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Le perle di vetro veneziane, un mondo da scoprire

In principio era Marietta, di cognome Barovier, quello di una famosa famiglia di vetrai dell’isola di Murano. Siamo nel XV secolo e si sa che Marietta, alla morte del padre Angelo, ereditò insieme ad un fratello la fornace di famiglia e i fogli con le ricette per la composizione dei colori del vetro. Marietta Barovier divenne imprenditrice e fu tra le prime donne a lavorare in fornace. Dove creò, mescolando il bianco, il rosso, il blu delle canne bucate di vetro colorato di cui si occupava, la perla “rosetta“. E’ questa una delle prime perle uscite dalle fornaci di Murano, l’isola del vetro, famosa nel mondo per la sua produzione di lampadari, vasi, coppe, bicchieri di straordinaria bellezza. Ma anche di perle.

Perla di vetro a strati detta “rosetta”

La storia ci dice che già nel XIV secolo a Murano si producevano perle, sulla scia di una tradizione antica che veniva dai Fenici e dai Romani. Tanto che alcuni reperti rinvenuti qualche anno fa in Alaska hanno fatto ipotizzare la possibilità che si tratti proprio di perle veneziane databili tra il 1440 e il 1480 (dunque prima dell’arrivo nelle Americhe di Colombo) e giunte in quelle latitudini lungo le rotte commerciali che partivano dall’Europa con la bussola orientata verso Oriente. Ma fra le perle antiche la “rosetta” è certamente la più conosciuta, e per secoli ha rappresentato una preziosa merce di scambio per la Serenissima, da usare in territori lontani per scambiarla con pietre preziose, oro, legno di pregio…..

Mazze di perle a lume forate

E’ una storia affascinate quella delle perle di vetro veneziane, di cui dà ampia testimonianza il Museo del Vetro di Murano che ha dedicato una sezione ad hoc a questo particolare tipo di produzione. Le perle più antiche, quelle di sette secoli fa, non ci sono più. La collezione del Museo è rappresentata in massima parte da perle del XIX secolo. Nell’Ottocento non erano più merce di scambio ma piuttosto accessori di pregio, gioielli veri propri, preziose per la perfezione tecnica della lavorazione, la varietà cromatica e i decori. Prodotte ad hoc per le richieste e i gusti dei diversi Paesi, destinate ai mercati europei ma anche a quelli coloniali di Africa, India e America. La raccolta del Museo è ricchissima, con le sue cartelle campionarie contenenti oltre 14 mila perle, pannelli di stoffa con oltre 2000 pezzi, e poi ancora 266 mazzi (unità di misura delle contrattazioni commerciali) e ancora fili, fili, fili di perle secondo la diversa tipologia di produzione e la differenti caratteristiche.

Perla di vetro soffiato

Oltre alla perla “rosetta“, diverse tecniche produttive hanno portato nei secoli alla produzione delle perle di conteria, piccolissime e monocromatiche, utilizzate non solo per realizzare monili ma anche per ricami e particolari composizioni. E delle perle a lume la cui produzione è più recente. Risale al Seicento e si ottiene riscaldando sotto una piccola fiamma una canna di vetro, arricchendo la perla che man mano si forma con decorazioni e colori. Una tecnica usata ancora oggi da vere e proprie maestre perlaie. Dietro le perle veneziane, antiche o moderne che siano, c’è molto saper fare, soprattutto femminile. E la loro bellezza racchiude valori legati all’economia, alla tradizione, alla cultura, alla società delle diverse epoche nelle quali sono state prodotte. Oltre a tanto know-how che qualche anno fa ha motivato il loro inserimento nella Lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

Perla di vetro a lume con avventurina

Il Museo del Vetro ha chiamato la sezione dedicata alla sue collezioni di perle “Il mondo in una perla”: un mondo davvero. Quello percorso dalle perle antiche, “grandi viaggiatrici” utilizzate dai mercanti per intrecciare amicizie e commerciare con popoli lontani. Quello delle donne e del lavoro femminile di ieri e di oggi. A partire dalla creatività di Marietta Barovier in fornace, fino al lavoro, prevalentemente svolto a casa, delle “impiraperle” o “impiraresse”, le infilatrici delle piccolissime perle di conteria. Che, fino alla prima metà del secolo scorso, infilavano perle sedute sulla soglia di casa o in calle, come testimoniano tante foto in bianco e nero della Venezia minore di allora.

(foto in evidenza: perle veneziane di vetro a lume, metà Ottocento; crediti di tutte le foto: A. Panini)

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