Si celebra la prima esecuzione dell’Inno degli Italiani, inno nazionale dell’Italia, meglio noto come Inno di Mameli o Fratelli d’Italia. L’inno nazionale italiano ha una storia tutta genovese. Debuttò il 10 dicembre 1847, nel Piazzale del Santuario di Nostra Signora di Loreto, nel quartiere genovese di Oregina, sulle alture dietro al Porto Antico. La prima esecuzione commemorò la resistenza repubblicana genovese agli austriaci, durante l’occupazione settecentesca, a causa della Guerra di Successione austriaca.

Inno - Goffredo Mameli

Goffredo Mameli, scrittore dell’inno

Forse ci fu una precedente esecuzione a Genova Voltri, avvenuta un mese prima di quella. Siccome la famiglia Mameli era voltrese e al fratello di Goffredo Mameli (1827-1849), Nicola, deputato di Voltri, si devono la fondazione della Filarmonica Voltrese e della Società Sportiva Mameli, vittoriosa in diversi campionati nazionali di pallanuoto negli anni fra le due guerre. In realtà quello che oggi è il nostro inno nazionale fu scritto dall’adolescente Goffredo Mameli nel collegio di Carcare (entroterra savonese). Il padre era contrammiraglio, il trisnonno era sardo ed era stato console di Carlo VI d’Asburgo, presso la corte sabauda. L’inno del giovanissimo Goffredo (classe 1827) fu musicato nel 1847, appunto, dal genovese Michele Novaro.

Inno - Il quartiere genovese di Oregina, dove ebbe luogo la prima esecuzione dell'Inno nel 1847

L’inno

L’esecuzione dell’inno rimase “reato politico” in Italia fino alla fine della Prima Guerra Mondiale (1918). Divenne inno nazionale “di fatto” alla fine della Seconda (1945), e inno nazionale “di diritto” solo dal 2017! Dapprima (dal 1861) inno nazionale fu la Marcia Reale dei Savoia (già inno del Regno di Sardegna, imposto a tutte le altre regioni annesse), durante il Fascismo fu la canzone dannunziana Giovinezza. Infatti Goffredo Mameli era un convinto repubblicano, infiammato da ideali libertari, indigesto a buona parte della classe dominante italiana fino a decenni relativamente recenti. Il suo canto e il suo nome furono però ispirazione delle Brigate di Giustizia e Libertà, la resistenza liberalsocialista al nazifascismo. Soprattutto se si ascolta o si legge l’inno nella sua interezza esso è anche un inno all’unione degli europei.

Inno - Il Duomo di Genova, San Lorenzo, centro storico, a pochi passi dalla casa ove Goffredo Mameli, di famiglia voltrese, ebbe i natali

L’epoca dell’inno

Veniva scritto infatti in un’epoca in cui monarchie regionali, come quella sabauda, annettevano territori per ingrandire i propri domini e costruire stati-nazione, ma la gioventù internazionale europea si sentiva unita dalla lotta per la libertà. Ventenni ungheresi, polacchi, tedeschi, francesi, cechi, slovacchi, rumeni, serbi, italiani, irlandesi, catalani, greci combattevano per ideali comuni. Molti si spostavano e si univano alle lotte dei fratelli di ideali, sacrificavano la propria vita. Tutti sublimavano le loro esperienze in poesie, alcune diventavano inni, senza che loro lo abbiano potuto vedere. Sognavano un mondo utopico che metteva le radici nell’antichità con una grande riscoperta della storia. Nella tragedia, misteriosamente, si forgiava così l’integrazione europea. Lo slancio europeista si interrompeva poi a causa dei totalitarismi e degli egoismi nazionalisti che portarono alle due guerre mondiali.

Inno - Genova

Mameli giovane europeo

Il ventunenne Goffredo Mameli, morì per una cancrena alla gamba, dopo un mese di agonìa. Fu ferito difendendo la Repubblica Romana, brevissimo esperimento politico di mazzinianesimo realizzato. Cadde combattendo contro i soldati francesi, mercenari del Papa, a fianco di capi che furono poi disposti a sacrificare gli ideali di tutti quei giovani a un’unità nazionale, in fin dei conti realizzata da persone e metodi che di quegli ideali condividevano molto poco.

Inno - Rappresentazione pittorica del 1848: la Primavera dei Popoli europei

Un inno di cui si può andare fieri

Pertanto l’Inno di Mameli resta magnifico, non solo quando vince la nazionale di calcio, proprio per la sua storia. Si tratta della storia di un poco più che adolescente, pieno di ideali sempre giovani, morto tragicamente. Un inno a lungo clandestino e osteggiato proprio per i suoi ideali. Interroga la nostra coscienza civica nazionale molto più di quanto crediamo, ci chiama ad essere fratelli con gli italiani e con gli europei e tutti gli uomini, di ogni estrazione locale e sociale, come si sentirono i ragazzi dell’epoca di Mameli.

Francesco Bonicelli Verrina

Autore: Francesco Bonicelli Verrina

Nato a Novi Ligure il 9/2/1991. Insegnante di Filosofia e Storia. Studioso e appassionato di storia e letterature dell’Europa centrale e orientale. Ha pubblicato poesie e narrativa: “Della Precarietà” Primo Premio Mario Soldati 2010, “L’ultima bionda”, “Teleki Pal (uno scritto semi-serio) i nazisti obesi e Dubcek”, articoli su Il Foglio, Il Pensiero Storico, Nuova Storia Contemporanea, Studi Ungheresi, Terra Humana, Ungheria News, Nuova Atlantide, Tepee e saggi storici: “Teleki Pal”, “Dubcek. Socialismo dal volto umano”, “Lo strano matrimonio fra l’Unione Sovietica e i militari argentini”, “Le problematiche dei rapporti fra Religioni e Istituzioni nel Commonwealth australiano”, “ICP and the political crisis in Poland”. Laureato in Scienze Storiche e in Scienze Internazionali a Genova, ha vissuto in Russia, Slovacchia, Australia.

L’Inno di Mameli compie 171 anni ultima modifica: 2018-12-10T09:00:39+02:00 da Francesco Bonicelli Verrina

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