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A Pieve Santo Stefano, piccolo comune in provincia di Arezzo, è presente un luogo dove vengono celebrati memoria e scrittura. Si tratta del Piccolo museo del Diario, fondato nel 1984 da Saverio Tutino e nel 2016 entrato a far parte dell’Associazione Nazionale Piccoli Musei.

Oltre 9000 testimonianza autobiografiche

Il Piccolo museo del Diario è a tutti gli effetti un intenso percorso multisensoriale e interattivo con lo scopo di raccontare al pubblico preziose testimonianze autobiografiche. All’interno ci sono infatti lettere, diari e memorie di persone comuni che hanno raccontato la storia d’Italia da un punto di vista assolutamente inedito. In tutto l’archivio può contare su oltre 9000 testimonianze autobiografiche che coprono circa 300 anni di storia. Tante lettere sono di bambini e ragazzi ed emozionanti i racconti ricostruiti minuziosamente da chi si occupa del Piccolo museo del Diario.

interno del piccolo museo del diario
Foto di Luigi Burroni (piccolomuseodeldiario.it)

Tra le storie più suggestive ed emblema del luogo c’è quella di Clelia Marchi che decise di lasciare una testimonianza della sua vita. Contadina mantovana con otto figli, scrisse la sua biografia su un lenzuolo del corredo. Ora è il cimelio più prezioso del Piccolo museo del diario e si trova dentro Palazzo Pretorio.

Com’è strutturato il Piccolo museo del Diario

La struttura è divisa in quattro sale. La prima è impreziosita da un’installazione artistica che permette ai visitatori di aprire ante e cassetti e di ascoltare, vedere e sfiorare alcune tra le storie più affascinanti. Nella seconda sala c’è l’angolo Caro Saverio dedicato al fondatore dell’Archivio dei diari, Saverio Tutino. In questo luogo si ascoltano brani dei diari o si osservano manoscritti animarsi sugli schermi digitali.

In sottofondo ci sono le parole dei protagonisti, “fruscìo degli altri” che Saverio Tutino ascoltava levarsi dagli scaffali che con il passare degli anni andavano sempre più riempiendosi di diari. La terza sala è la stanza di Rabito, un capolavoro autobiografico scritto da un cantoniere ragusano semi analfabeta. Scolpito in fogli a quadretti da una Olivetti Lettera 22, Rabito racconta la sua storia e quella del secolo Novecento. La quarta ed ultima sala è dedicata proprio a Clelia Marchi.

piccolo museo del diario - lenzuolo di Clelia Marchi
Foto di Luigi Burroni (piccolomuseodeldiario.it)

La storia del museo

Fino al 2013 tutti i tesori della “Città del diario” erano all’interno di un semplice archivio composto da cartelle. Chiunque approvava a Pieve Santo Stefano, attratto dalla scritta “Città del diario”, immaginava di trovare a Palazzo Pretorio un’esposizione museale. E invece fino a pochi anni fa, tutto era catalogato in maniera meticolosa. Era esposto solo una volta l’anno il Lenzuolo di Clelia Marchi. L’occasione era dovuta alle tre giornate del Premio Pieve.

Per tanti anni tutti i documenti venivano letteralmente tirati fuori dalle cartelline per permettere a collaboratori e personale di raccontare le storie connesse. Solo con il tempo è nata l’esigenza di esporre i manoscritti e di dare spazio a tutte le storie che si celavano. Il Piccolo museo del Diario è nato così, un luogo per celebrare la forza della memoria e della scrittura.

Piccolo museo del Diario, casa della memoria e della scrittura ultima modifica: 2021-07-11T12:30:00+02:00 da Claudio Cafarelli

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