Una cappella come voto al santo patrono di Napoli per liberare la città dalla mala sorte che impazzava nel XVI secolo. La guerra, le pestilenze e i capricci del Vesuvio, infatti, stavano mettendo in ginocchio la cittadinanza che chiese aiuto al suo principale punto di riferimento, San Gennaro. Fu così che si decise di realizzare un nuovo luogo a lui dedicato all’interno del duomo. È soltanto l’inizio della storia della Reale cappella del Tesoro di San Gennaro.

Costruita per invocare l’aiuto del Santo

Quando i napoletani decisero di invocare l’aiuto di San Gennaro, Napoli versava davvero in condizioni critiche. Il tentativo di riconquista della città da parte degli angioini, aveva causato dei conflitti interni che portarono ad una mancanza di approvvigionamento dei viveri e, quindi, ad una carestia. Il Vesuvio in subbuglio, inoltre, faceva tremare sovente la terra sotto ai piedi dei cittadini. Così i napoletani, nell’anniversario della traslazione dei resti di San Gennaro da Montevergine a Napoli, presero la decisione di costruire una nuova cappella a lui dedicata.

interno della cappella del Tesoro di san Gennaro
La cappella del Tesoro di San Gennaro. Fonte: Associazione Culturale Mario Brancaccio

I rappresentanti dei cinque sedili di Napoli, assieme a quello del popolo decisero di raccogliere undicimila scudi per il tabernacolo e per la nuova cappella (alla fine ne ottennero ben 480.000). Vennero inoltre nominati dodici membri di una nuova istituzione che doveva curare i lavori, la Deputazione. Grazie al lavoro encomiabile di questo ente, la cappella non entrò mai nel patrimonio ecclesiastico, che non versò un singolo scudo per la sua costruzione. Ancora oggi, infatti, resta proprietà del Comune di Napoli.

Le vicissitudini legate agli incarichi per realizzare la cappella di San Gennaro

I lavori per la realizzazione della Reale cappella del Tesoro di San Gennaro furono affidati a Francesco Grimaldi, architetto molto quotato a Napoli all’inizio del XVII secolo. Per la decorazione della cappella, a croce greca, furono scelte maestranze non napoletane e questo suscitò un grande malcontento negli artisti locali, che cominciarono a sabotare quelli designati. A rinunciare per primo fu il Cavalier d’Arpino, mentre Guido Reni scappò da Napoli dopo che il suo aiutante venne accoltellato. Anche Francesco Gessi e Domenichino si allontanarono dal cantiere. Quest’ultimo ritornò proseguire i lavori e improvvisamente morì, forse avvelenato. La cappella, comunque, riuscì ad essere comunque ultimata nel 1646 grazie al lavoro dell’emiliano Giovanni Lanfranco, anch’egli minacciato, e dei napoletani Luca Giordano, Massimo Stanzione e Giuseppe Ribera.

L'altare maggiore della cappella del Tesoro di san Gennaro
L’altare maggiore della cappella. Fonte: sito del Museo del Tesoro

Lo stile barocco della cappella di San Gennaro

La cappella si presenta in un magnifico stile barocco ed è separata dal Duomo dal cancello bronzeo di Cosimo Fanzago. Questo elemento ha la particolarità di emettere vere e proprie note musicali se si batte con una moneta. Nella struttura ci sono sette altari. Il maggiore di essi, realizzato da Francesco Solimena in porfido, contiene le ampolle con il sangue di San Gennaro. Diciotto statue di santi circondano la scultura del patrono, posta sull’altare maggiore. Nell’intera cappella, considerando anche la sacrestia e la cappella della Concezione, ci sono ben 54 busti reliquari in argento che raffigurano i patroni della città. Il ciclo di affreschi è, per la maggior parte dovuto alla mano di Domenichino. La parte centrale della cupola è, invece di Lanfranco, mentre la pala d’altare del San Gennaro che esce illeso dalla fornace è di Ribera.

La sacrestia, la cappella della Conciliazione e il Museo del Tesoro

Dall’altare di destra parte un corridoio che porta alla sacrestia della Cappella del Tesoro e alla cappella della Conciliazione. La prima possiede ancora gli antichi arredamenti seicenteschi ed è ricco di stucchi di putti e figure religiose. Elemento più importante è l’affresco ovale recante il San Gennaro in gloria di Luca Giordano.

cappella del tesoro di san gennaro - teca contenente dei gioielli del museo
Una teca contenente alcuni preziosi oggetti del museo del Tesoro di San Gennaro. Fonte: Cose di Napoli

Sui timpani degli armadi, inoltre, ci sono altri quattro dipinti su rame, sempre di Luca Giordano. Rappresentano una Madonna col Bambino, un San Zaccaria, una Sant’Anna e un San Giuseppe. La cappella della Concezione, invece, presenta una Liberazione di una ossessa di Massimo Stanzione sull’altare. La volta è riccamente decorata di stucchi e marmi di Giordano e del più tardo Giacomo Farelli. Da questa cappella si accede agli spazi del Museo del Tesoro di San Gennaro. Quest’area, inaugurata nel 2003 come museo, si estende su una superficie di oltre settecento metri quadrati e offre una preziosissima collezione di gioielli, statue, tessuti di pregio e dipinti di inestimabile valore.

Luigi Bove

Autore: Luigi Bove

Amante della scrittura, dell’arte, del calcio e della vita. Filosofo mancato, sportivo mancato, studioso..mai stato. Mi piace scoprire i vari aspetti del mondo, restando sempre legato alla mia città, Caserta.
La Reale cappella del Tesoro di San Gennaro ultima modifica: 2019-05-07T09:00:40+02:00 da Luigi Bove

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