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Ci sono date che, inevitabilmente, cambiano un Paese. Che restano scolpite, che pesano come macigni. Il 23 maggio 1992 è una di quelle. Quel giorno, il giorno della Strage di Capaci, si svegliò la coscienza dell’Italia. Mentre il boato spaccava il cielo, l’Italia perdeva Giovanni Falcone. E la mafia avanzava d’una pedina.

Strage di Capaci - 23 maggio 1992
strage di Capaci (PA) 23.05.1992 (Wikipedia | pubblico dominio)

Strage di Capaci, cosa accadde

Il 23 maggio 1992, nei pressi di Capaci, un’autobomba contenente 500 chili di tritolo squarciò la strada. A piazzarla fu Cosa Nostra, per eliminare il magistrato antimafia Giovanni Falcone. Alle 17.57, quel tratto dell’A29 uccise Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Altre ventitrè persone rimasero ferite. Vite inghiottite per volere di Cosa Nostra, e del suo boss Salvatore “Totò” Riina. Vite strappate per ritorsione, per vendicarsi degli ergastoli inflitti col Maxiprocesso del 30 gennaio 1992. Il compito di uccidere con l’esplosivo fu dato a Giovanni Brusca, soprannominato scannacristiani per via della sua ferocia.

Strage di Capaci - L'autostrada e le automobili sventrate in seguito all'esplosione alla strage di Capaci
L’autostrada e le automobili sventrate in seguito all’esplosione alla strage di Capaci (Wikipedia | pubblico dominio)

Quel 23 maggio, Giovanni Falcone era salito a bordo di un jet a Roma Ciampino. Come ogni fine settimana tornava a Palermo. All’aeroporto Punta Raisi trovava tre Fiat Croma blindate con gli uomini della scorta. Saliva a bordo della sua Croma bianca, con la moglie Francesca e con Giuseppe Costanza. E si metteva alla guida. Come faceva sempre, come non avrebbe più potuto fare. Una galleria scavata sotto la strada era lì ad attenderlo, con quell’esplosivo confezionato dalla malvagità umana. La Croma marrone che lo precedeva saltava in aria, uccidendo sul colpo i tre agenti. La sua auto, invece, si schiantava contro un muro di cemento e di detriti. Falcone moriva in ambulanza per via del trama craunico riportato, la moglie spirava in ospedale. Costanza, invece, rimaneva illeso.

Le commemorazioni

Rivolgendomi agli uomini della mafia (…) sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare… Ma loro non cambiano… Loro non vogliono cambiare… Vi chiediamo per la città di Palermo, Signore, che avete reso città di sangue, troppo sangue, di operare anche voi per la pace, la giustizia, la speranza e l’amore per tutti”: così parlava, nel giorno dei funerali, la moglie dell’agente Schifani. Parole che risuonarono nella chiesa, nelle televisioni, nella testa di tutta Italia. Un’Italia che non ha dimenticato e che, ogni 23 maggio, scende in piazza per ricordare.

Strage di Capaci - Il luogo dove è stato attivato il detonatore dell'ordigno usato per la strage di Capaci
Il luogo dove è stato attivato il detonatore dell’ordigno usato per la strage di Capaci – Credit Shirto – CC BY-SA 4.0

In questo 2021, dal 13 al 23 maggio si terrà a Palermo la quarta edizione virtuale della Corsa per la Memoria. Ciascuno può correre la sua corsa dovunque lo voglia, per dedicarla alle vittime delle Strage di Capaci e di via D’Amelio. Ricordando la strada percorsa dagli eroi antimafia, un cammino di coraggio, onestà e legalità. E per guardare con ottimismo al domani. “Abbiamo chiesto ad alcuni tra i maggiori artisti italiani di contribuire alla realizzazione di un programma speciale di interventi urbani, nei luoghi simbolo del riscatto civile contro le mafie” ha commentato invece Maria Falcone, presidente della Fondazione Giovanni Falcone e sorella del giudice. Raccontando un progetto di design sociale che verrà inaugurato proprio il 23 maggio 2021 e che sarà portato a termine nel 2023. Proseguendo così quell’idea cominciata col dipinto di Falcone, al civico 107 di via Duca Della Verdura.

Strage di Capaci - Il volto di Giovanni Falcone sul palazzo di via Duca Della Verdura
Il volto di Giovanni Falcone sul palazzo di via Duca Della Verdura (Facebook | Fondazione Giovanni Falcone)

Dipinto dall’artista palermitano Andrea Buglisi, il murales di Falcone si trova sopra l’aula Bunker dell’Ucciardone di Palermo, laddove il Maxiprocesso andò in scena. E ritrae il giudice con sguardo rassicurante. Lì accanto, presto vedrà la luce un secondo murales, col volto di Paolo Borsellino, a formare il dittico “La porta dei Giganti”. Perché lo erano per davvero, due giganti. E gigante sarà la loro memoria.

Strage di Capaci, l’attentato che cambiò l’Italia ultima modifica: 2021-05-23T09:00:00+02:00 da Laura Alberti

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