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L’italiano è una lingua meravigliosa, piena di sfaccettature e sempre in continua evoluzione. Nel corso dei secoli, da Dante Alighieri fino ai giorni nostri (senza contare i vari regionalismi), la lingua italiana si è riempita di frasi fatte e modi di dire, la cui etimologia si è persa nel tempo. La particolarità di quest’ultimi è quella di riuscire a spiegare in poche parole anche dei concetti molto lunghi o complessi. Espressioni come “Nascere con la camicia”, “Piantare in asso” o “In bocca al lupo”, sono molto usate da Nord a Sud dello Stivale, ma pochi ne conoscono davvero la storia. Ecco allora spiegata l’etimologia di 7 modi di dire della lingua italiana (con un bonus finale).

Etimologia di 7 tra i più comuni modi di dire della lingua italiana

Avere fegato

Il significato di questo modo di dire è semplice. Lo si usa infatti con l’accezione di “avere coraggio”. Solitamente è molto usato a livello cinematografico, ma non molti lo utilizzano nella lingua parlata (soprattutto i più giovani). L’etimologia di questo modo di dire è un po’ arcaica. Bisogna infatti tornare all’Antica Grecia. Secondo i greci, infatti, la fonte della forza, dei sentimenti e della passione risiedeva nel fegato. Proprio per questo una persona che “ha fegato” è una persona coraggiosa.

Il gioco non vale la candela

Sinonimo di “non ne vale la pena” (altra espressione molto usata in italiano). Il suo significato è quello di “fare qualcosa il cui risultato non è proporzionato allo sforzo fatto”. L’etimologia di questo modo di dire viene fatta risalire al Medioevo, tra i tavoli dei giocatori d’azzardo, i quali giocavano a carte la sera. Non essendoci ancora l’elettricità, questi usavano le candele, che potevano anche rivelarsi molto costose (a seconda del ceto sociale dei giocatori). Quindi quando una partita non era particolarmente conveniente, questa “non valeva i soldi spesi per la candela”.

Modi di dire della lingua italiana - Carte da gioco francesi e tre candele accese

In bocca al lupo

Esistono due scuole di pensiero relative a questo diffusissimo modo di dire della lingua italiana, il cui significato è “buona fortuna”. La prima vede il lupo nella tradizionale accezione negativa (allo stesso modo di “andare nella tana del lupo”). La risposta in questo caso, per esorcizzare il pericolo, sarebbe “crepi il lupo”. La seconda vede invece il lupo come protettore, in quanto mamma lupo prende con la bocca i propri cuccioli e portarli nella propria tana per proteggerli da qualsiasi pericolo. In questo caso alcuni rispondono con “viva il lupo”.

Nascere con la camicia

Sempre in tema di fortuna, “essere nato con la camicia” significa essenzialmente “essere fortunato”. Secondo alcune accezioni, l’etimologia di questo modo di dire è legata al battesimo dei neonati. Un tempo i genitori benestanti usavano vestire i piccoli con una sorta di camicina battesimale. La “fortuna” sta proprio nel fatto di essere nato in una famiglia agiata, il che avrebbe assicurato al bambino un futuro senza grossi problemi. Secondo altre fonti, invece, questo modo di dire si riferirebbe ad un evento che si verifica molto raramente alla nascita. Alcuni bambini (uno su 80.000) nascono infatti ancora avvolti nel sacco amniotico, ovvero la “camicia”. Questo caso estremamente raro dovrebbe essere infatti simbolo di fortuna.

Non essere uno stinco di santo

Questo modo di dire della lingua italiana si usa per indicare qualcuno non proprio “perfetto”, dalle virtù discutibili. Com’è prevedibile, l’etimologia è da ricercarsi nella chiesa cattolica. Tra le reliquie che vengono custodite nei reliquiari delle chiese l’osso della tibia è uno dei più grandi e quindi salta subito all’occhio rispetto agli altri frammenti di ossa presenti ed è il più riconoscibile.

Piantare in asso

Con questa espressione si ci riferisce a qualcuno che è stato abbandonato all’improvviso. Anche in questo caso bisogna tornare all’Antica Grecia, in particolare al mito di Teseo e Arianna. Dopo aver sconfitto il Minotauro ed essere uscito dal labirinto di Dedalo grazie al celebre “filo di Arianna”, Teseo riparte per Atene con i compagni e la figlia di Minosse. Durante il tragitto però l’eroe abbandona la ragazza sull’isola di Nasso. Da lì il termine “piantare in Nasso”, divenuto poi “piantare in asso” (o lasciare in asso) per corruzione linguistica.

Modi di dire della lingua italiana - Teseo abbandona Arianna sull'isola di Nasso (affresco di Pompei).

Segreto di Pulcinella

Un “segreto di Pulcinella” è un segreto che tutti ormai conoscono, quindi inutile. Com’è facilmente intuibile, il riferimento qui è a Pulcinella, maschera simbolo della commedia dell’arte napoletana. Quando a Pulcinella veniva confidato un segreto, con la promessa di non svelarlo a nessuno, solitamente questi lo riferiva subito ad uno dei personaggi sulla scena, il quale lo riferiva ad altri e così via, fino a quando questo diventava “di dominio pubblico”. Quindi “svelare un segreto di Pulcinella” significa dire qualcosa di cui tutti sono già a conoscenza.

Bonus modi di dire della lingua italiana: Ai tempi che Berta filava

Questo modo di dire è un po’ “arcaico”, ma piuttosto curioso. Lo si usa per riferirsi a qualcosa accaduto molto tempo fa. La “Berta” protagonista di questo modo di dire è Bertrada di Laon, moglie di Pipino il Breve re dei Franchi, nonché madre di Carlo Magno. Secondo il poema “Li Roumans de Berte aus grans piés” (dai grandi piedi) di Adenet le Roi, dopo essere stata promessa in sposa a Pipino il Breve, la principessa d’Ungheria fu vittima di uno scambio di persona, con la sua dama di compagnia. Si rifugiò presso la casa di un tagliaboschi, dove imparò il lavoro di filatrice. In seguito venne scoperto lo scambio a causa dei suoi piedi (perché uno era più grande dell’altro) e in questo modo la principessa potè sposare il re. L’espressione “ai tempi in cui Berta filava” è divenuta nel tempo molto comune in tutta Italia. Ad esempio, nel 1976, Rino Gaetano incise un singolo proprio dal titolo “Berta filava”.

Foto di copertina: © Context Travel – Flickr (CC BY-NC-SA 2.0).

7 modi di dire della lingua italiana: significato ed etimologia ultima modifica: 2021-10-01T09:00:00+02:00 da Antonello Ciccarello

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