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Dal nostro blog itBuenosAires

L’Italia, per noi nati all’estero che viviamo molto molto lontani, resta sempre una meta da sogno. La pensiamo, la immaginiamo, la desideriamo. Dell’Italia conosciamo molto e, allo stesso tempo, purtroppo, non conosciamo nulla. Sono certa che tutti gli italo-discendenti come me hanno almeno una volta nella vita immaginato a occhi chiusi di scendere dall’aereo (o dalla nave!) e toccare quella terra che è anche un po’ nostra, e poi via, a esplorarla, respirarla, assaggiarne tutte quelle piccole poesie di odori e sapori su cui abbiamo sempre e solo fantasticato. Nel mio caso, una delle cose che più alimenta queste fantasie, è una delizia piccola ma grandiosa. Una delizia italiana che qui in Argentina, ogni volta che la scovo in qualche negozio e la posso finalmente comprare e assaggiare, mi lascia senza fiato. E ad occhi chiusi appunto mi fa sognare e pensare italiano. Sto parlando dei confetti alla mandorla. Un prodotto made in Italy che qui in Argentina è considerato un vero piccolo tesoro.

Confetti alla mandorla: il tesoro bianco nascosto nella cucina di nonno

La mia adorazione per i confetti alla mandorla è antica. Per parlarne devo prima spiegare dove e come li ho conosciuti. Credo che la storia sia cominciata quando avevo 2 o 3 anni. Nonno e nonna erano dovuti tornare in Italia per un lungo periodo. Di ritorno in Argentina avevano portato con loro moltissime cose di casa. E tra tutte, a me, bimba, quelle che mi colpirono di più furono dei sacchetti di perle dalla forma strana, candide e lisce. Di quel primo incontro, conservo alcuni indimenticabili dettagli. Innanzitutto, ricordo mio nonno, che mi disse di assaggiarne uno. “Confetti bianchi” li chiamò. Ubbidii. E ne fui travolta. Amore al primo morso. E nonno? Mise le preziosissime scorte in cima al mobile, troppo alto perché le potessi raggiungere da sola. Al sicuro insomma, proprio come si deve fare con un tesoro.

Confetti - Amira celeste Giudice da bambina con il nonno
Io insieme a nonno Modesto

Ricordo anche che per me, bambina, i confetti erano sempre un po’ duri da masticare, facevo fatica. Mi facevo anche male, delle volte. Ma il premio per quella fatica era impagabile: il dolce prima e poi di quell’aroma di Sicilia. Quel sapore pieno e un po’ amaro rimaneva in bocca per un sacco, e nella memoria, per sempre.

Ma i confetti bianchi non erano per tutti i giorni. Guai! Quando ci era permesso, nonno ne distribuiva due a ciascun bambino, massimo. E poi dovevi tenerti l’acquolina e aspettare la prossima volta. Prossima volta che non sarebbe venuta che dopo sette giorni. Perché i confetti nella mia Argentina sono sempre stati il tesoro della festa.

vassoio con tanti Confetti

Li mangiavamo solamente nel fine settimana dopo il pranzo a casa dei nonni, oppure nelle ricorrenze speciali insieme al caffè. Quel razionamento naturalmente era anche una una strategia di nonno per farli durare il più a lungo possibile. Chissà quando sarebbero potuti tornare in Italia a rinfondere le preziosissime scorte! Del resto, acquistarli in Argentina era missione quasi impossibile. Introvabili nei negozi, ai tempi. Per fortuna c’era di tanto in tanto qualche paesano appena tornato dall’Italia che su commissione di nonno portava in dono il cartoccio da un chilo. Una vera cuccagna!

In Italia

Una volta cresciuta, nel mio primo indimenticabile viaggio in Italia, ricordo il giorno in cui sono andata per la prima volta a fare la spesa e nel piccolo negozio del paese, in alto, eccoli: i confetti bianchi! File di confezioni! Non credevo ai miei occhi. Neppure avevo pensato potessero essere disponibili in una comunissima bottega di alimentari. Sarà infantile, ma giuro che mi si aprì il cuore. Ancora una volta, coincidenza, erano allineati in uno scaffale alto. Ma questa volta ero cresciuta (di fisico, di testa in quel momento ero tale e quale una bambina).

scarpe da sposa su vassoio pieno di confetti

E, ovviamente, feci razzia delle confezioni sotto lo sguardo della venditrice, sorpresa non tanto dal mio gigantesco appetito ma piuttosto dalla felicità che vedeva brillare nei miei occhi e nel mio sorriso. Ricordo di averli anche fotografati con il cellulare e di avere inviato immediatamente la foto alla mia famiglia in Argentina. Come se avessi incrociato qualcuno di famoso. O forse, meglio ancora, come se mi fossi trovata inaspettatamente di fronte a un’opera d’arte. Un evento raro, comunque. Pagai e me ne andai soddisfatta.

Una rarità

Certamente per un italiano che vive in Italia i confetti, come tanti altri prodotti made in Italy, sono oramai banale quotidianità. Ho anche saputo che vengono usati per decorare le tavole dei matrimoni, per le bomboniere. E in alcuni casi vengono addirittura gettati agli sposi insieme al riso per buon auspicio. Ecco, per noi sarebbe un peccato. Uno spreco che personalmente mi riempirebbe gli occhi di lacrime. Dovete capire che per noi residenti all’estero, in Argentina, i confetti alla mandorla italiani sono davvero l’evento raro di cui ho parlato. Davvero qualcosa per cui tirare fuori il telefono e condividere stupore e felicità con chi vuoi bene. E tenete presente che quei confetti meravigliosi che voi italiani avete in quantità praticamente in ogni buon negozio del paese, da noi non esistono. Ne abbiamo degli altri, certamente, buoni, ma il sapore – quello originale che ho conosciuto quel giorno con mio nonno da bambina – non l’ho mai incontrato qui in città.

Aspetto dunque che mi sia data una nuova favolosa occasione di tornare in Italia. Ho scoperto solo di recente che esiste un posto chiamato Sulmona dove si producono tutti i tipi di confetti che una persona potrebbe immaginare. Non so voi, ma per me è l’eldorado! E’ una delle prime mete che mi proporrò di visitare. Spero prestissimo, davvero.

Foto in evidenza di Patrick Fore su Unsplash (editata)

Mandorle di Sicilia in uno scrigno di zucchero: passione italiana che delizia l’Argentina ultima modifica: 2020-06-18T17:00:00+02:00 da Amira Giudice

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