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L’Abruzzo è una terra ricca di meravigliosi paesaggi e di borghi storici abbarbicati sulle colline. Uno di questi è Pescocostanzo (L’Aquila), caratterizzato da tipiche case a scala esterna, protette da tettoie sporgenti. Il nome del borgo Pescus Constantii compare per la prima volta nella seconda metà dell’XI secolo (si hanno notizie solo della prima parte del nome: Pesco, da pesculum, “Peschio”, il basamento roccioso sul quale si è formato l’antico centro abitato). Fin dal Medioevo, esso è stato un fiorente centro di attività artigianali.

Pescocostanzo, case. Foto Il Portale di pescocostanzo

Pescocostanzo è denominato il paese dei fili intrecciati per via delle antiche arti che vi si sono sviluppate e che, ancora oggi vi sopravvivono. Merletti a tombalo, filigrana, arazzi, ferri battuti, intagli del legno sono elementi caratteristici di questo paesino alle pendici del monte Calvario. In questo posto straordinario, il legame con l’artigianato rivive annualmente nella Festa degli antichi mestieri, a cui partecipa numerosa la popolazione locale, molto legata alle tradizioni.

Pescocostanzo, donna che lavora al tombolo. Foto Il Portale di Pescocostanzo

L’artigianato a Pescocostanzo: il merletto a tombolo

Una delle attività artigianali praticate a Pescocostanzo fin dalla seconda metà del quattordicesimo secolo è il merletto a tombolo. Il tombolo altro non è che lo strumento utilizzato dalle donne per realizzare delicati e raffinati pizzi e merletti. Si compone di tre parti: un sostegno in legno; un tamburo circolare (il tombolo vero e proprio), imbottito e ricoperto di panno e stoffe colorate; i fuselli, sui quali vengono intrecciati i singoli fili. Non è agevole risalire all’esatto periodo storico in cui si passò dalla lavorazione con l’ago a quella con i fuselli (detti tammarieje).

Merletto. Foto Pixabay

Tuttavia, lo sviluppo del tombolo a Pescocostanzo si fa risalire al 1456. Dopo il terremoto che colpì l’Italia centro-meridionale, in paese arrivarono maestranze lombarde che portarono diverse tradizioni artigianali, quali la lavorazione del merletto, della filigrana in oro, della pietra, del ferro battuto. Secondo una leggenda, invece, nel 1547, al tempo in cui Caterina de’ Medici si appassionò dell’arte del merletto, la lavorazione con i fuselli nacque a Venezia, e attraverso gli scambi commerciali con il Regno di Napoli, giunse anche in Abruzzo. Presto l’arte del tombolo divenne la principale fonte di sostentamento economico di questa piccola realtà.

La tessitura, arte tramandata fin dalla tenera età

Tutte le donne, comprese le suore di Palazzo Fanzago (all’epoca convento di clausura delle Clarisse) si cimentavano nella tessitura. L’insegnamento di questa arte aveva inizio fin dalla tenera età, mediante l’esecuzione graduale della “scheda”, che ne impartisce le nozioni basilari. Per questa ragione, ogni ragazza in età da marito possedeva un corredo principesco (tovaglie, lenzuola, fazzoletti riccamente ricamati, ma anche centrini e merletti).

lavoro all'uncinetto

Anche gli uomini davano il loro contributo alla lavorazione: i mastri falegnami della Majella si occupavano di realizzare i fuselli e l’apposito cavalletto di supporto del tombolo, in legno di noce, pero o ulivo stagionato; i sarti preparavano il tombolo e la sua imbottitura; il disegnatore elaborava i modelli. Il tombolo assunse un carattere sacro quando si cominciò a utilizzarlo per ricamare le vesti delle statue custodite nelle locali chiese e cappelle private.

Pescocostanzo, ricami. Foto Museo del Tombolo

La Scuola del merletto a tombolo e il museo

Nel Palazzo Fanzago, in Piazza Municipio, si possono visitare la Scuola del merletto a tombolo e la Mostra museo mercato dell’artigianato, realizzati dal Comune negli anni ‘90. Nella scuola si formano gli artigiani, seguendo le fasi della lavorazione: dal disegno, alla stampa, alla scelta dei materiali, fino alla lavorazione del merletto. Il museo raccoglie reperti e informazioni sull’arte del tombolo, illustra le fasi di lavorazione ed espone una raccolta di merletti antichi provenienti da privati cittadini e da corredi ecclesiastici. E’ allestito su due piani.

