Primo novembre festa di Ognissanti, giorno in cui si onorano i santi canonizzati dalla Chiesa. È una ricorrenza le cui antiche radici risalgono già a prima dell’anno Mille quando nell’835 il re dei Franchi, Luigi il Pio, la decretò come festa di precetto col placet di Papa Gregorio IV.

La festa per ‘cristianizzare’ il culto pagano

Il pontefice e con lui tutta la Chiesa cercarono così di ‘cristianizzare’ la festa celtica del Samhain che celebrava in pratica l’addormentarsi, il ‘morire’ temporaneo della natura. La notte che sanciva il passaggio dal caldo dell’estate alla vita latente dei mesi freddi, era denominata Nos Galan-Gaeaf, cioè notte delle calende d’inverno.

Ognissanti - immagini sacre

Il diffondersi del cristianesimo diede a questa festa una connotazione spirituale e religiosa; mettendo così in secondo piano l’accezione agricola e pagana. Il Papa Sisto IV, nel 1475, rese obbligatoria la festività di Ognissanti ma il culto pagano ‘della notte in cui i morti ritornano fra i vivi’ è sopravvissuto, soprattutto fra i popoli di origine anglosassone. Oggi la si identifica con la festa di Halloween.

Le Beatitudini, il Vangelo del quotidiano

Nella liturgia di Ognissanti la Chiesa cattolica presenta il brano del Vangelo delle Beatitudini. “Beati i poveri in spirito, i miti, gli afflitti, gli operatori di pace, i misericordiosi, i puri di cuore perché vedranno di Dio”. Questa una sintesi delle Beatitudini bibliche che molti teologi e filosofi ritengono la quintessenza del Vangelo.

Ognissanti - altare

Di sicuro si tratta di un passo di estrema attualità, un invito a tendere una mano a chi sta ai margini, a portare la pace nei territori dove regnano i conflitti, dove l’odio semina guerra. Le Beatitudini oggi si potrebbero tradurre nell’appello per una società più giusta e solidale, che dia spazio agli ultimi e ai più deboli. Una lezione di vita quotidiana per un mondo meno frenetico, cinico e individualista, in cui conti essere e non avere. Un mondo in cui la vita e la dignità delle persone sia un bene da difendere e non da calpestare.

Il sacro e la pietà popolare

Nell’Italia cattolica sede della Cattedra di Pietro, la festa di Ognissanti continua ad avere la sua forte connotazione religiosa e cultuale ma, come spesso avviene in questi casi, alla solennità del rito si accompagnano tradizioni e usanze nate dalla pietà popolare.

Ognissanti - tavola imbandita

 Un po’ in tutte le regioni il sacro si unisce al profano di credenze e costumi che fanno ormai parte della storia locale dei territori. Tra le usanze tipiche ci sono le pietanze caratteristiche del giorno dei Santi. Oltre al cibo si tramandano in alcune regioni anche dei piccoli rituali che resistono alla modernità e alle mode. La frutta secca tipica di questo periodo, i dolci come le “Fave dei morti” che a seconda della regione cambiano il nome in “Ossa dei morti”; le zucche intagliate che diventano lanterne, l’acqua per ‘dissetare’ le anime, le tavole apparecchiate nella notte tra il primo e il 2 novembre magari vicino ad un caminetto acceso.

Ognissanti - immagine con oggetti

Non ci sono ma li sentiamo ancora tra noi

Sono momenti di vita terrena con cui si vuole rendere omaggio ai santi ma sono anche un pensiero per i cari defunti che vengono ricordati il 2 novembre. Le due ricorrenze sono legate a filo doppio: la trascendenza dell’aspetto spirituale di entrambi le giornate continua ad incontrarsi con tradizioni che richiamano l’immanenza delle anime, trasportandole nella materialità della realtà di tutti i giorni. Usi e costumi che, nell’immaginario collettivo, accolgono i santi e, idealmente, riportano i morti nelle nostre case. Per loro si cucina, si addobba la tavola, si tiene il fuoco acceso. Lo spirito dei santi viene invocato per quelle anime che sono già di un altro mondo ma che ci piace sentire ancora fra noi.

Ognissanti, il sacro e la tradizione popolare che resistono alle mode ultima modifica: 2018-11-01T09:00:19+00:00 da Maria Scaramuzzino

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