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Pausini, Pantani e quel Festival di Sanremo vissuto con Giorgia Meloni, allora Ministro

L’anno 2011 e gli Eventi nazional-popolari scelti per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia: Finale di Coppa Italia (Inter), Giro d’Italia (Alberto Contador poi squalificato a vantaggio di Michele Scarponi) e il Festival della canzone (Roberto Vecchioni). La prima donna Premier dal 2022 in Italia, undici anni prima reggeva il dicastero dei Giovani nel governo Berlusconi e lasciò la Riviera con in…  maglia rosa. 

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A volte le storie si intrecciano all’insaputa dei protagonisti… Prendiamo Laura Pausini e Marco Pantani, ad esempio.

Il 12 gennaio 2026 capita, infatti, che Carlo Conti annunci la partecipazione della cantante di Solarolo al Festival di Sanremo come co-conduttrice e che, contemporaneamente, Mamma Tonina Pantani pubblichi su Facebook una foto della cantante con il Pirata: immagine scattata mentre i due – Laura e Marco – disquisiscano chissà di che accovacciati dietro una casetta di legno (spogliatoio) della spieggia di Cesenatico.

“Laura Pausini con Marco al mare a Cesenatico dietro una gabina x ripararsi dal freddo non era estate ma stavano parlando di una canzone credo”: testuali partole di Mamma Tonina.

Il 12 gennaio 2026 era la vigilia di quello che sarebbe stato il 56° compleanno del Pirata, che la Mamma Tonina ha festeggiato come sempre. I riti – si sa – non si spezzano. Mai. E via con un altro post raffigurante un vassoio colmo di pasticcini.

Il destino s’è portato via Pantani nel 2004. La canzone di Pausini&Pantani non è mai nata. Non sarebbe stato nulla di strano se il Pirata l’avesse cantata con Laura dopo averne scritto sul pentagramma… parole e musica, come si dice a Sanremo.

Pantani era innamorato della musica italiana e la cantava (soprattutto le canzoni del gruppo Stadio) in un locale dove imperversava il karaoke. Non si spinse (così parrebbe) a imitare Charlie Parker, profeta del jazz tanto amato. Si fermò a …”mi alzo sui pedali”, insomma.

Sanremo, inteso come Festival, è trasversale anche alla storia di Giorgia Meloni pubblica. Ricordiamo bene quanto fosse sul pezzo la giovane Ministro della gioventù del Governo Berlusconi quando, nel febbraio del 2011, la “vestimmo” con una maglia rosa del Giro d’Italia con stampigliato sulle spalle il suo cognome: MELONI, in maiuscolo, appunto. 

Si era nel quadro delle celebrazioni del 150° compleanno dell’Unità d’Italia e il Festival – centro gravitazionale degli eventi nazional-popolari dello spettacolo – chiamò a raccolta sia noi organizzatori del Giro, evento sportivo nazional-popolare per eccellenza, sia i reggenti della Lega Calcio per via della Coppa Italia che di lì a tre mesi avrebbe laureato con il tricolore l’Inter per la settima volta.

E qui potremmo ricordare anche Roberto Vecchioni, interista doc, che nel 2011 conquistò il Festival con “Chiamami ancora amore” grazie a cui illuminò la Riviera di Ponente come aveva fatto per Milano con “Luci a San Siro”. Era il secondo anno della direzione artistica di Gianmarco Mazzi (promosso da Meloni a Sottosegretario alla Cultura nel novembre del 2022) con il quale avevamo collaborato con piacere per il gran finale del Giro del 2010 nella sua Verona. 

La kermesse canora era condotta da Gianni Morandi all’insegna del claim: Stiamo Uniti. Il cantante era affiancato da Bélen Rodriguez, Elisabetta Canalis e il tandem di comici Luca e Paolo: tutti in sella anche cinque lustri più tardi, come del resto Roberto Benigni che alla terza serata si dilungò nel monologo “Per sempre Unita” inneggiando ai 150 anni di una Repubblica da incorniciare.

La celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia cadevano sotto il dicastero di Ignazio La Russa, che a quel tempo era Ministro della Difesa e nel 2026 è la seconda carica dello Stato come Presidente del Senato: secondo soltanto al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Quel Governo finì la propria storia nel novembre del 2011, a Celebrazioni 150 consumate, con Vecchioni che ancora si godeva il successo al Festival, l’Inter allungava le mani anche sulla Supercoppa e sulla Coppa del Mondo per Club sulla scia della 6^ Coppa Italia, della Champions del 2010 e della 7^ Coppa Italia di maggio. Quanto appare lontana quella trita-avversari nerazzurra, soprattutto all’indomani della sconfitta patita dall’Arsenal nel mezzo di una stagione ad alti e bassi in cui i suoi sostenitori mai riescono a gioire sino in fondo…

Tornando a Pausini&Pantani, va sottolineato che l’annuncio della co-conduzione del Festival 2026 non è stata accolta con entusiasmo generale. I Social, che spesso scandiscono con perfidia i capitoli della storia contemporanea, le critiche a Pausini e Conti si sono sprecate. Sullo sfondo ci sarebbero “produzioni” pronte da tempo per essere lanciare sul mercato internazionale attraverso anche un Tour programmato anche nei dettagli con il Festival come trampolino di lancio. E se anche fosse? Una strategia intelligente, oseremmo dire. I due – Pausini e Conti – sono finiti nel tritacarne dei processi alle intenzioni. 

Sarà quel che sarà.

Quel che non potrà essere è invece quel Giro d’Italia del 2011. E per fortuna! Scattò dalla Reggia di Venaria Reale (per via di Torino prima Capitale della Repubblica) con la cronosquadra che vide i 23 Team (per la deroga dell’UCI a schierare una formazione tricolore in più) attraversare gli zampilli della fontana centrale e puntare verso… Milano con 2i tappe capaci di toccare ben 17 delle 20 Regioni per sottolineare l’Unità fissata nel 1861. Andò avanti con il dramma della morte di Wouter Weylandt caduto lungo la discesa del Passo del Bocco, la frazione di Livorno consacrata al suo ricordo con una marcia a ranghi compatti. E poi, il successivo annullamento del Crostis voluto da chi tirò indietro la mano dopo aver lanciato il sasso di una discesa considerata pericolosa – ma i freni continuano ad esserci…o no? – e la cancellazione postuma dagli ordini d’arrivo e dalla classifica finale del trionfatore Alberto Contador per presunti reati di doping comunque commessi altrove e non in quel Giro. 

Ci fu anche la vicenda dell’inno sbagliato di Spagna suonato e cantato (ma dai tempi del Franchismo non ci sono più le parole nella Marcha Real!) da un gruppo di intrattenitori al soldo di RCS Sport, che dal podio meneghino avremmo dovuto cacciare a calci nel sedere e che invece continuano a far fortuna in virtù di un credito millantato e mai colto dai padroni del vapore.

Il sottoscritto dovette scusarsi con l’Ambasciatore di Madrid in Italia e con i democratici di Spagna tutti, nonché con i friulani rimasti in attesa di un gruppo mai arrivato, eccetera. Capitoli chiusi.

Quel Giro venne consegnato a posteriori a Michele Scarponi, portato via sei anni più tardi (22 aprile 2017) da un incidente in allenamento e con lui se ne andarono i misteri dell’Operation Puerto e di altre frequentazioni chiacchierate.

Pausini, Pantani, Meloni, Mazzi, Morandi, Belèn, Canalis, Weylandt, Scarponi: nel bene e nel male tutti volti che torneranno alla mente durante il Festival di Sanremo di fine febbraio 2026, cui consacreremo qualche occhiata in televisione da Malta.

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