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Scilla e Cariddi erano due terribili mostri. Implacabili e voraci, presidiavano le due sponde dello Stretto di Messina. Nell’Odissea, Omero, racconta la terribile ferocia di Scilla e Cariddi e lo fa attraverso il racconto della maga Circe che mette in guardia Ulisse sulla pericolosità dei due mostri. Ma Scilla e Cariddi non sono sempre state delle creature mostruose.

Scilla “colei che dilania”

Scilla era una ninfa di straordinaria bellezza che amava suonare la cetra,
passeggiando sulle spiagge di Zancle l’odierna Messina, e bagnarsi nelle sue limpide acque. Una sera, mentre passeggiava, vide emergere una strana creatura dal mare. Era Glauco, il semidio marino, che si innamorò di lei appena la vide. La ninfa rifiutò le attenzioni di quella strana creatura metà uomo e metà pesce e Glauco, disperato, invocò l’aiuto della maga Circe. Chiese alla maga di preparare un filtro magico che potesse far innamorare perdutamente la ninfa di lui. Circe, che lo desiderava, non si fece sfuggire questa occasione per proporgli il suo amore.

Scilla e Cariddi - statua di scilla

Il semidio, però, era completamente ipnotizzato dalla bellezza di Scilla e ignorò l’offerta di Circe. Fu un gravissimo errore, la maga non tollerò l’offesa e scaricò tutta la sua furiosa gelosia sull’ignara Scilla. La maga preparò un filtro malefico che versò nelle acque della spiaggia preferita di Scilla, avvelenandole. Quando Scilla vi s’immerse, subì una terrificante trasformazione. Si ritrovò con un corpo da donna fino al ventre mentre dalla parte inferiore del suo corpo spuntavano sette colli serpentini che reggevano altrettante teste di cane. Ogni cane mostrava fauci immense, con tre file di denti aguzzi. La sua pelle, prima morbida e liscia, si ricoprì di squame ruvide e lucenti, e la sua voce, prima melodiosa, divenne orribile. Scilla sconvolta e terrorizzata giurò vendetta, si gettò in mare e si nascose in un antro della costa calabra proteso verso la Sicilia. Quando Ulisse, che era caro alla maga Circe, passò di lì con la sua nave, Scilla uccise sei dei suoi compagni e fece di tutto per uccidere anche lui. Rimase per sempre un mostro orribile e crudele dal cuore di pietra.

Cariddi “colei che risucchia”

Cariddi era una ninfa, figlia di Poseidone dio del mare e di Gea dea della Terra. Era sempre affamata, estremamente golosa e insaziabile. Un giorno, rubò degli splendidi buoi rossi a Eracle e li divorò immediatamente e con voracità. Eracle invocò Zeus che scagliò la ninfa in mare.

Scilla e Cariddi - statua di cariddi

Qui, suo padre Poseidone la trasformò in un gigantesco pesce simile ad un serpente. A causa della sua continua e incontrollabile voracità, Cariddi restava appostata e nascosta. Ingoiava e risputava l’acqua del mare, fino a tre volte al giorno e la violenza con cui lo faceva creava dei vortici tali da risucchiare in fondo al mare le navi, senza lasciare scampo agli equipaggi. Anche Cariddi è menzionata nell’Odissea di Omero, infatti Ulisse preferì affrontare Scilla e perdere sei dei suoi rematori migliori piuttosto che finire nelle sue fauci.

L’agghiacciante mito dei mostri Scilla e Cariddi ultima modifica: 2021-03-05T19:00:00+01:00 da Emanuele Ferlaino

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