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Racchiuso tra l’Alto Adige con la sua Val di Tires e il Trentino con la sua Val di Fassa, il Monte Catinaccio (affettuosamente chiamato “il Catinaccio”) corre per circa 8 chilometri. Il suo nome, in ladino, significa “conca di montagna”. Mentre il nome tedesco, “Rosengarten”, significa “giardino di rose” e rimanda alle vicende di Re Laurino. Ed è proprio al re degli gnomi che il gruppo montuoso deve parte del suo fascino.

La leggenda del Monte Catinaccio

Si racconta che, in un tempo molto lontano, quando al mondo vivevano piccoli gnomi e mastodontici giganti, il re degli gnomi (Re Laurino) possedesse il dono dell’invisibilità. Che fosse invincibile, e che avesse un roseto incredibilmente bello. Il suo Giardino delle Rose profumava molto, era protetto da un recinto d’oro e – chiunque provasse ad entrare per cogliere un fiore – veniva punito col taglio d’una mano e d’un piede. Re Laurino, innamoratosi della figlia del re della Val d’Adige, decise di rapirla e di portarla nel suo castello. Il gesto scatenò l’ira del fratello, che chiese aiuto a Tedorico (re dei Goti): insieme, i due scovarono Similde proprio seguendo il profumo delle rose. E fermandosi laddove queste erano più rosse.

Monte Catinaccio - L'enrosadira sul Catinaccio
L’enrosadira sul Catinaccio – Anna Marchenkova – CC BY-SA 4.0

Così, quelle rose che tanto amava e che tingevano di rosso tutto il Monte Catinaccio, divennero per Re Laurino una vera trappola. Decise dunque di lanciare una maledizione: per impedire ad altri di godere della bellezza del roseto, sapendo che il suo regno stava per finire, pietrificò le rose di giorno e di notte. Non prese però in considerazione altri due momenti della giornata: l’alba e il tramonto. Così, quando il sole sorge e poi cala, le montagne continuano a colorarsi di rosa, rosso e arancione. Dando origine all’enrosadira, e riportando in vita il ricordo di Re Laurino e delle sue rose.

Cosa fare sulla vetta

Il Monte Catinaccio è, per la verità, un gruppo montuoso. La sua vetta più alta è il Catinaccio d’Antermoia, che tocca 3.004 metri e che può essere raggiunta salendo una via ferrata. Qui, in quest’angolo di Dolomiti, si viene per godere d’una bellezza autentica e un po’ selvaggia. Per fare arrampicata, per camminare nel fresco. Il modo migliore per raggiungerlo è fare base a Vigo di Fassa: dal cuore del paese parte una funivia che arriva fino a 2.000 metri, laddove si trova il Belvedere del Ciampedìe.

Monte Catinaccio - Il gruppo del Rosengarten visto da Bolzano
Il gruppo del Rosengarten visto da Bolzano – credit Bartleby08 – CC BY-SA 4.0

Una volta giunti in quota, ci si può fermare al rifugio. Oppure si può salire ancora perché, questo belvedere straordinario, è l’ideale punto di partenza per gite verso altri rifugi. E per trekking che, come sfondo, hanno il Gruppo del Sella e il Sass Pordoi, il Sassolungo, il Gruppo del Latemar e la Marmolada. Un luogo pieno di bellezza, che la leggenda di Re Laurino riempie di magia.

Foto in evidenza tratta da Wikipedia – C BY-SA 3.0

Monte Catinaccio, una leggenda d’amore, rose e maledizioni ultima modifica: 2021-07-17T09:00:00+02:00 da Laura Alberti

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