello che sembra un ossario è la cappella dei Martiri, edificata per ordine di Ferdinando I di Napoli. In questo luogo così particolare sono state conservate le spoglie dei santi martiri di Otranto. Infatti, la storia ci insegna, ottocento abitanti di Otranto vennero trucidati senza pietà dai turchi sul Colle della Minerva il 14 agosto 1480, per non aver voluto rinunciare alla fede cristiana. Questi uomini e queste donne vennero orrendamente decapitati, e dietro all’altare marmoreo si trova il sasso del martirio sul quale, secondo la tradizione, avvenne la decapitazione. In base al racconto cristiano, gli abitanti e il clero si erano rifugiati nella cattedrale a pregare con l’arcivescovo Stefano Pendinelli. Gedik Ahmet, l’allora pascià turco, intimò a queste persone di rinnegare la propria fede, ma ricevette un categorico no. La furia del gendarme ottomano si fece cieca, tanto che i turchi entrarono di forza nella cattedrale, e li catturarono.

La cappella dei Martiri (foto di Marcella Calascibetta)
La cappella dei Martiri (foto di Marcella Calascibetta)

Furono tutti uccisi, mentre la chiesa, in segno di disprezzo, venne declassata a stalla per i cavalli. L’assassinio più brutale fu quello dell’arcivescovo Stefano Pendinelli, il quale sollecitò i suoi fedeli a pregare Dio in punto di morte. La storia forse più impressionante fu quella della morte di Antonio Primaldo. La tradizione vuole che il corpo, anche una volta decapitato, fosse rimasto dritto e fiero in piedi, a discapito della violenza che gli era stata inferta. Ma la fede cristiana compì il suo miracolo: un turco che si trovava lì, Tal Berlabei, nell’assistere a quello scempio, si convertì al cristianesimo, subendo però lo stesso infausto destino dei suoi compagni otrantini. Al di là della religione, questi uomini e queste donne si sono dimostrati coraggiosi fino al loro ultimo respiro, in difesa della loro identità!

Marcella Calascibetta

Autore: Marcella Calascibetta

Scrivo dall’età di sedici anni, e (per fortuna) non ho mai smesso. Sono laureata con orgoglio alla Federico II di Napoli, città che amo e che mi diede i natali. Con mia grande gioia, ho avuto la possibilità di veder pubblicato il mio primo romanzo, dopo tanti anni che era rimasto segregato in un cassetto. Una frase che mi rispecchia? I sogni migliori si fanno da svegli!

La Cattedrale di Otranto, simbolo del coraggio dei martiri cristiani ultima modifica: 2018-04-23T09:30:44+00:00 da Marcella Calascibetta

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