“E’ una bella cosa”: così, a caldo, Wanda Marasco, vincitrice con Di spalle a questo mondo (Neri Pozza) della 63. edizione del Premio Campiello promosso dalla Fondazione Il Campiello – Confindustria Veneto. Riconoscimento prestigioso, che premia il primo classificato ma che in qualche modo si estende anche agli altri quattro finalisti perché, come ha ricordato la presidente del Comitato di Gestione del Campiello, Maria Cristina Gribaudi, “Chi arriva in finale ha già vinto”. Un vero testa a testa fra Wanda Marasco, che ha ottenuto 86 voti sui 282 inviati dalla giuria dei 300 Lettori Anonimi, e Fabio Stassi, al secondo posto con Bebelplatz (Sellerio), 83 voti. Al terzo posto Monica Pareschi con Inverness (Polidoro), 58 voti. Quarto classificato Alberto Prunetti con Troncamacchioni (Giangiacomo Feltrinelli),36 voti. Al quinto posto Marco Belpoliti con Nord Nord (Giulio Einaudi Editore), 19 voti.
“Ho molta gioia da questo premio”
“Ho molta gioia di questo premio, è come se mettessi un punto nella mia storia. Dedico questa vittoria a tutto ciò che nella vita e in letteratura mi ha consegnato amore e conoscenza. La cura di cui si parla nel libro ha il senso dell’umano. Se non esiste cura per l’altro, c’è il trionfo del disumano. E follia, dolore, amore, morte sono sempre intrecciate, nel libro come nella vita. Il Campiello? Per me adesso rappresenta una storia, che raccoglie tutta la fatica che ho fatto“. Di spalle a questo mondo racconta una storia vera ambientata a Napoli, la città dell’autrice. La follia è l’ elemento che emerge: “Una follia lucida – aggiunge – Ho usato la follia come un terzo sguardo, una capacità di rivelare l’uomo e i suoi mostri. Se narrata, la follia può portarci alle verità dell’uomo e nella follia c’è paradossalmente una chiave positiva, una forma di conoscenza“.
Parole e musica per la cerimonia conclusiva con Giorgia Cardinaletti e Luca Barbarossa
La cerimonia conclusiva del Premio Campiello 2025, condotta dalla giornalista Giorgia Cardinaletti, si è tenuta al Teatro La Fenice di Venezia. Accanto alla Cardinaletti, in una serata di parole e musica, il cantautore e conduttore Luca Barbarossa accompagnato dalla sua Social Band. Dopo un ricordo dello scrittore recentemente scomparso Stefano Benni, la musica ha accompagnato i cinque finalisti del Premio Campiello, selezionati dalla Giuria dei Letterati presieduta da Giorgio Zanchini. A ciascuno è stata infatti abbinata una canzone in qualche modo legata al suo libro. Dopo la presentazione delle opere, l’attesa per conoscere il vincitore scelto dalla Giuria dei Trecento Lettori anonimi, composta da persone di diverse età, professioni e provenienza geografica che, con il loro giudizio, rappresentano i lettori italiani. Un migliaio gli spettatori presenti tra ospiti istituzionali, rappresentanti del mondo imprenditoriale, della cultura e dell’editoria.
Tanti premi in un premio: Campiello Giovani
Durante la cerimonia di chiusura sono stati premiati anche i vincitori degli altri Premi della Fondazione Il Campiello. Che sono tanti. A cominciare dal Campiello Giovani, 30. edizione, che ha visto vincitore il padovano di Arquà Petrarca Giacomo Bonato con il racconto Verso Oriente.
“Mi sento un bambino in mezzo agli adulti. Ora devo iniziare una nuova vita, sto frequentando il liceo scientifico e vedremo per l’università, un piccolo grande problema” ha commentato. Il suo aspetto è proprio quello di un ragazzino (ha solo 17 anni), non però la disinvoltura con cui ha saputo presentarsi ai giornalisti e al pubblico. Il suo racconto è ambientato tra Venezia e l’Oriente. Un racconto storico che, ha motivato la Giuria dei Letterati (la stessa che ha selezionato la cinquina finalista), “Ricostruisce con ritmo e competenza storica la vita mercantile di Venezia all’epoca della battaglia di Lepanto. Il genere del racconto storico è dominato dal diciassettenne Bonato con grande mestiere, e sottili richiami a temi attuali”.
Campiello Junior
Sono state premiate per il Campiello Junior Ilaria Mattioni con La figlia del gigante (Giangiacomo Feltrinelli Editori), e Chiara Carminati con Nella tua pelle (Bompiani). Il premio, alla sua quarta edizione, è nato dalla collaborazione tra la Fondazione Il Campiello e la Fondazione Pirelli per opere italiane di narrativa e poesia scritte per le bambine e i bambini di 7-10 anni e per le ragazze e i ragazzi tra gli 11 e i 14 anni. Incentivare la lettura e contribuire a promuovere i libri tra i giovanissimi, questo lo scopo del riconoscimento.
Campiello Natura – Premio Venice Gardens Foundation
Lauro Marchetti, con il suo libro Memorie di Ninfa (Allemandi Editore), è il vincitore della terza edizione del Campiello Natura – Premio Venice Gardens Foundation. Un libro che racconta, dalle origini, la vita, l’essenza e l’anima di un giardino straordinario arrivato a noi grazie all’impegno, alla visione e alla lungimiranza della nobile stirpe dei Principi Caetani, signori di Ninfa e Sermoneta. In particolare, delle donne della casata, Ada, Marguerite e Lelia.
“Di questo teatro di esperienze straordinarie – si legge nella motivazione del premio – Lauro Marchetti è stato testimone, da ‘attore’, ed è ora custode, da ‘autore’”. Nato dalla sinergia tra la Fondazione Il Campiello di Confindustria Veneto e Venice Gardens Foundation, il premio si rivolge a opere letterarie che, con sensibilità e profondità, interpretano e favoriscono un rapporto profondo e armonioso con la natura.
Premio Campiello Opera Prima
Per “Qualità della scrittura, originalità della costruzione e coralità del racconto”, si è aggiudicato l’edizione 2025 del Premio Campiello Opera Prima Antonio Galetta con Pietà (Giulio Einaudi Editore). Al centro della storia, una campagna elettorale in un piccolo paese del Mezzogiorno. L’autore ne dà una visione corale, ironica e drammatica, che allarga lo sguardo al potere, raccontandone le dinamiche e le depravazioni: “Da un lato – spiega Galetta – è il racconto del paesino in sé e per sé, dall’altro lo specchio della società italiana di oggi“.
Premio Fondazione Il Campiello alla carriera
Alla scrittrice e drammaturga Laura Pariani, infine, è stato assegnato il Premio Fondazione Il Campiello, menzione speciale alla carriera per il 2025. “E’ la quinta volta che vengo qui – ha commentato la scrittrice –. E’ molto bello essere di nuovo al Campiello”. Poi un ricordo: “La prima volta era nel 1998 e facevo l’insegnante. Quando ho chiesto il permesso per venire a Venezia, la preside era perplessa, non le sembrava importante. Un’insegnante, mi disse, non può fare un altro lavoro. Risposi che scrivere per me è come respirare. Oggi, ogni volta che torno vedo questo premio crescere. Ed è bello perché il Campiello ha uno sguardo aperto in un momento in cui molti orizzonti si chiudono”. Si chiede: “Chissà, se i potenti della terra leggessero più narrativa … “.
(crediti foto: ufficio stampa Premio Campiello)