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Un tuffo con Hugo nel laghetto di Mogol, luogo de “Il mio canto libero” di Lucio Battisti

Riecco Giorgio Rapetti, che Anzano del Parco (Como) festeggia con la cittadinanza onoraria per via delle felici esperienze al “Mulino” da dove si sono elevate note e voci divenute storiche. Sulla soglia dei 90 anni, Mogol sa sempre dispensare “Emozioni” come di sicuro accadrà dal 26 al 29 settembre per la terza volta a Milano. E… “torna in mente” quel mancato Giro d’Italia a cavallo sulle orme dell’attraversata dell’Appenino del 1970.

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Il suo numero di telefono cellulare dovrebbe finire per …75. E’ in agenda da vent’anni o più. Lo abbiamo composto nuovamente nella settimana che porta al 14 settembre del 2025 per capire se fosse impossibile incontrarlo dalle parti del Mulino di Anzano del Parco, in provincia di Como, a ridosso di un verde angolo di paradiso che dà su Laghetto di Alserio dove il mio Lagotto – perdonate il gioco di parole! – Hugo ama correre in lungo e in largo quando capitiamo da quelle parti.

Nessuna risposta. Avrà cambiato utenza.

Con Hugo nel suo comodo trasport…one d’auto, facciamo rotta verso il punto convenuto guardando con attenzione chiunque si intravvede e con la speranza di non incrociare persone pericolose che qualcuno ha etichettato come appartenenti addirittura al Clan Epaminonda, che qui sono di casa da anni. E qui mi “arresto” perché proseguire implicherebbe rischi inopportuni. Chi ha orecchie per intendere, intenda.

Il “Lui” in questione è Giorgio Rapetti, in arte (e che arte!) Mogol, milanese di nascita, cittadino del mondo, paroliere di professione, confezionatore di emozioni per vocazione, classe 1936: dunque 89 anni compiuti in agosto e lo striscione del traguardo dei 90 anni sempre davanti agli occhi ben svegli. 

In 500 hanno acquistato il biglietto per occupare una delle sedie ben disposte sul prato, che la pioggia dei giorni precedenti ha ravvivato per quanto reso scivoloso. C’è gente di ogni età e non esclusivamente gli stagionati come il sottoscritto. E’ un bell’indizio di quanto Mogol & Battisti siano ancora attuali. Gli organizzatori possono guardare con fondate ambizioni di successo l’Anteprima ad Anzano della kermesse studiata su Milano per il 26-29 settembre.

Quando dici Mogol, dici Lucio Battisti. Ha ancora un bell’aspetto, Mogol. Il “suo” pomeriggio si dipana tra vecchie e fresche emozioni. Viene insignito della cittadinanza onoraria perché lì, ad Anzano del Parco, ha studiato episodi e momenti che hanno fatto storia. Lì, ad esempio, alla sala d’incisione de “Il Mulino” è nato “Il mio canto libero”, che vale la pena rispolverare per iscritto in modo da consegnarlo anche a chi non lo conosce. Il web ci dà una mano:

[Strofa 1]
In un mondo che
Non ci vuole più

Il mio canto libero
Sei tu
E l’immensità
Si apre intorno a noi
Al di là del limite
Degli occhi tuoi

[Strofa 2]
Nasce il sentimento
Nasce in mezzo al pianto
E s’innalza altissimo
E va
E vola sulle accuse della gente
A tutti i suoi retaggi indifferente

Sorretto da un anelito d’amore
Di vero amore

[Ritornello]
In un mondo che (Pietre un giorno case)
Prigioniero è (Ricoperte dalle rose selvatiche)
Respiriamo liberi (Rivivono)
Io e te (Ci chiamano)
E la verità (Boschi abbandonati)
Si offre nuda a noi (Perciò sopravvissuti vergini)
E limpida è l’immagine (Si aprono)
Ormai (Ci abbracciano)

[Post-Ritornello]
Nuove sensazioni
Giovani emozioni
Si esprimono purissime
In noi
La veste dei fantasmi del passato
Cadendo lascia il quadro immacolato
E s’alza un vento tiepido d’amore
Di vero amore
E riscopro te

[Strofa 3]
Dolce compagna che
Non sai dove andare
Ma sai che ovunque andrai
Al fianco tuo mi avrai
Se tu lo vuoi

[Strumentale]

[Interludio]
Pietre un giorno case
Ricoperte dalle rose selvatiche
Rivivono
Ci chiamano

Boschi abbandonati
E perciò sopravvissuti vergini
Si aprono
Ci abbracciano

[Ritornello]
In un mondo che
Prigioniero è
Respiriamo liberi
Io e te
E la verità
Si offre nuda a noi
E limpida è l’immagine
Ormai

[Post-Ritornello]
Nuove sensazioni
Giovani emozioni
Si esprimono purissime
In noi
La veste dei fantasmi del passato
Cadendo lascia il quadro immacolato
E s’alza un vento tiepido d’amore
Di vero amore
E riscopro te

Nulla da aggiungere, ovviamente. Gustiamolo all’infinito.

Questo capolavoro è stato consegnato al mondo nel novembre del 1972, vale a dire un paio d’anni dopo l’avventura a cavallo da Milano a Roma, su e giù per l’Appennino, dalla capitale economica alla capitale politica d’Italia. Quell’avventura consolidò il rapporto tra Mogol provetto cavaliere e Lucio Battisti (neofita) e venne documentata dallo stesso cantautore su “Sorrisi e Canzoni Tv”, una rivista settimanale che a quel tempo faceva un sacco di proseliti e con cui una volta ho avuto il privilegio di collaborare seppur sporadicamente.

Nel giugno del 1970, Mogol & Battisti cavalcarono dalla Lombardia al Lazio scoprendo le bellezze d’Italia e immergendosi nella natura da cui – si dice – nacque la “linea verde” di Rapetti, da non confondere con la trasmissione televisiva della Rai, e di cui il milanese ne va fiero perché testimonia la sua vocazione ambientalista mai sopita.

Grazie agli allenamenti protrattisi nelle settimane precedenti, quei 21 giorni di cavalcata furono il preambolo dei un’infinità di iniziative messe in piedi da Mogol e sposate da Battisti: momenti magici che domenica 14 settembre sono state rivissute, appunto, al Mulino di Anzano del Parco assieme a scampoli di quanto inscenato dai fondatori e dai proseliti dell’etichetta “Scuderia Numero Uno” per cui Lucio Battisti era in buona compagnia (Edoardo Bennato, Formula 3, Mia Martini, i Dik Dik, Ivan Graziani con l’Anonima Sound, Tony Renis, Mario Lavezzi e via discorrendo).

Passiamo ad altro: quel numero di cellulare che finisce in …75 è costantemente schiacciato dentro una segreteria telefonica di TIM. Peccato. Sarebbe stato bello rivivere de visu quell’idea di fare un Giro d’Italia a cavallo (e non in bicicletta), magari nel 2011 per celebrare il 150 anni dell’Unità d’Italia toccando le Capitali del Paese: da Torino a Firenze, a Roma… Verranno tempi migliori.  Non possiamo che guardare con interesse a “Emozioni” e aspettare che andrà in scena a fine settembre a Milano per la terza volta grazie a “L’isola che non c’è” di “quel gran genio” di Francesco Paracchini dal Teatro del Buratto al Teatro Menotti e magari pure sul Tram Storico dell’ATM, Azienda Tramviaria Milanese.

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