Pescocostanzo, merletto con il simbolo del Comune

Al primo piano sono esposti i prodotti dell’artigianato artistico locale (tappeti, oreficeria, ferro battuto, legno intagliato e pietra lavorata). Al secondo piano, due stanze ospitano lavori storici e recenti, tra cui la composizione detta “Colazione del Principe”, che ricostruisce una tavola imbandita con prodotti artigianali.

Gli arazzi di Pescocostanzo

Secondo una leggenda, furono schiave turche e cipriote a introdurre l’arte dei tappeti a Pescocostanzo. Tuttavia, alcuni dati fanno supporre che non si tratti solo di una storia di fantasia. È noto che, prima dell’anno 1000, nuclei di orientali (soprattutto greci, albanesi e bulgari) dimoravano lungo le coste abruzzesi e pugliesi e nei territori interni. In quest’area si producevano grandi quantità di lana e le donne rimanevano isolate, probabilmente a realizzare tappeti, quando gli uomini conducevano le greggi a svernare nei territori pugliesi.

Tappetto. Foto Pixabay

Tecnicamente, il tappeto di Pescocostanzo presenta delle caratteristiche che lo differenziano da quelli annodati detti persiani. Gli arazzi, in realtà, assomigliano alle tovaglie perugine e ai tappeti detti Sumak, tessuti dalle popolazioni del Caucaso della regione Karabagh. Essi non furono mai utilizzati per coprire pavimenti, ma bauli nuziali, panche, pareti e letti. Tutti particolarmente elaborati, sono frutto della fantasia e dell’abilità delle donne di Pescocostanzo, che li rendono il più bel prodotto tessile dell’arte popolare italiana.

Ciondolo. Foto Meraviglie d'abruzzo Pagina Facebook

La filigrana e i monili caratteristici di Pescocostanzo

Il primo riferimento all’attività orafa, da parte del catasto generale del comune di Pescocostanzo, risale al 1748. Tuttavia, in località Colle Riina, l’apertura di tre tombe longobarde rimaste intatte, ha consentito il rinvenimento di interessanti monili in argento con motivi filigranati, rinvenuti durante gli scavi archeologici. La filigrana è un genere di lavorazione dell’oro e dell’argento attraverso la quale si intrecciano e si saldano sottili fili di metallo ritorto, o lamine, sagomati o spiralizzati per formare arabeschi e disegni. La lavorazione e la saldatura a mano conferiscono al prodotto una particolare morbidezza.

Bracciale. Foto Meraviglie d'Abruzzo Pagina Facebook

Esempi tipici di questi tradizionali lavori artigianali sono: la cosiddetta “presentosa”, una spilla filigranata in oro; “la cannatora”, un girocollo consistente in un’infilata di “vacura” in lamina stampata a sbalzo; le “cecquaje”, orecchini e spille lavorati a traforo, impreziositi con pietre, cammei, coralli, che riproducono oggetti, figure o amuleti di ispirazione apotropaica; gli “attacci”, per sorreggere il filo di lana di pecora utilizzato per ottenere calze e maglie.

Ferro battuto. Foto Il portale di Pescocostanzo

Il ferro battuto

In paese, l’arte del ferro esiste sin dal XV secolo circa, per un rapporto capillare con i maestri lombardi emigrati, composti da scalpellini, intagliatori, fabbri. Il periodo più alto dell’arte del ferro battuto si raggiunse nel XVII secolo, con il fabbro Sante Di Rocco. A lui si deve la realizzazione del cancello che chiude l’accesso al Cappellone del Sacramento, presso la Basilica di Santa Maria del Colle, la chiesa più importante del paese. Di Nicodemo Donatelli è invece l’altare maggiore preceduto da una cancellata. Ancora oggi, a Pescocostanzo, viene praticata quest’antica arte. Così come permane la lunga tradizione degli scalpellini.

Pescocostanzo, costumi tradizionali. Foto Il portale di Pescocostanzo
I costumi tipici locali

Meta turistica

Per tutte queste caratteristiche e per molte altre, Pescocostanzo è diventato meta di turismo, arte e cultura. Al meraviglioso borgo, si unisce infatti l’eccezionale ambiente naturalistico circostante. Pescocostanzo è un luogo ricco di tradizioni e artigianato, dove cultura, arte e natura si fondono perfettamente, e si intrecciano indissolubilmente come i fili del tombolo, rendendolo un borgo unico, tutto da scoprire.

(Foto Il Portale di Pescocostanzo, Meraviglie d’Abruzzo, Museo del tombolo di Pescocostanzo Pagina Facebook)

Pescocostanzo, il paese dei fili intrecciati ultima modifica: 2020-08-18T10:08:36+02:00 da Antonietta Malito

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