Se si dovesse chiedere a qualcuno di nominare una statua che rappresenti il canone di bellezza universale, la risposta sarebbe probabilmente: la Venere di Milo. Dai lineamenti sinuosi, lo sguardo impenetrabile e la storia misteriosa, questa meraviglia di marmo è divenuta nel corso del tempo una delle opere d’arte più amate e apprezzate al mondo. La sua “storia moderna” iniziò l’8 aprile 1820, quando venne scoperta per puro caso da un agricoltore nell’isola di Milo, nelle Cicladi in Grecia, da lì arrivò poi in Francia, al Louvre, dove ad oggi è considerata una delle opere di punta del museo che ogni anno attira milioni di visitatori (insieme alla Gioconda e alla Nike di Samotracia).

Storia della Venere di Milo

La Venere di Milo è una statua in marmo pario di circa due metri risalente al II secolo a.C, attribuita allo scultore Alessandro di Antiochia. L’8 aprile di 202 anni fa, scavando dietro un muro, l’agricoltore Yorgos Kentrotas, rinvenne una statua che raffigurava un busto di donna senza braccia. Questo si trovava in una nicchia, nella zona antistante un antico teatro. Di lì a poco, anche grazie all’ufficiale della marina francese Olivier Voutier, il quale stava già conducendo degli scavi sull’isola, venne rinvenuta anche la parte inferiore della statua, ovvero le gambe velate. Voutier comprese subito la magnificenza dell’opera ed era intenzionato a portarla con sé in Francia. L’acquisto di quella che sarebbe poi stata conosciuta come la Venere di Milo non si concretizzò subito. Questo fu possibile soltanto grazie alla mediazione dell’ammiraglio Jules Dumont d’Urville e del Marchese di Rivière, l’allora ambasciatore francese presso gli Ottomani.

Pagata circa 750 franchi, nel maggio del 1820 la Venere sbarco a Costantinopoli (dove si trovava il Marchese). L’ottobre successivo ripartì alla volta di Toulon e arrivò a Parigi soltanto nel febbraio 1821. Il Marchese di Rivière aveva infatti deciso di donare l’opera al re di Francia, Luigi XVIII. Quest’ultimo decise infine di donarla al Museo del Louvre, dov’è custodita ormai da 201 anni.

Un’opera avvolta nel mistero

L’alone di mistero che ruota attorno alla Venere di Milo la rende da sempre molto affascinante. L’assenza delle braccia e di altri dettagli rende effettivamente impossibile stabilire la scena scolpita. Se avesse avuto un arco o un’anfora si sarebbe potuto trattare della dea della caccia Artemide. Il ritrovamento accanto la statua di una mano che reggeva (forse) una mela, potrebbe far pensare che si tratti dell’episodio del giudizio di Paride, l’eroe troiano che diede la mela d’oro ad Afrodite, indicandola come la più bella tra tutte le dee. La mela poteva essere inoltre un richiamo all’isola, dal momento che l’antico nome “Melos” era simile a “mêlon” (ovvero “mela”). Naturalmente potrebbe anche trattarsi di Anfitrite, dea del mare e sposa di Poseidone, molto venerata a Milo. Tuttavia la seminudità e la somiglianza ad altre statue della dea (come l’Afrodite di Capua), rendono plausibile il fatto che si tratti di una Venere.

La Venere di Milo è l’ideale di bellezza classica che ha ispirato molti artisti. Tra gli esempi più lampanti vi sono la Marianne di De Lacroix ne “La Libertà che guida il popolo” (1830) o la “Venere di Milo con cassetti” di Salvador Dalì (1936). La statua ellenistica è inoltre divenuta negli anni una vera icona pop. Viene infatti citata in diversi film (The Dreamers), serie TV (Twin Peaks), film e serie animate (Hercules o i Simpson) o brani (“Venus” dei Television). Buon “compleanno” Venere di Milo, continua ad ammaliare ogni visitatore del Louvre e ad ispirare gli artisti di tutto il mondo.

Foto in evidenza: © Nan Palmero – Wikimedia Commons (CC BY 2.0).

Venere di Milo: il ritorno alla luce l’8 aprile di 202 anni fa ultima modifica: 2022-04-08T15:30:00+02:00 da Antonello Ciccarello

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